sabato, 22 Giugno 2024

Corruzione al Parlamento europeo, negli atti spunta la definizione “Italian Job”. Giorgi crolla e confessa tutto ai magistrati

Francesco Giorgi, compagno dell'ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, ha confessato crollando davanti i magistrati di Bruxelles. Lo scandalo Qatargate secondo alcuni media greci riguarderebbe 60 eurodeputati. Negli atti degli investigatori compare la definizione "Italian job": oltre al gruppo italiano già arrestato, quindi, ce ne sarebbero altri coinvolti.

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Lo scandalo che da giorni ha messo Bruxelles al centro delle cronache internazionali avanza imperterrito e continua a diffondersi a macchia d’olio su tutto l’europarlamento. “Ho fatto tutto per soldi di cui non avevo bisogno“, confessa Francesco Giorgi – il compagno dell’eurodeputata greca Eva Kailiuno dei quattro arrestati nell’inchiesta della procura belga.

La confessione di Giorgi e il rapporto con Panzeri

Giorgi ha quindi confermato tutto lo schema che lo vede coinvolto nel Qatargate. L’uomo è crollato davanti ai magistrati di Bruxelles, ammettendo di aver agito illegalmente e si è detto pentito. Oltre alla confessione, il 35enne di Abbiategrasso ha anche cercato di proteggere la sua compagna, la vicepresidente ora destituita del Parlamento europeo e madre della loro figlia di 22 mesi, chiedendo che venisse scarcerata. Stando a quanto raccontato ai magistrati belgi, il rapporto tra Giorgi e Panzeri è cominciato circa 13 anni fa. Il primo incontro tra i due è avvenuto infatti poco prima del trasferimento di Giorgi a Bruxelles: a detta dell’assistente europarlamentare di Cozzolino, si erano visti a una conferenza. “Gli ho chiesto di prendermi per uno stage e lui lo ha fatto” e da lì è iniziata una lunga collaborazione. Negli anni Panzeri è diventato di fatto il mentore di Giorgi, che gli faceva da assistente e veniva introdotto negli ambienti della politica.

Tutto cambia nel 2019 quando Panzeri non viene rieletto, con Giorgi che ha continuato ad aiutarlo. Il giovane milanese ha cominciato quindi ad occuparsi della “cassa” dell’organizzazione. Un atto di riconoscenza nei confronti di chi lo aveva fatto lavorare con la politica, ha spiegato Giorgi, ma anche per denaro. Soldi di cui “io non avevo davvero bisogno”, dato che lo stipendio da assistente era di circa 2500 euro al mese.

“Italian job”

Le indagini proseguono spedite e secondo i media greci, nel Qatargate sarebbero coinvolti 60 eurodeputati. “Italian job”, questa la definizione che si può trovare negli atti degli investigatori. Un sistema, all’interno del Parlamento europeo e in particolare del gruppo Socialisti&Democratici, che per conto del Marocco e del Qatar ha “rappresentato un pericolo certo per l’equilibrio della democrazia“. Secondo gli inquirenti, il gruppo principale era composto da Antonio Panzeri e Francesco Giorgi, attualmente agli arresti. Il primo collegamento diretto, restando alla ricostruzione degli investigatori, era l’europarlamentare del partito democratico Andrea Cozzolino, per il quale Giorgi lavorava. Mentre gli altri parlamentari “vicini” citati negli atti risultano Eva Kaili, Maria Arena, il capogruppo del Partito democratico Brando Benifei e Alessandra Moretti. Cozzolino era il presidente della delegazione per le relazioni con i Paesi del Maghreb e delle commissioni parlamentari miste Ue-Marocco. Ma era anche membro della commissione Diritti umani, dalla quale sono passate le risoluzioni più problematiche per il Qatar. Ricopriva dunque un ruolo di rilievo per i due principali “finanziatori” del gruppo.

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