venerdì, 1 Marzo 2024

Montecitorio, durante il convegno del Centro Machiavelli le dichiarazioni antiabortiste dei relatori fanno rabbrividire tutta Italia

Fra l'intervento della ricercatrice di filosofia, Maria Alessandra Varone e l'approvazione generale manifestata verso la criminalizzazione dell'aborto, i pronostici per il futuro della politica non sono rassicuranti.

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Nella giornata di martedì 23 gennaio ha avuto luogo il convegno politico organizzato dal Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli. I temi di discussione e, soprattutto, di critica, sono stati eutanasia e aborto. L’evento, ospitato dal leghista Simone Billi, non presente in sala, ha, ancora una volta dato conferma che l’Italia non è ‘un Paese per donne.

“Aborto ed eutanasia si sdoganano spargendo confusione sui momenti in cui la vita comincia e termina. Si creano così “mondi di mezzo” caratterizzati da anarchia e anomia, in cui l’uomo è “soggetto” nel senso servile del termine. La liberazione si può ottenere tramite una poetica (prima ancora che etica) cavalleresca, che rifiuti di fuggire dalla vita ma cerchi di renderla bella e onorata”: sono queste le parole grazie alle quali il tema lampante dell’incontro prende vita.

Fra l’intervento della ricercatrice di filosofia, Maria Alessandra Varone e l’approvazione generale manifestata verso la criminalizzazione dell’aborto, i pronostici per il futuro della politica non sono rassicuranti.

La Varone esordisce con la proposta della riscrivere la legge 194, definita ‘fatta male’

“L’aborto non è un diritto legalmente accettabile…anche nei casi più tragici, come quelli di stupro, non è mai giusto”. Secondo Varone, la 194 andrebbe limitata di molto.

Continua: ‘..di solito in questi casi viene utilizzato una violenza psicologica sulle persone pensata che quello di rivolgersi sempre a due casi eccezionali che sono quello di rischio di vita per la madre è il caso di stupro. Allora il caso di stupro è un finto problema è un finto dilemma morale Perché il dilemma morale, per definizione, prevede che in entrambi i casi Come  la si faccia si sbaglia: quello è il dilemma morale, per questo è un dilemma come fai sbagli. Nel caso dello stupro non si tratta di un dilemma morale, si tratta di un caso delicato che è diverso perché, comunque, in entrambi i casi, non c’è uno che perde l’altro che guadagna.’ Secondo Varone il cosiddetto feto perde e la madre guadagna, aggiungendo poi che la madre, in caso non volesse tenere il figlio, possa darlo in adozione. L’autodeterminazione della donna in questione, non solo viene totalmente messa da parte, ma pure resa un crudele crimine.

La paura che questa legge (nemmeno poi così facilmente applicabile, data la grande presenza di obiettori di coscienza), potesse essere minata dal potere politico era emersa anche agli albori del governo Meloni. Meloni aveva negato di voler toccare la 194. Facile a farsi, quando in alcune zone dell’Italia è già stata resa impossibile la sua applicazione : sono 72 gli ospedali che hanno tra l’80 e il 100% di obiettori di coscienza e  31, tra ospedali e consultori, le strutture sanitarie in Italia in cui non c’è nessuno che garantisca alle donne la possibilità di abortire. Sottolineiamo che il centro organizzatore del convegno è notoriamente promotore dei valori tradizionali, essendo un’associazione APS. Sull’omonimo sito, si può reperire la pubblicazione dal titolo ‘Biopoetica. Breve critica filosofica all’aborto e all’eutanasia’, presentata proprio al Convegno del 23.

Il ricercatore del Centro, Margo Malaguti, sostiene che aborto ed eutanasia rappresentino il tramonto dei valori. L’atto di abortire viene paragonato all’atto di uccidere, ferire, rubare.

In seguito allo scalpore causato dalle dichiarazioni, Billi, smentisce la notizie di terrore: ‘Io contro la legge 194? Ma no dai, certo che deve restare”. Una smentita parziale, e che può valere solo a titolo personale.

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