sabato, 23 Ottobre 2021

Colombia, non si placa la protesta: il presidente schiera l’esercito a Cali

Dal 28 aprile, la città è teatro di violente proteste che hanno causato 3 morti. Migliaia di persone sono scese per le strade a protestare contro la riforma fiscale del governo che avrebbe messo in grave difficoltà le classi disagiate.

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Il cartello di un manifestante riassume quello che sta accadendo da più di un mese in Colombia: “Quando il popolo scende in piazza durante una pandemia, vuol dire che il governo è più pericoloso del virus”.

Dal 28 aprile sono iniziate le proteste di migliaia di persone in molte città del Paese contro la riforma fiscale annunciata dal governo del presidente di centrodestra Iván Duque.

Di fronte al caos scatenatosi, il 2 maggio, il capo dello Stato ha ritirato il progetto di riforma fiscale, annunciandone una profonda revisione. Secondo i sindacati, la riforma avrebbe messo in grave difficoltà le classi disagiate, già colpite duramente dalla pandemia di covid-19.

Il bilancio degli scontri in questo ultimo mese è grave. Infatti, almeno venti persone sono state uccise e più di ottocento sono rimaste ferite. Il presidente ha deciso di militarizzare la repressione, inviando l’esercito in strada contro i manifestanti. Scelta che ha sollevato ulteriori polemiche e condanne da parte della comunità internazionale, delle Nazioni Unite e di alcune ong, come Human rights watch e Amnesty International.

A Cali, la terza città del Paese protagonista della rivolta, l’azione delle forze dell’ordine è stata particolarmente brutale. Il 28 aprile Marcelo Agredo Inchima, un ragazzo di 17 anni che stava partecipando alla protesta, è stato ucciso da un poliziotto. La notte del 2 maggio un altro agente ha sparato alla testa a Nicolás Guerrero, un giovane di 22 anni che filmava gli scontri.

Nella giornata di ieri, il presidente colombiano Ivan Duque ha ordinato il dispiegamento dell’esercito con 7mila soldati, e ha tenuto proprio in città un consiglio di sicurezza per fare il punto della situazione.

Al termine degli incontri con ministri e responsabili locali, il presidente ha dichiarato: “dobbiamo difendere i nostri diritti con gli strumenti che la Costituzione e la legge ci danno”. Per questo, ho deciso di disporre il massimo dispiegamento di assistenza militare possibile per la Polizia nazionale. Nel nostro Paese non possono esistere isole di anarchia”.

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