martedì, 28 Maggio 2024

Congo, condannati all’ergastolo i 6 accusati dell’omicidio di Luca Attanasio: rimangono dubbi sulla vicenda

La Procura di Kinshasa aveva chiesto per tutti gli imputati la pena di morte. In carcere, però, si trovano attualmente soltanto 5 degli accusati, mentre uno rimane ancora latitante. Il tribunale congolese ha riconosciuto allo Stato italiano un risarcimento pari a due milioni di dollari.

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Un tribunale della Repubblica democratica del Congo ha condannato all’ergastolo 6 persone accusate dell’omicidio di Luca Attanasio, ambasciatore italiano, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo. La Procura di Kinshasa aveva chiesto per tutti gli imputati la pena di morte. In carcere, però, si trovano attualmente soltanto 5 degli accusati, mentre uno rimane ancora latitante. La difesa aveva chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto o almeno per i dubbi in merito alle cause che hanno portato alla morte dell’ambasciatore e della sua scorta. Gli imputati, dopo aver ammesso di essere colpevoli, hanno poi ritrattato sostenendo che l’ammissione è stata estorta con la forza dalle autorità. Il tribunale congolese ha riconosciuto allo Stato italiano un risarcimento pari a due milioni di dollari.

L’agguato: 22 febbraio 2021

Il 22 febbraio 2021, l’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, si trovava in viaggio verso Rutshuru, nell’ambito di una missione del Programma alimentare mondiale. Quando il convoglio è arrivato nei pressi di un villaggio a nord della città di Goma, uomini armati di fucili mitragliatori hanno attaccato ripetutamente le vetture e Attanasio, rimasto ferito all’addome, è poi deceduto presso l’ospedale di Goma. Insieme a lui, hanno perso la vita il carabiniere Iacovacci e l’autista Milambo. Si è pensato che l’agguato fosse stato messo in atto da una banda criminale congolese, il cui intento era quello di rapire l’ambasciatore e chiedere poi un riscatto. Le circostanze che hanno portato al tragico epilogo, tuttavia, rimangono ancora poco chiare, soprattutto a causa delle falle in più settori della sicurezza che quel giorno avrebbe dovuto proteggere o indirizzare il convoglio. “Noi aspettiamo ancora la verità“, è stato il commento del padre di Attanasio.

L’inferno del Nord Kivu

La regione del Nord Kivu, quella in cui si trovava l’ambasciatore Attanasio durante l’agguato che ha portato alla sua morte, è riconosciuta come una delle zone più pericolose del pianeta. Le organizzazioni internazionali hanno più volte descritto la situazione nel Paese congolese come una catastrofe umanitaria. Gran parte delle foreste nella zona nord-orientale sono occupate dai ribelli del gruppo M23, in conflitto con l’esercito congolese e le forze del programma MONUSCO. Gli scontri hanno avuto inizio nel 2004, ma non sono ancora cessati del tutto. Anzi, tra il 2022 e l’inizio del 2023, l’M23 avrebbe intensificato gli attacchi in tutta la regione. Secondo le indagini di Amnesty International, troverebbero appoggio dal Ruanda, e sarebbero colpevoli di crimini di guerra inauditi: stupri, esecuzioni sommarie, rastrellamenti punitivi nei confronti di civili. Inoltre, il Paese è ricco di risorse preziosissime, come il coltan, materiale fondamentale per l’intero mercato dell’elettronica. Ma non solo, la Repubblica democratica del Congo fa gola a tutti, comprese le potenze occidentali ed europee, poiché estremamente ricca di diamanti, uranio e rame. Sul fondo del lago Kivu, da cui prende il nome la regione settentrionale, la più insanguinata, si trovano giacimenti di gas naturale.

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