venerdì, 14 Maggio 2021

L’Italia non è un Paese per ciclisti: una vittima ogni due giorni

Nel primo trimestre del 2021 sono già 44 le vittime degli incidenti su due ruote. Uno scenario preoccupante.

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L’allarme arriva dall’Asaps – Associazione sostenitori e amici polizia stradale: solo nei primi tre mesi del 2021 sono deceduti 44 ciclisti, sette in più rispetto al 2019 e undici rispetto al 2018. ACI-Istat non ha ancora comunicato i dati relativi all’anno 2020.

Sono 13 i decessi avvenuti lo scorso marzo, 17 quelli di febbraio e 14 a gennaio. Il triste record del maggior numero di vittime è detenuto dall’Emilia Romagna, mentre sono più fortunati i ciclisti di Marche e Friuli Venezia Giulia. I più colpiti sono gli over 60, la metà delle vittime del primo trimestre. Gli investitori sono soprattutto autovetture, ben 29, ma non mancano all’appello autocarri (nove) e motocicli (uno solo tra gennaio e marzo). Sono invece cinque i casi di fuoriuscite autonome, evidentemente dovuti dalla perdita di controllo del mezzo.

Secondo il presidente dell’Asaps Giovanni Biserni, l’emergenza sanitaria e le conseguenti limitazioni alla mobilità come misura di prevenzione e riduzione del rischio di contagio, non hanno avuto alcun effetto sui ciclisti, che anzi continuano ad essere tra le principali vittime della pirateria stradale. Biserni sottolinea infatti che dall’inizio dell’anno sei delle 44 vittime sono state investite e lasciate sul posto, “ogni sette sinistri mortali con il coinvolgimento di ciclisti, l’autore fugge almeno in un caso”. Ed è preoccupante che, nonostante la riduzione alla circolazione, il numero dei decessi sia aumentato del 19% rispetto al 2019.

Se sei considera che mancano i dati ufficiali dell’Aci-Istat, che tengono conto anche dei decessi avvenuti entro trenta giorni dall’incidente, il quadro risulta ancor più raccapricciante. Lo scorso marzo il numero dei ciclisti ricoverati in codice rosso in prognosi riservata è salito a 35.

Dallo scorso anno il Paese ha cominciato a concentrarsi maggiormente sullo sviluppo della mobilità dolce; ma gli incentivi per l’acquisto di biciclette e monopattini non basta secondo Roberto Sgalla (Prefetto della Repubblica, già Direttore centrale per la polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della Polizia di Stato): non bisogna creare ed alimentare timori e paure nei ciclisti che in questo rischierebbero di tornare all’uso delle auto private. “Dobbiamo creare le condizioni perché gli utenti si rispettino” e “fare in modo che i conducenti delle auto la smettano di distrarsi alla guida” dice Sgalla. Non solo automobilisti: tra i nemici degli appassionati delle due ruote ci sono anche le infrastrutture ciclabili, urbane ed extraurbane, “che non si sa dove nascono e dove finiscono”. Soprattutto, tra le priorità, deve esserci anche l’introduzione dell’obbligo del casco.

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