lunedì, 27 Maggio 2024

Europa, promesse con selfie e bandiere gialloblù: tutto questo non salverà Kiev dalle bombe russe

Standing ovation tra gli applausi, foto di rito, esecuzione dell'inno ucraino, l'aula che si tinge di gialloblù e bandiere dell'Unione. Sì, tutto bello, a tratti commovente, ma Zelensky è stato molto chiaro: "Non posso permettermi di tornare a casa senza risultati". Parafrasando: degli applausi di Roberta Metsola, Ursula Von der Leyen e Charles Michel, adesso, non me ne faccio proprio nulla"

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Nella giornata di ieri, 9 febbraio, il Presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, è stato accolto come un eroe dal Consiglio dell’Unione europea. Standing ovation tra gli applausi, foto di rito, esecuzione dell’inno ucraino, l’aula che si tinge di gialloblù e bandiere dell’Unione. La Premier della Finlandia, Sanna Marin, scatta un selfie con il presidente ucraino. Sì, tutto bello, a tratti commovente, ma Zelensky (che definisce i Paesi Ue degli amici) è stato molto chiaro: “Non posso permettermi di tornare a casa senza risultati“. Il messaggio è chiaro, gli applausi di Roberta Metsola, Ursula Von der Leyen e Charles Michel, adesso, non sono tanto d’aiuto. Zelensky ha tolto ogni dubbio: “Il mio è un punto di vista pragmatico, ci servono armi“. Proviamo a parafrasare: le promesse e le bandiere giallobù non salveranno Kiev dalle bombe russe. Intanto, questa mattina, le forze armate di Putin hanno colpito alcuni siti energetici presso Kharkiv, Dnipro e Zaporijia.

Altre sanzioni in arrivo: fino ad ora non hanno rallentato il Cremlino

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha incentrato il suo intervento sulla questione delle sanzioni alla Russia. Verranno colpiti i propagandisti di Vladimir Putin, alti funzionari e gerarchi militari. Il decimo pacchetto di sanzioni è pronto per essere messo in atto. Nel mentre, Emmauel Macron, attuale Presidente della Francia, insiste affinché vengano ulteriormente colpiti i mercenari russi del gruppo Wagner, che fanno storcere il naso all’Eliseo a causa della loro supposta presenza in alcune regioni dell’Africa. Per quanto si possa rimanere a discorrere, le sanzioni non hanno fermato l’avanzata delle truppe del Cremlino, che adesso, anzi, hanno quasi il controllo totale del Donbass. L’idea del presidente russo sarebbe quella di aprire un canale con la Crimea, annessa alla Federazione il 16 marzo 2014. Mentre, come riporta Ukrinform quotidianamente, i generali ed ufficiali ucraini rilevano un’ingente raggruppamento di forze del Cremlino nella zona tra Mariupol e Lugansk, l’Occidente promette invio di armi ma non prima del mese di marzo (soltanto la Polonia ha messo a disposizione i celebri carri armati Leopard nell’immediato). Il Governatore della provincia di Lugansk, Serhiy Haidai, ha avvertito: “Stiamo notando una moltitudine di truppe russe raggiungere il confine orientale. Stanno usando armi e munizioni in modo diverso ultimamente, stanno cercando di risparmiare in previsione di una maxi offensiva su vasta scala. Si prenderanno dieci giorni, dal 15 febbraio ci aspettiamo di tutto” ha detto Haidai alla tv ucraina il 6 febbraio.

Sì a Kiev, no alla guerra a Putin: è possibile?

Siamo con voi, invieremo caccia e sistemi di difesa, e vinceremo” ha detto durante l’incontro di ieri Roberta Metzola, Presidente del Parlamento europeo. Subito dopo, una bandiera dell’Unione è salatata fuori dal cassetto di una delle scrivanie ed è stata esposta tra le mani di Zelensky e Metzola stessa. Il Presidente ucraino si è allora fatto scappare qualche lacrima di commozione, ma ha voluto ribadire il suo messaggio: “Dobbiamo rafforzare la cooperazione militare“. Secondo la Von der Leyen, l’Ucraina starebbe accelerando le operazioni per entrare nella Ue: nel mentre però il Paese sta cadendo sotto le bombe russe. La Ue non sembra avere le idee molto chiare su quello che sta accadendo. Mentre il Regno Unito parla a viso aperto e chiarisce a Zelensky di non aver ancora preso una decisione sull’invio delle armi, il Cancelliere tedesco Olaf Scholz nei giorni scorsi ha pubblicamente lanciato un rebus non facile da risolvere: “Putin non ha mai minacciato né me né la Germania” ha dichiarato Scholz in un’intervista al quotidiano berlinese Bild, sottolineando che la Germania non vuole condurre una guerra contro la Russia.

Da parte sua, la Federazione del Cremlino accusa gli Stati europei di fare il doppio gioco: fingere di non voler fare la guerra a Vladimir Putin ed allo stesso tempo essere favorevoli all’invio di armi a Kiev. Non solo, secondo la Russia, le potenze Occidentali sarebbero colpevoli di aver finto di voler mediare la pace tra lo zar e l’Ucraina già dal 2019, preparando invece sottobanco la escalation militare futura. Escalation che, però, non è ancora avvenuta. Allo stesso tempo è legittimo chiedersi: nonostante alcuni membri della Ue continuino a sostenere che una guerra di difesa non è uno schieramento contro Putin, sostenere militarmente il nemico del Cremlino non è ugualmente armarsi contro il Cremlino? Se la risposta e sì, allora basta promesse, bandiere e falsi schieramenti: mentre nelle aule risuonano gli applausi, a Kiev e dintorni crollano i palazzi.

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