giovedì, 18 Luglio 2024

Addio a Michela Murgia, è morta a 51 anni la scrittrice dei diritti

La scrittrice a luglio ha sposato civilmente il compagno Lorenzo Terenzi, attore regista e musicista, "in articulo mortis", per vedere garantiti i diritti della sua "famiglia queer", non tutelata dalla legge. Le nozze sono state per lei "un atto politico", l'ultimo gesto divisivo che ha infiammato l'opinione pubblica. "Il rito che avremmo voluto non esiste", disse in quell'occasione. 

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Ieri sera, 10 agosto 2023, come la stella più luminosa cade nel cielo di San Lorenzo, si è spenta a 51 anni a Roma la scrittrice e attivista Michela Murgia, per un tumore al rene ormai al quarto stadio, malattia che lei stessa aveva rivelato a maggio ad Aldo Cazzullo, in un’intervista per il Corriere della Sera. La brillante intellettuale aveva dichiarato che da quel momento le sarebbero “restati pochi mesi di vita”, a causa delle “metastasi già nei polmoni, nelle ossa e nel cervello“.

E gli ultimi mesi di Michela Murgia, già colpita da un cancro al polmone nel 2014, quando era in corsa per la presidenza della Regione Sardegna, sono stati pieni di attivismo e diritti, di vita, colori e amore. Sentimenti ed emozioni narrati sui suoi profili social e condivisi con il suo pubblico, fatto di estimatori e detrattori, fino all’ultimo istante. La scrittrice qualche settimana fa, a luglio, ha sposato civilmente il compagno Lorenzo Terenzi, attore regista e musicista 16 anni più giovane di lei, “in articulo mortis“, per vedere garantiti i diritti della sua “famiglia queer“, non tutelata dalla legge. Le nozze sono state per lei “un atto politico”, l’ultimo gesto divisivo che ha infiammato l’opinione pubblica. “Il rito che avremmo voluto non esiste”, disse in quell’occasione.

Michela Murgia ha raccontato gli ultimi mesi di vita nel suo libro “Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi“, uscito in primavera e in testa a tutte le classifiche. L’intellettuale femminista, nata a Cabras il 3 giugno 1972, prima di intraprendere la sua carriera di scrittrice è stata insegnante di religione, svolto numerosi altri lavori, tra cui la venditrice telefonica in un call center, esperienza narrata nella sua opera d’esordio “Il mondo deve sapere” (2006), che ha ispirato il film di Paolo Virzì, “Tutta la vita davanti”. Tre anni dopo è stato pubblicato il suo “Accabadora”, vincitore fra gli altri premi del “Campiello”. Tra le sue altre opere “Presente”, saggio breve sul femminicidio “L’ho uccisa perché l’amavo (Falso!)”, “Futuro interiore”, “L’inferno è una buona memoria”, “Istruzioni per diventare fascisti”, “Noi siamo tempesta”, “Stai zitta”, “God save the queer. Catechismo femminista”. Tantissimi i messaggi di cordoglio che si stanno rincorrendo sui social per salutare l’influente scrittrice, da ogni anfratto sociale, culturale e politico. “Ciao Michela“, e grazie per aver segnato e illuminato la strada per una coscienza critica collettiva.

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