mercoledì, 17 Luglio 2024

Il collettivo musicale E-Wired Empathy racconta l’album omonimo: intelligenza artificiale e strumenti tradizionali diventano un binomio perfetto

Il collettivo musicale E-Wired Empathy racconta l'album omonimo , un disco in cui intelligenza artificiale e strumenti tradizionali diventano un binomio perfetto creando una comunicazione sonora che va oltre qualsiasi barriera geografica e culturale.

Da non perdere

E-Wired Empathy è un collettivo musicale creato dal direttore didattico del CPM Music Institute di Milano Luca Nobis, dal batterista Roberto Gualdi, dal produttore e compositore Giovanni Amighetti, dal bassista Valerio “Combass” Bruno e dal sassofonista Jeff Coffin (membro della Dave Matthews Band), con la partecipazione di diversi artisti, tra i quali Roger Ludvigsen, David Rhodes, Gasandji, Wu Fei e Petit Solo Diabate.

Il loro album omonimo è uscito lo scorso 26 maggio ed i musicisti sono reduci da tre  concerti in cui hanno presentato il loro lavoro, il primo avvenuto lo scorso 1 luglio al Palazzo Sormani di Milano nell’ambito della rassegna “Teatro Menotti in Sormani” , il  secondo a Parma nella giornata di domenica 2 luglio in  Piazzale Pablo all’interno di AHYMÉ Festival-Strade-Vari e  l’ultimo avvenuto mercoledì 5 luglio  nel Chiostro di San Francesco, al festival Raccontare il deserto di Pordenone. 

Il progetto vuole essere un seguito e un’evoluzione rispetto al lavoro precedente ” Play@Esagono Vol.1″ ,un disco di musica strumentale contemporanea nato sull’onda di incontri sul palco che danno poi vita ad una scia di composizioni nate a partire dall’interazione spontanea e naturale tra i musicisti. 

E-WIRED EMPATHY è frutto della sperimentazione di nuove sonorità create utilizzando in modo poco canonico strumenti elettronici vintage degli anni ’70 e ’80 oltre all’intelligenza artificiale ed è soprattutto una composizione estemporanea che nasce da un fitto dialogo tra persone che comunicano ognuno con il proprio strumento.

Il tema centrale dell’album è il rapporto empatico che rappresenta la connessione uomo-natura. L’obiettivo sonoro è creare una comunicazione che vada oltre le barriere geografiche o culturali di qualsivoglia provenienza superandone i confini. In musica questo si traduce in un legame empatico che permette il creare insieme spontaneamente, senza la necessità di parti prescritte, scale o armonie preimpostate comuni. Questo approccio apre la possibilità ad un’interazione musicale che includa anche l’elettronica consentendo all’intelligenza artificiale di combinare e armonizzare i diversi input. In questo modo si genera una fusione unica tra le capacità espressive di chitarre e batteria e la creatività dell’intelligenza artificiale stessa.

Al progetto ha partecipato anche l’artista africano, Gabin Dabiré, storico “griot” (poeta e cantore) recentemente scomparso. 

Scopriamo cosa ci ha raccontato Giovanni Amighetti sulla nascita del collettivo e sul loro ultimo lavoro.

Come si è sviluppata la collaborazione tra musicisti provenienti da diverse esperienze e background musicali?
Io e Luca Nobis abbiamo iniziato a collaborare con gli “Incontri sul Palco” dell’Ahymé Festival, per l’evento che ricordava il cinquantenario dei rapporti tra Cina e Italia. L’esperienza si é ampliata coinvolgendo Moreno Conficconi ( che è stato ospite durante il live di Milano con un suo personale omaggio alla Romagna) che proveniva dal liscio romagnolo, Jeff Coffin dalla Dave Matthews band, David Rhodes che é il chitarrista di Peter Gabriel, Roberto Gualdi che é il batterista di Vecchioni, e tanti altri. Il filo conduttore che ha fatto sì che così tanti musicisti volessero partecipare al progetto collettivo lo troviamo nella possibilità creativa dello stesso, dove ognuno trova i propri spazi, e in questo modo “empatico” di intendere la composizione musicale. Che é immediata sia in studio che nei live.

Come si è svolto il processo di registrazione dell’album e quali sfide sono state affrontate nel catturare l’essenza dell’empatia attraverso la musica?
E-Wired Empathy é stato registrato in due sole sessioni presso lo studio Esagono di Rubiera in provincia di Reggio Emilia. Nella prima io, Luca Nobis e Valerio Combass – che é il bassista di Raf, Après la Classe e Notte della Taranta – abbiamo semplicemente suonato e composto in quel momento una quindicina di brani nuovi, scegliendone poi nove da inserire nell’album. Nella seconda il griot del Burkina Faso Gabin Dabiré, da poco purtroppo scomparso, ha proposto quattro sue canzoni che abbiamo arrangiato sul momento e registrato sia audio che video, da live in studio. Riguardo l’empatia é fondamentale tra i musicisti e fondamentale è il sapersi ascoltare. Noi siamo arrivati ad un ottimo livello penso in un questo aspetto tanto da influenzarci a vicenda in frazioni di secondo e quindi riuscire a comporre brani, spesso vicini alla musica classica, sul momento.

In che modo l’elettronica si combina con gli strumenti tradizionali nel vostro approccio musicale e come viene bilanciato l’aspetto tecnologico con l’espressività umana?
Nell’album abbiamo utilizzato diversi sintetizzatori elettronici anni ’70, ARP e anni ’80 Prophet e Roland, un Theremin della Moog, un vocoder ancora Roland e diversi processori digitali. I synth ARP hanno di bello che si combinano timbricamente molto bene con gli strumenti acustici, come si può ascoltare ad esempio nei primi dischi dei Genesis ed é una pasta sonora che trovo non sia mai stata replicata in toto, quindi abbiamo dovuto affidarci alle macchine d’epoca. Nei brani più digitali come lo stesso “E-Wired Empathy” la catena di effetti processati é comunque comandata dal tocco umano di un cavo jack scoperto, quindi l’interazione tra i musicisti e l’influenzarsi a vicenda nella composizione resta.Credo che siamo riusciti quindi in questo disco a risultare spesso più espressivi del precedente “play@esagono” dove pure avevamo utilizzato tutti strumenti acustici. Questo grazie ai synth vintage e ad un controllo comunque umano della generazione sonora. Mentre non abbiamo mai utilizzato Sequencer, arpeggiato o basi.

Il video di “BEMBEYA” è stato girato all’interno dello studio durante la registrazione della traccia audio. Qual era l’atmosfera durante le riprese e come avete cercato di catturare l’intensità dell’esibizione live?
L’intensità live dell’esibizione l’abbiamo catturata.. eseguendolo live, la registrazione presente nell’album e quella nel video sono la stessa quindi nel video escono gli elementi reali di quanto si stava suonando. Non credo sia stato difficile in questo senso per il regista Luca Fabbri mantenere l’atmosfera reale dello studio. Per l’atmosfera c’era sicuramente una certa tensione positiva da parte di Gabin di riuscire a rendere in modo espressivo il significato della canzone, e da parte nostra di supportarne l’ideazione da viaggio contemplativo inserendo sì elementi sonori ma senza soverchiarlo.

Quali sono i progetti futuri del collettivo E-Wired Empathy?
Abbiamo da poco registrato e portato dal vivo in alcuni concerti una collaborazione con la splendida cantante franco-congolese Gasandji, con Giulio Bianco del Canzoniere Grecanico Salentino e Moreno “il biondo”. Mentre nei dischi precedenti esiste un duo base che nei diversi brani si espande, qui abbiamo lavorato da band, con Valerio Combass e Roberto Gualdi, e avremo quindi un sound più corposo e vicino ai nostri ultimi live. Uscirà come EP di 4-5 brani penso, ed a seguire presentato in diversi concerti.

Ultime notizie