sabato, 23 Ottobre 2021

Scontri a Roma, sono tutti fascisti col green pass degli altri

Un manipolo di facinorosi, esaltati e politicizzati, si infiltra in una manifestazione di protesta e la reazione della Polizia finisce per coinvolgere anche innocenti cittadini. La storia si ripete.

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Un manipolo di facinorosi, esaltati e politicizzati, si infiltra in una manifestazione di protesta e la reazione della Polizia finisce per coinvolgere anche innocenti cittadini. La storia si ripete: quante volte è accaduto e continuerà ad accedere? Ma, per non scivolare sul pavimento della demagogia, eternamente bagnato, è opportuno farsi alcune domande e cercare di comprendere perché, ieri, si sono verificati a Roma gli episodi di violenza che in queste ore stanno smuovendo le coscienze del Paese. Assalti perpetrati contro la sede CGIL e contro il Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I.

Perché madri e padri di famiglia che manifestavano si sono spinti nella stessa direzione di un centinaio di violenti ed esaltati? Perché i manifestanti al corteo “No green pass”, quelli che sui social lamentano di aver subito violenze ieri, hanno seguito lo stesso percorso scelto dai facinorosi, invece di deviare il percorso ed allontanarsi da una situazione chiaramente infiammabile? Sarebbe stata la reazione più spontanea, è la legge naturale dell’autoconservazione, la scelta più coerente e anche più sicura per la propria sicurezza personale. Perché il corteo “No green pass” ha lasciato che la storia si ripetesse, lasciando che il legittimo diritto a manifestare fosse strumentalizzato da un manipolo di facinorosi?

In 10mila si sono riversati in strada al grido di: “Libertà! Libertà!”, per opporsi all’obbligo di certificazione, in vigore dal 15 ottobre, per lavorare nel privato e nel pubblico. Certo, manifestare per la propria libertà di scelta è un diritto inalienabile. Occorre ricordarsi, però, che oggi si può rivendicare tale diritto grazie al senso del dovere di milioni di cittadini che si sono sottoposti alla vaccinazione anti-Covid, permettendo al Paese di tornare ad una nuova, ma ancor fragile, normalità. Scendere in piazza in 10mila senza mascherine e senza distanziamento, come mostrano le immagini catturate dai presenti, appare la pretesa di una “libertà di contagio” più che la rivendicazione civile e democratica di una “libertà di scelta”.

Perché il dispiegamento delle forze dell’ordine non è stato lungimirante e tempestivo, provocando una situazione di caos nella quale, inevitabilmente, sono rimasti coinvolti anche pacifici cittadini? Perché una volta compresa la direzione che il corteo stava prendendo non si è operato in maniera tale da isolare i facinorosi politicizzati dalla manifestazione “No green pass”?

Perché in Italia, una Repubblica che ha vissuto e subito gli effetti devastanti del regime fascista, resta ancora inattivo il XII punto delle “Disposizioni transitorie e finali” della Costituzione? “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”. Diventa sempre più pressante la necessità di intervenire per sciogliere qualsiasi organizzazione politica, o pseudo tale, che inneggi al fascismo e che possa continuare a cavalcare il dissenso e il disagio sociale che sta minando, questo sì, la democrazia.

Oltre dieci anni di crisi economica globale, due anni di pandemia e i continui mutamenti nel mondo del lavoro sono la polveriera su cui ha messo gli occhi un manipolo sempre più nutrito di facinorosi, esaltati e politicizzati, che cercano di destabilizzare una società sempre più impaurita per un futuro instabile, sotto diversi aspetti. A coloro che hanno devastato la sede CGIL e poi il Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I a Roma non importa nulla dei vaccini, del green pass e, tantomeno del diritto di manifestare. I fascisti responsabili delle violenze di ieri intendono solo creare caos e inasprire le fratture sociali che esistono.

La storia può ripetersi, ovunque, nel corso di una manifestazione pubblica, nella curva di uno stadio o in una periferia degradata. Ma in un Paese democratico non deve ripetersi.

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