domenica, 28 Novembre 2021

Economia, Ue previsione positiva per l’Italia: Pil +6,2% nel 2021

La situazione dell'Italia sembra positiva, anche perché il paese dovrebbe godere del Fondo per la Ripresa (Pnrr).

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Anche se segnato da “elevatissime incertezze”, il quadro economico delineato oggi dalla Commissione europea, è positivo. L’esecutivo infatti, si aspetta che l’economia della zona Europea continui a a crescere, anche e soprattutto grazie alla domanda interna. Per l’Italia, Bruxelles prevede che la congiuntura nel 2022 faccia registrare un espansione “stabile e sostenuta” anche con l’aiuto del Fondo per la Ripresa. Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha spiegato che: “L’economia europea si sta riprendendo fortemente dalla recente recessione, con un tasso di crescita previsto del 5% quest’anno. Ma questo non è il momento dell’auto-compiacimento. Vi sono alcuni rischi. Non da ultimo, dobbiamo affrontare le strozzature nelle catene di approvvigionamento, così come l’aumento dei prezzi dell’energia che colpirà molte famiglie e aziende in tutta Europa“.

La situazione dell’Italia sembra positiva, anche perché il paese dovrebbe godere del Fondo per la Ripresa (Pnrr). Prima di tutto, la Commissione si aspetta una crescita del 6,2% nel 2021, del 4,3% nel 2022 e del 2,3% nel 2023. Le stime estive indicavano il 5,0% per il 2021 e il 4,2% per il 2022. Il ritorno ai livelli pre-crisi è atteso invece per il secondo trimestre del 2022. In merito all’inflazione, le stime mostrano un aumento dei prezzi più basso della media europea, intorno al 2% nel 2021-2023. Il tasso di disoccupazione è destinato a scendere al 9,2% entro il 2023 (dal 9,8% del 2021). Anche il debito in percentuale del prodotto interno lordo dovrebbe mostrare un calo, per via della crescita economica, dal 155,6% del 2020 al 151,0% nel 2023. Il deficit è previsto al 9,4% nel 2021, al 5,8% nel 2022 e al 4,3% nel 2023. Infine, la Commissione europea stima che l’Italia utilizzerà il 55% dei sussidi a sua disposizione da qui alla fine del 2023, una percentuale non dissimile dalla Germania (70%), ma assai inferiore alla Spagna o alla Francia che potrebbero fare uso del 90% del denaro.

 

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