martedì, 28 Maggio 2024

Il mediterraneo centrale è la rotta più mortale del mondo, nuovo naufragio al largo della Tunisia: 5 morti e 28 dispersi

La Premier vola in Europa, un altro barcone affonda nel Mediterraneo centrale. Il blocco navale non era solo campagna elettorale.

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Si aggrava il bilancio dei morti inghiottiti dal mar Mediterraneo. Un nuovo barcone è stato risucchiato dalle onde mentre tentava la traversata più letale del mondo. Era diretto a Lampedusa, ma al largo della Tunisia un natante sovraccarico si è capovolto causando la morte accertata di 5 migranti e la scomparsa di altri 28. Solo in 5 sono sopravvissuti a questo ennesimo viaggio senza speranza.

I migranti, per lo più provenienti dalla Costa D’Avorio, era partito dalle coste di Sfax, erano in 38 su un’imbarcazione non adeguata. Lo rende noto Romdhane Ben Amor, attivista dell’ente non governativo, il Forum per i diritti sociali ed economici (Fdtes), dicendo: “cinque corpi dei migranti sono stati recuperati, altri cinque sono stati salvati, ma 28 risultano ancora dispersi. Il barcone si è rovesciato perché era sovraccarico.”

La rotta più letale del mondo continua, quindi, a mietere vittime innocenti e a far discutere, dentro e fuori del Parlamento. Mentre ieri la premier Giorgia Meloni, ha rinnovato il suo disappunto nell’apprendere “nuove calunnie e falsità nei confronti dell’esecutivo, dello Stato Italiano e della Guardia Costiera” – riferendosi alle nuove prove, ovvero l’appunto del funzionario della GdF sparito e poi riapparso e il video pubblicato da Frontex circa la rotta seguita dal barcone poco prima del tragico naufragio di Cutro, dicendo chiaramente che “non esistono delle prove che il governo italiano avrebbe potuto fare di più, lo avrebbe fatto come lo fa ogni giorno, con una media di 1000-2000 persone salvate ogni giorno” aggiungendo poi il suo slogan preferito: “io sono una madre collega, sono una madre” come se chi non fosse madre non avrebbe la motivazione più giusta a salvare vite – e soprattutto, in previsione del Consiglio UE previsto di oggi, Giorgia Meloni, nella seduta parlamentare di ieri aggiunge che lotterà per impegnare l’Europa affinché venga realizzato un Piano Mattei per prevenire le partenze, ribadendo che la prima cosa da fare è tendere una mano alla Tunisia per “evitare flussi che nessuno saprebbe governare.”

Ed è dalla Tunisia che partono e muoiono centinaia di persone, molte delle quali senza essere viste, considerate, calcolate, e quindi aggiunte alle amare statistiche di questi anni di flussi migratori continui. Secondo il Forum tunisino dei diritti sociali e economici, in tutto il 2022 sono morte più di 575 persone: “Questi numeri non tengono conto degli innumerevoli naufragi invisibili, di tutte quelle barche che scompaiono senza lasciare traccia. Sulle spiagge italiane e sempre più su quelle tunisine si ritrovano cadaveri, si riempiono obitori e raramente passa una settimana senza che venga denunciata una tragedia.”

Una quantificazione molto a cuore della stessa Premier, che sempre ieri, ha ribadito: “dal 2013 al 2023, secondo i dati dell Unhcr, nel Mediterraneo sono morte 25.692 persone: sappiamo che il rischio che qualcosa vada storto è insito nelle partenze in sé e infatti è accaduto con tutti i governi. Noi siamo quelli che in rapporto agli sbarchi sono riusciti potenzialmente a salvare più persone. Raccontare al cospetto al mondo, di fronte a questo enorme sforzo, che invece lasciamo morire i bambini nel mediterraneo, è una calunnia nei confronti non solo del governo, ma dello stato italiano, degli uomini e delle donne delle forze dell’ordine, del nostro intero sistema. O volete dire che ci sono uomini delle forze dell’ordine che lasciano morire i bambini per indicazioni del governo? Ho sempre configurato il blocco navale come proposta europea. Io lavoro per un obiettivo di questo tipo, per una missione europea che blocchi le partenze in collaborazione con le autorità africane”

La risposta a queste parole viene direttamente dalla Tunisia, il FTDES, in un report del 19 Dicembre 2022 scrive : “la trasformazione della strada tunisina in un cimitero marino non è solo imputabile ad un pugno di guardia coste tunisine male intenzionate. Queste pratiche fanno parte del continuo e crescente inasprimento dei controlli lungo questa rotta al fine di ridurre a tutti i costi il numero di arrivi sulle coste italiane. Tra il 2011 e il 2022, lo Stato Italiano ha stanziato alla Tunisia, 47 milioni di euro per il controllo dei flussi migratori. La maggior parte di questa dotazione è stata destinata alla fornitura di motovedette alla guardia costiera tunisina e alla loro riparazione. Oltre all’Italia, anche l’UE individua nella Tunisia un attore chiave nel controllo dei valichi del Mediterraneo. Tra il 2018 e il 2023, l’Unione Europea a stanziato, 30 milioni di euro del Fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa per attuare un sistema sorveglianza integrata delle frontiere marittime. Il principale beneficiario, la Guardia Costiera marittima tunisina, nonostante le sue pratiche violente, è quindi addestrato, equipaggiato e finanziato direttamente dall’Unione Europea. Questo supporto europeo e italiano ha così consentito alla Tunisia di incrementare notevolmente le intercettazioni al largo delle sue coste. Secondo i dati FTDES, tra gennaio e ottobre 2022, sono state intercettate in mare 30.604 persone, con un aumento del 38% rispetto al 2021. Allo stesso tempo, gli attacchi della guardia costiera e i naufragi sono in aumento: tale è il prezzo che i paesi europei sono disposti a pagare per tenere a bada coloro che ritengono indesiderabili.”

Un blocco navale, dunque, quello avanzato nuovamente dalla Premier, con l’avallo dell’Europa che elimini alla fonte il problema per noi, strada già evidentemente tentata con i finanziamenti alla Tunisia e non troppo ben riuscita, visto l’incremento degli sbarchi in questi primi mesi del 2023, ma che non eliminerà il problema in sé. La migrazione è un problema non solo europeo, ma mondiale, e finché non verrà trattato come tale e non se ne riconoscerà il suo dato storico, incontrollabile, non si fermerà.

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