domenica, 19 Settembre 2021

Giornata mondiale della Biodiversità: vincere la sfida della sostenibilità è possibile. Dipende da noi

“Siamo parte della soluzione”. È lo slogan scelto dalla Convenzione ONU per la Giornata Mondiale della Biodiversità 2021. Noi siamo la soluzione. Nelle nostre azioni risiede la risposta alle sfide mondiali per la sostenibilità

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Quasi tutti i giorni è la giornata mondiale di qualcosa e quasi ogni cosa ha una giornata mondiale dedicata. Forse, fra tutte, la Giornata Mondiale della Biodiversità è quella che interessa di meno. Forse perché non è un oggetto e non si può toccare, come un libro. Non è un qualcosa che si mangia come una pizza o un hamburger. E non mette di certo allegria, come la giornata mondiale della risata.

Forse la parola biodiversità da l’idea di un qualcosa di difficile, di complicato. Ma in realtà, è una tra le cose più semplici da capire. È la più necessaria da sapere. La biodiversità siamo noi.

Già, noi. Perché la biodiversità è la “coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie, animali, piante, funghi e microorganismi, che tutte insieme costituiscono il nostro Pianeta”. La loro presenza è fondamentale, perché è dalla loro relazione e interazione che si crea l’equilibrio necessario per la vita della Terra.

Noi uomini, in quanto animali, siamo parte della biodiversità. Ma, a differenza delle altre specie, noi non contribuiamo all’equilibrio della Terra. Noi lo distruggiamo. Noi andiamo in senso contrario. Come nella nostra evoluzione. O involuzione? Ci siamo trasformati da Homo Sapiens a Homo Insapiens portando il Pianeta al collasso ambientale.

Abbiamo perso, dimenticato la nostra natura nel momento preciso in cui ci siamo posti al di fuori di essa. Al di sopra. O, peggio ancora, al comando. Quindi la modifichiamo, la sfruttiamo, la distruggiamo, secondo le nostre necessità. È così. E probabilmente continuerà ad essere così. Ma è completamente sbagliato.

“Unprecedented”, “Senza precedenti”, è l’aggettivo utilizzato dall’Intergovernamental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services dell’ONU, per definire l’azione distruttiva dell’uomo sulla natura.

Senza precedenti è il disboscamento in atto delle foreste, l’inquinamento dell’aria che respiriamo e delle risorse d’acqua. Senza precedenti è il nostro consumo di risorse naturali. Più di quante la Terra possa produrne! Abbiamo alterato il 66% degli oceani e il 75% delle terre emerse. Senza precedenti è il numero di specie animali che rischiano l’estinzione: circa 1 milione. E senza precedenti sono gli impatti del cambiamento climatico. Ogni giorno siamo di fronte a fenomeni di intensità mai visti nella storia umana che portano via con sé vite umane, stravolgono gli ecosistemi e distruggono la ricchezza di biodiversità fondamentali per la nostra vita.

Le api sono tra le specie a rischio estinzione

Una tra le specie in via di estinzione, è l’ape. “Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Questo piccolo insetto ha un valore inestimabile per la nostra vita. Dall’ape dipende la sopravvivenza del pianeta. Perché è così importante? Il 90% del cibo che mangiamo è frutto del loro lavoro di impollinazione. Ora messo in pericolo dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici.

Come riportato in un studio di Greenpeace, solo in Lombardia, negli ultimi mesi, si sono persi persi circa 10 milioni di api che non hanno più fatto ritorno nei loro alveari.
In appena 30 anni, dal 1980 al 2010, la popolazione mondiale di api e vespe si è ridotta quasi del 40%, come ricorda la Fai – Federazione Apicoltori Italiani.

Le temperature si alzano e i ghiacciai si sciolgono

Lo scorso 20 maggio, un enorme iceberg grande quanto il Molise si è staccato dalla piattaforma Ronne nell’Antardide. E ora i suoi 4.320 chilometri di superficie stanno galleggiando nel mare del Weddell.

E cosa succederà se i ghiacciai continueranno a sciogliersi? La principale conseguenza dello scioglimento dei ghiacci è l’innalzamento del livello del mare. Che a sua volta, determina un aumento di inondazioni e precipitazioni, una maggiore concentrazione di acqua dolce e il cambiamento delle correnti marine.

E che a sua volta potrebbe portare alla “scomparsa della Corrente del Golfo, con una brusca transizione dal caldo torrido al freddo glaciale nell’emisfero nord”.

Oppure potrebbero essere sommersi vasti territori, come le isole Maldive, le isole Marshall o alcune zone costiere della Cina e del Bangladesh, costringendo milioni di persone a trasferirsi. In questo scenario, anche l’Italia potrebbe subire ingenti danni a causa della sua lunga linea costiera.

Siamo in una pentola a pressione pronta a scoppiare se non invertiamo la marcia. Sempre più spesso, infatti, si verificano cicloni intensi, piogge monsoniche e inondazioni. Questi fenomeni colpiscono soprattutto le aree altamente esposte e densamente popolate dell’Asia e del Pacifico.

E la stagione degli uragani atlantici “è stata la più attiva mai registrata”. Secondo il rapporto delle Organizzazioni Non Governative (ONG) Internal Displacement Monitoring Centre e Norwegian Refugee Council del 20 maggio, sono 55 milioni gli sfollati a causa delle calamità naturali.

Ma come sono connessi biodiversità e cambiamenti climatici?

Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità sono due fenomeni intrecciati . L’uomo deforesta per utilizzare il suolo. La deforestazione distrugge, oltre all’habitat naturale, anche le riserve di carbonio (le piante), questo fa si che si acceleri il processo di innalzamento delle temperature, che è anche una delle cause della perdita di biodiversità.

Gli ecosistemi sono infatti fondamentali nel ciclo del carbonio e nell’adattamento al cambiamento climatico. Gli habitat preservati e in salute sono ottime riserve di carbonio ed alcune piante sono decisive nel ridurre il rischio di eventi climatici estremi come quelli che si stanno verificando ultimamente.

Cosa sta facendo l’Europa?

A fine maggio, la Commissione europea ha adottato la nuova strategia sulla biodiversità per il 2030. Prevede anche un piano d’azione con degli obiettivi specifici al fine di proteggere la natura e invertire il degrado degli ecosistemi. Sono previste iniziative per l’inverdimento urbano, per la protezione degli impollinatori e una revisione della strategia forestale e di protezione del suolo.

“Il risanamento della natura è fondamentale per il nostro benessere fisico e mentale e può contribuire a combattere i cambiamenti climatici e l’insorgere di malattie. Si inserisce al centro della nostra strategia di crescita, il Green Deal europeo, e fa parte di un modello di ripresa europea che restituisce al pianeta più di quanto prende.” Ha detto Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea

Nel suo insieme, la strategia mira a dare il via al ripristino degli ecosistemi europei entro il 2030 per portare, come si legge nel suo testo, benefici alle persone, al clima ed al pianeta.
La strategia contiene anche una dimensione internazionale. L’UE, infatti, parteciperà ai prossimi negoziati internazionali sul quadro globale della biodiversità post-2020.

Un confronto e una discussione costruttiva sui cambiamenti climatici arriva finalmente anche dagli Stati Uniti di Biden. Dopo essere stato tema per troppo tempo messo da parte dalla presidenza Trump.

Ma, forse, non è ancora abbastanza. Non abbiamo ancora raggiunto il livello delle politiche trasformative richieste dal Green Deal che punta a rendere l’Europa climaticamente neutra e proteggere il nostro habitat naturale entro il 2050. Proteggendo le vite umane, gli animali e le piante, riducendo l’inquinamento. Aiutando le imprese a diventare leader mondiali nel campo delle tecnologie e dei prodotti puliti.

L’ora della Terra

Ma secondo il Climate clock, il 2050 potrebbe essere troppo tardi. A Manhattan, sulla Union Square, c’è l’orologio della terra che non segna un tempo qualsiasi, segna minacciosamente il tempo le ore e i minuti rimasti all’Umanità prima di una catastrofe climatica irreversibile.

Sette anni. Secondo questa previsione, il 2050 sarà ormai troppo tardi. Occorre fare qualcosa nell’immediato, subito. Perché se riuscissimo ad abbassare le emissioni di Co2, a ridurre l’inquinamento e quindi il surriscaldamento globale; se riuscissimo a ridurre il nostro impatto sul pianeta, potremmo darle la possibilità di rigenerarsi e la biodiversità potrà recuperarsi.

Noi “Siamo parte della soluzione” è lo slogan scelto dalla Convenzione ONU  per la Giornata Mondiale della Biodiversità 2021. Noi siamo la soluzione. Nelle nostre azioni risiede la risposta alle sfide mondiali per la sostenibilità.

“Let’s become really human again” dice il titolo di un documentario in cui la voce narrante della Natura ci ricorda di tornare ad “essere umani”. Perché  “noi siamo gli alberi, le querce, le betulle. Siamo le mangrovie, le barriere coralline, le praterie. Siamo i pesci, i delfini, gli elefanti”. La natura ci chiede di amarla. Di proteggerla, prima che sia troppo tardi. Perché se scompare, scompariremo anche noi. “Siamo noi ad avere bisogno della natura, ancora più di quanto la natura abbia bisogno di noi”.

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