lunedì, 15 Aprile 2024

Dall’agnello di Pasqua alle antiche usanze dei monaci cristiani vegetariani

Quando lo specismo diventa tradizione, esiste un contro-pensiero?

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La Pasqua quest’anno cadrà il 31 di marzo. Come per qualsiasi ricorrenza, occorre riflettere sul suo significato. Mi viene naturale domandarmi quanti di questi eventi della tradizione ebraica, diventati motivo di festeggiamenti, abbiano realmente un valore e, soprattutto, se i valori in questione siano meritevoli di essere difesi con un atteggiamento commemorativo.

Quelli che, attaccati alla tradizione pasquale dell’agnello, difenderanno con le unghie e con i denti il diritto di servire sulle loro tavole imbandite a festa, bestie innocenti, sono davvero consapevoli del significato e della simbologia dietro a questa usanza culinaria o, semplicemente, hanno fatto dell’abitudine un’usanza? Nel libro di Esodo, mangiare l’agnello pasquale è un atto in memoria della liberazione dall’Egitto ed un rito di salvazione. Si rifà all’adempimento della volontà del Signore da parte degli israeliti per salvarsi dal popolo egiziano.

Il rito consiste nel compiere l’atto di uccisione di un agnello maschio e sano per famiglia, da mangiare intero con le viscere e nel bagnare del suo sangue alcuni parti delle strutture abitative, per non essere colpiti dagli sterminatori.

Rifacendosi a quanto enunciato da Mosè in Esodo 12: ‘Il Signore passerà per colpire l’Egitto, vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti; allora il Signore passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nella vostra casa per colpire.’

 

Il significato simbolico oggi

Il rito è stato riletto dai cristiani come prefigurazione di Gesù, simbologia del suo corpo sacrificato.

Il sacro agnello, simbolo del martire, del sacrificio.

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”

 

La tradizione va difesa in quanto tale? Non è, come per tutte le cose, il caso di mettere in discussione ció che vediamo come sacralità intoccabile? Qualche ora seduti a un tavolo puó davvero farci sentire il calore del ‘focolare’, uniti in un momento di condivisione? Quando la condivisione è di un essere vivente, ucciso per le usanze culinarie locali, davvero pensiamo sia un momento da conservare?

Il rispetto dell’essere umano supera quello dell’essere vivente, cadendo nello specismo. Che cos’è lo specismo? Questo termine viene definito da Treccani come «convinzione secondo cui gli esseri umani sono superiori per status e valore agli altri animali, e pertanto devono godere di maggiori diritti». E allora, ama il tuo prossimo come te stesso, ma se il tuo prossimo è un animale?

Popolo individualista, egoista, indignato davanti a un contro pensiero che vuole sradicare e criticare le superate, polverose “tradizioni all’italiana”: per rivendicare la propria fedeltà alle cosiddette tradizioni religiose, si arrabbieranno di più davanti a un menù vegetariano (o ancora peggio vegano!) che pensando ai macelli.

Ci sono anche stati alcuni casi di vescovi che si sono opposti a questa tradizione, fra i quali citiamo la dichiarazione rilasciata nel 2015 dall’arcivescovo cattolico Monsignor Michele Castoro (in servizio dal 2009 al 2018):

‘La Pasqua cristiana non ha nulla a che fare con la strage di milioni di agnellini, in quanto Cristo, vero agnello pasquale, ha immolato se stesso per riscattarci dalla malvagità, dalla ingiustizia e da tanti altri mali che affliggono l’uomo e il creato. Noi come Chiesa inoltre crediamo che l’uomo non sia il padrone del creato ma solo il custode, il quale è chiamato ad amare, a prendersi cura e a promuovere la bellezza e la vita del creato nelle sue diverse forme. Infatti, anche se l’uomo ha ricevuto da Dio il permesso di servirsi di esse, non per questo deve spadroneggiare, mai dimenticando che la terra appartiene a Dio.’

Gli Esseni

C’è chi sostiene che Gesù sia appartenuto al gruppo monastico di incerta origine degli Esseni, precursori del vegetarianesimo cristiano. Secondo le fonti storiche, il gruppo degli Esseni, nato nella seconda meta del II secolo a.C., era diviso in varie comunità dedite all’autoproduzione agricola, alla vita in comune e al baratto. Lo stile di vita eremitica o cenobitica veniva affiancato da un regime alimentare vegetariano e crudista, perchè il corpo rimanesse inalterato da eccessive manipolazioni, evitando gli eccessi. Gli Esseni disprezzavano il Tempio di Gerusalemme, considerandolo luogo di corruzione.

In cosa gli Esseni possono essere stati legati a Gesù? Si narra che abbiano attinto alla cultura induista, ma, sicuramente possiamo ritrovare un nesso con la figura di Gesù e Giovanni Battista, legati alla conduzione di una vita comunitaria, semplice e volta al totale distacco dal materialismo, guidata dalla fratellanza e dalla devozione al Creatore. Ad oggi, nessun legame fra Gesù e il gruppo è stato accertato come storicamente accurato.

Nel IV secolo d.C., sostenitore di questa scelta alimentare e inscindibilmente religiosa, fu anche San Girolamo, monaco romano, teologo e traduttore di gran parte dell’Antico Testamento, dal greco al latino. Il santo teorizza in tre argomenti i principi che legittimano la sua scelta di seguire una dieta vegetariana nel suo ‘Trattato contro Gioviniano’.

1- Il monaco sostiene che la dieta vegetariana sia stata citata nella Genesi e descritta come uno stile di vita e di pensiero che Dio stesso avrebbe voluto che gli uomini applicassero. Si dice che, dopo il Diluvio universale avesse concesso agli uomini la dieta carnea per dar loro una fonte di piacere terreno, di fronte alla durezza del loro cuore.

2- San Girolamo paragona la vita del cristiano al lavoro intellettuale del filosofo greco, il quale non richiede l’alimentazione carnivora, in quanto la carne viene concepita come un mezzo che porta ed induce alla carnalità. La carne era concepita come simbolo di potere e di forza guerriera, opposta ai valori ascetici. Il lavoro intellettuale di contemplazione, dovrebbe, dunque, essere affiancato da una dieta vegetariana.

3-Infine sottolinea il fatto che gli animali sono essi stessi esseri viventi, quindi creature di Dio ed in nessuna maniera subordinate all’uomo e finalizzate agli scopi umani.

Non dimentichiamo i monaci dell’Ordine dei Minimi e dell’Ordine dei Trappisti, sorti nel XV e nel XVI secolo, anch’essi vegetariani. I minimi, di più antica formazione, prendono a modello gli insegnamenti di San Francesco da Paola, facendo un voto di penitenza evangelica in osservanza del quarto voto di vita quaresimale. I trappisti, invece, sono dediti alla vita di clausura caratterizzata dal lavoro manuale ed agricolo e alla preghiera individuale o comune.

Quindi no, il vegetarianesimo non è una moda moderna e ‘radical’, che non ha nulla a che vedere con il cristianesimo, ma anche al giorno d’oggi possiamo trovare diversi movimenti ed associazioni.

Fra queste la C.V.A. , la Christian Vegetarian Association, nata nel 1999, il Catholic Concern for Animals movement, Creature Kind, i Christians Vegetarians, la Fraternité pour le respect animal e tanti altri.

In Italia, il Centro Studi Cristiani Vegeteriani e L’Associazione Cattolici Vegetariani, si occupano di organizzare convegni o della pubblicazione di libri teologici sul tema.

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