mercoledì, 4 Agosto 2021

Omicidio Chiara Gualzetti: dopo l’uccisione l’indagato invia il vocale a un’amica

Custodia in carcere per il 16enne accusato della morte di Chiara Gualzetti, a seguito di vocali inviati a un'amica dopo l'omicidio.

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Il 16enne indagato per l’omicidio di Chiara Gualzetti, ha inviato dei messaggi vocali a un’altra amica raccontandole dell’omicidio appena commesso.

Il Gip del tribunale per i Minorenni di Bologna, Luigi Martello, nel convalidare il fermo e disporre la custodia in carcere per il rischio di reiterazione del reato per il ragazzo, giustifica questa scelta, descrivendo il 16enne come “senza scrupoli, senza freni inibitori e privo di ravvedimento“. Questi termini sono stati affiancati alla figura del ragazzo a seguito del tenore dei messaggi vocali inviati all’amica. Messaggi vocali “dal tenore inequivoco” in “cui raccontava quello che aveva commesso“.

Il sedicenne “al momento appare capace di intendere e di volere” soprattutto rispetto “a un reato il cui concetto illecito è di immediata percezione“, sottolinea il Gip che descrive una “vita regolare costantemente condotta” di “ambiente familiare sostanzialmente adeguato“, “studi positivamente frequentati” e di “lucidi e freddi tentativi di nascondere le tracce del delitto e di negare le responsabilità“.

Per il giudice, il fermo deve essere convalidato poiché sussiste il pericolo di fuga. Non è solo la gravità del fatto a preoccupare ma, soprattutto, i tentativi di depistaggio messi in atto dall’indagato sin dall’inizio delle indagini. Il ragazzo avrebbe negato qualsiasi responsabilità, affermando che la ragazza avesse un successivo appuntamento con un’altra persona, avrebbe nascosto i vestiti e lavato le scarpe sporche di sangue e il coltello, eliminando immagini e messaggi dal cellulare. Il sedicenne avrebbe poi ammesso di aver ucciso Chiara Gualzetti, solo quando gli inquirenti lo hanno messo dinanzi ad evidenti elementi di accusa “di eccezionale rilevanza“. Secondo il gip, in questa decisione avrebbe pesato anche la personalità del ragazzo “incline a seguire i propri impulsi emotivi“.

Il giudice per le indagini preliminari ha definito particolarmente elevato il rischio di reiterazione del reato per la “estrema violenza e determinazione” con cui è stata uccisa Chiara ma, soprattutto, per l'”incapacità di autocontrollo” del sedicenne.

Dopo tre sedute con uno psicologo e una visita neuropsichiatrica soltanto fissata in calendario non sono riuscite ad evitare l’omicidio. Gli accertamenti effettuati dai carabinieri fanno emergere che nell’ultimo periodo il ragazzo aveva manifestato segnali di disagio che avevano convinto la famiglia a farlo seguire da uno psicologo. Quest’ultimo, a propria volta, aveva suggerito di rivolgersi a uno specialista.

Tra le altre cose, il ragazzo utilizzava di frequente lenti a contatto rosse, come a voler immedesimarsi in un personaggio di una serie Tv, Lucifer, a cui ha anche accennato negli interrogatori, nel corso dei quali ha parlato di una “presenza demoniaca” che lo avrebbe spinto alla violenza. Un elemento emerso nella confessione ribadita ieri davanti al Gip, insieme al fatto che lui fosse infastidito dalle avances non corrisposte da parte dell’amica. Il ragazzo, inoltre, avrebbe affermato che la stessa Chiara aveva espresso il desiderio di morire e che lui l’avrebbe così accontentata.

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