lunedì, 27 Maggio 2024

Kosovo, si celebrano i 15 anni di indipendenza: le tensioni con la Serbia ancora aperte

L’atto di indipendenza, siglato il 17 febbraio 2008, non è mai stato riconosciuto da Belgrado. L'apertura di Pristina verso l'Unione Europea complica ulteriormente la situazione.

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Era il 17 febbraio 2008, quindici anni fa: da Pristina, la capitale del Kosovo, giungeva la dichiarazione unilaterale di autonomia rispetto alla Serbia. L’accordo richiese il coinvolgimento della Comunità Internazionale, nel tentativo, se non di porre fine alle tensioni che da decenni rendevano instabile la situazione balcanica, almeno di allentarle.

Belgrado, però, non ha mai riconosciuto la validità dell’atto di indipendenza e anche all’interno dello stesso Kosovo l’accoglienza non è stata positiva da parte di tutte le componenti etniche, in particolare da quella serba.

LA SITUAZIONE ETNICA E POLITICA
Infatti, uno degli aspetti più delicati, che ha contribuito a fare dei Balcani “la polveriera d’Europa”, riguarda proprio la distribuzione etnica della popolazione. Esiste da sempre grande eterogeneità all’interno dei confini politici del Kosovo: la maggioranza demografica è albanese, seguita da gruppi serbi, turchi, gorani, rom e infine bosgnacchi (bosniaci musulmani). Come è noto, le rivendicazioni politiche sono state frequenti e accese nel corso della seconda metà del XX secolo.

1998-1999: DALLA GUERRA ALLA “MISSIONE UNMIK”
È alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, che il crescendo di spinte nazionalistiche arriva a un punto di non ritorno anche in Kosovo: tra 1998 e 1999, la regione fu sconvolta da uno dei conflitti più sanguinosi delle guerre in ex Jugoslavia. La contrapposizione più aspra si verificò tra Albanesi (90% della popolazione) e Serbi (distribuiti nelle aree settentrionali), che fin dagli anni ’80 erano in contrasto aperto.

La guerra ebbe fine soltanto con l’intervento NATO, al quale seguì, dal 1999 un lungo periodo di amministrazione internazionale da parte delle Nazioni Unite: prerogative della missione “UNMIK” erano neutralità nei rapporti tra Serbia e Kosovo e facilitazione dei negoziati.

Questo, però, accadde solo sulla carta. La gestione internazionale del territorio kosovaro portò di fatto a una distanza sempre maggiore dalla Serbia e a una volontà, progressivamente condivisa anche dall’ONU, di autonomia.

I NEGOZIATI CON LA SERBIA E LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA
Così, nel 2006 si apre una nuova fase di negoziati per stabilire la condizione politica del Kosovo. I leader serbi e kosovaro-albanesi si incontrarono a Vienna sotto la supervisione di Martti Ahtisaari, ex Primo Ministro finlandese e inviato ONU che, appunto, proponeva la sovranità del Kosovo e la sua trasformazione in un “protettorato” UE.

Serbia e Russia si opposero duramente al disegno delle Nazione Unite; Mosca reputava che l’indipendenza del Kosovo costituisse una violazione del diritto internazionale nonché un precedente politico per altri contesti analoghi.

Il 17 febbraio del 2008 si giunge comunque alla dichiarazione di indipendenza, un accordo – va sottolineato- unilaterale e ancora oggi ritenuto illegale dal governo serbo. Anche Spagna, Romania, Cipro, Grecia, Slovacchia e Bosnia-Erzegovina non ne hanno riconosciuto la legittimità.

LA SITUAZIONE ATTUALE E LE NUOVE TENSIONI
Attualmente la percezione e i “sentimenti” della Comunità Internazionale rispetto al Kosovo sono diversi e complessi. Lo scorso 15 dicembre, Pristina ha inoltrato domanda di adesione all’Unione Europea: un passo in avanti per la situazione sociale politica del paese, e allo stesso tempo un ulteriore fastidio per Belgrado.

A questo si aggiunge la recente “questione delle targhe automobilistiche”, cioè la messa al bando in Kosovo delle targhe automobilistiche serbe e l’obbligo di re-immatricolazione delle auto serbe. Apparentemente calmato grazie alla mediazione UE, il malcontento sembra essere riemerso e all’atto pratico la situazione rimane ancora oggi tesa e irrisolta.

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