domenica, 3 Luglio 2022

Nidi d’Arac, “Nanti li 90’s”: l’album antologico che celebra 25 anni di world music italiana

Un disco live unplugged per celebrare i 25 anni di musica dei Nidi d’Arac. Esce il 15 giugno “Nanti li 90’s”, il nuovo lavoro della band di origine salentina fondata a Roma a fine anni Novanta da Alessandro Coppola, tra le pioniere della world music italiana.  L’album è prodotto dall’etichetta francese Emme Records con il sostegno di Puglia Sounds Record, ed è disponibile in formato fisico e in tutti gli store online.

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Un disco live unplugged per celebrare i 25 anni di musica dei Nidi d’Arac. Esce il 15 giugno “Nanti li 90’s”, il nuovo lavoro della band di origine salentina fondata a Roma a fine anni Novanta da Alessandro Coppola, tra le pioniere della world music italiana.  L’album è prodotto dall’etichetta francese Emme Records con il sostegno di Puglia Sounds Record, ed è disponibile in formato fisico e in tutti gli store online.

Un’antologia di nove brani tra i più amati dei Nidi d’Arac, che celebra gli anni Novanta, il fermento che ha portato all’esplosione della cultura glocal, l’incontro in musica fra tradizioni ereditate dalle culture popolari e le nuove accelerazioni del mondo metropolitano.

La trilogia video live unplugged che ha anticipato l’uscita del disco (“Se tuerni”, “Danza e onore”, “Ei”) prodotta da Emme/Puglia Sonds Record e realizzata da Valentina Pascarella, conduce nel vivo delle registrazioni in presa diretta.

Domenica 19 giugno i Nidi d’Arac saranno a Torella dei Lombardi (Avellino) ospiti del Premio Sergio Leone Sapori antichi, per la data 0 del “Nanti li 90’s tour”. Mercoledì 13 luglio è in programma il la data ufficiale d’esordio del tour 2022 al Medimex di Bari. La prima data del tour europeo è invece l’8 settembre al Festival Nuits de la culture di Esch/Alzette (Lussemburgo).

Nono album, nove brani: Nanti li 90’s
A cavallo di fine millennio, “nanti li 90’s” («intorno agli anni Novanta» in dialetto salentino) il gruppo unisce il background salentino del leader Alessandro Coppola con la cultura dei centri sociali, luoghi di fermento e sperimentazione. Nell’incontro tra tradizione rurale e musica elettronica i Nidi d’Arac trovano il loro inconfondibile stile e la cifra del loro successo, affermandosi come una delle band più seguite della nuova scena world in Italia. Negli anni hanno calcato alcuni tra i più importanti palchi del mondo, tra cui il Womad Festival fondato da Peter Gabriel (Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Spagna).

Molti sono i musicisti, produttori, dj che ruotano intorno al progetto, concepito come un gruppo “aperto”, contribuendo a creare un suono sempre differente ma allo stesso tempo filologico. Questa lunga storia di palchi e collaborazioni viene ora rievocata e ancora una volta trasformata. A quattro anni di distanza dall’ultimo lavoro, il postmoderno ed eclettico “Face B”, il nono album dei Nidi d’Arac cambia decisamente rotta con la scelta di un sound acustico che racconta gli esordi e la maturità della band. “Sfidando” le sonorità elettroniche, la formula unplugged conferisce nuovi accenti e significati, uno stile intenso e poetico, dal carattere decisamente contemporaneo.

I Nidi d’Arac sono oggi Alessandro Coppola (voce), Edoardo Targa (basso), Lucia Cremonesi (viola), Julian Bellisario (batteria). Al disco partecipano inoltre diversi artisti ospiti: la cantante pugliese Alessia Tondo (nel singolo “Osce” e in “N’autra parola”) i chitarristi Alberto Bassani (Roma) e Frank Cosentini (Parigi), il musicista, cantante e producer franco-algerino Meta (Parigi).

nove brani dell’album antologico, scritti intorno a millennio, sono tratti dagli album “Ronde noe” (1999), “Tarantulae” (2001), “Jentu” (2003) e sono “Se tuerni” (Jentu), “Danza e onore” (Tarantulae), N’autra parola” (Ronde noe), “Jentu” (Jentu), “Osce” (Tarantulae), “Sule de iernu” (Ronde noe), “Camina ciucciu” (Jentu), “Mara la vita” (Jentu), “Ei” (Ronde noe).

Le tracce sono state registrate presso Officina Musicale a Roma e EPJ Mahalia Jackson a Parigi, in larga parte in presa direttaun momento importante per il lavoro sull’album, una modalità che è anche un “manifesto”, un ritorno ai valori della vicinanza e della condivisione dopo la distanza forzata imposta dalla pandemia. Una risposta “fisiologica” che recupera un modo “artigianale” di fare musica richiamando il tempo dell’analogico, dei suoni acustici, dello stare insieme e in presenza.

«Gli anni Novanta sono anni di domande, di proposte, di nuove visioni – commenta Alessandro Coppola – dopo la caduta del Muro di Berlino si riusciva a guardare lontano, e nel guardare lontano si metteva a fuoco se stessi. Sono gli anni della cultura glocal: si riscoprono le proprie radici per portarle nel “villaggio globale”, nella metropoli dove sempre più le culture si uniscono. Noi eravamo studenti universitari assetati di esperienze e di sperimentazione, i centri sociali sono stati la nostra fucina. Gli studi di ricercatori come Georges Lapassade e Piero Fumarola ci ispiravano ad approfondire gli stati di transe, i riti legati alla possessione del tarantismo; il nostro mondo era però quello del trip hop, del drum and bass, del dub: abbiamo preso l’anima primordiale delle culture popolari, legandola al contemporaneo, e questo ha determinato il nostro modo di fare musica, un uso del dialetto e un dialogo con la tradizione molto diversi rispetto al passato».

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