sabato, 13 Agosto 2022

Covid, primo caso di contagio da gatto a uomo. Bimbi ancora bersaglio del virus: al via farmaco sperimentale

Cresce la preoccupazione per i bimbi non vaccinati. Quelli senza alcuna dose di vaccino risulterebbero ancora i bersagli privilegiati del virus. Uno studio condotto da un team scientifico thailandese apparso su Emerging Infectious Diseases avrebbe dimostrato il passaggio del virus dal gatto all'uomo.

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Arriva dalla Thailandia il primo caso di una persona che avrebbe contratto il Covid-19 a causa del contagio di un gatto. È quanto si legge sulla rivista scientifica Nature, dove uno studio ad hoc, condotto da un team scientifico thailandese e poi apparso su Emerging Infectious Diseases, avrebbe dimostrato il passaggio del virus dal felino all’uomo. A quanto pare, nell’agosto del 2021, padre e figlio, dopo essere risultati positivi al virus, sarebbero stati trasferiti presso il reparto di isolamento della struttura ospedaliera della Prince of Songkla University.

Nell’occasione anche il micio sarebbe stato sottoposto a tampone nasale, risultando effettivamente positivo. Durante il tampone, la veterinaria sarebbe stata contagiata dagli starnuti del gatto. Nonostante la dottoressa indossasse guanti monouso e una mascherina di tipo N95, senza schermi per il viso o occhiali protettivi per gli occhi, tre giorni dopo l’esposizione al gatto è risultata sintomatica. Grazie a una mirata analisi genetica è arrivata la conferma del contagio della veterinaria, infettata dalla stessa variante contratta dal felino, oltre che dal padre e dal figlio.

Bimbi non vaccinati, cresce l’incidenza dei casi

Se da un lato la rarità di una possibile trasmissione del virus dal felino all’uomo appare quasi lontana dalla nostra realtà, dall’altro cresce significativamente la preoccupazione per i più piccoli, soprattutto i bimbi non vaccinati. A più di 2 anni di distanza dall’emergenza pandemica, i bimbi senza alcuna dose di vaccino risulterebbero ancora i bersagli privilegiati del virus. Stando a uno studio dell’ISS (Istituto Superiore Sanità), e poi reso noto sulla rivista Lancet, nella fascia di età dai 5 agli 11 anni, l’efficacia del vaccino è risultata nettamente inferiore rispetto a quella riscontrata negli studi autorizzativi, con una protezione del 29% contro l’infezione e del 41% contro la malattia considerata più grave. Tuttavia, per i bimbi non vaccinati l’incidenza dei casi potrebbe raddoppiarsi rispetto a coloro che, in precedenza, erano già coperti da almeno 2 dosi.

Sono circa 767mila i casi riscontrati nella fascia di età che va dai 5 agli 11 anni. L’incidenza più alta si è registrata nei più piccoli non vaccinati (426mila ogni 100mila persone), e la più bassa nei vaccinati con almeno due dosi (234mila ogni 100mila persone). Inoltre, nel periodo preso in esame, sono stati riscontrati 644 casi severi da Covid-19, tutti ricoverati. Di questi, 15 sono finiti in terapia intensiva e 2 sono deceduti. L’incidenza di malattia severa è risultata il doppio nei non vaccinati (0,6 ogni 100mila persone contro 0,3).

Lo studio è stato condotto in un periodo particolare, quando è stata registrata la predominanza della variante Omicron. Il vaccino, pertanto, si conferma lo scudo privilegiato per annientare il virus. Ed è proprio per questo che allo studio di Pfizer e BionTech, si cominciano a sperimentare vaccini di nuova generazione, in grado di proteggere dalle nuove varianti del virus. Un farmaco, dunque, ancora sperimentale, pensato per fornire una valida alternativa i vaccini e contrastare possibili varianti. I test sull’uomo cominceranno a partire dalla seconda metà dell’anno.

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