mercoledì, 29 Giugno 2022

Sri Lanka al collasso, spettro blackout di 15 ore: morti e feriti alle proteste contro il presidente

In Sri Lanka non si trovano più gli alimenti basilari e il cibo in commercio ha prezzi astronomici. Non c'è più benzina per fare rifornimento, né gas per cucinare. Il primo ministro, fratello dell'attuale presidente, si è dimesso il 9 maggio scorso e i suoi sostenitori hanno distrutto i luoghi delle proteste contro il leader cingalese e ucciso 9 manifestanti.

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“La situazione è peggiorata: non si trovano più verdure e altri alimenti basilari; i prezzi dei cibi che sono ancora in commercio sono aumentati notevolmente, per esempio il burro è passato da 400 a 1.475 rupie (3,85 euro) per 227 grammi di prodotto”. Shirmin ha 31 anni. Si è trasferita in Italia dallo Sri Lanka quando era bambina e si è laureata l’anno scorso in Medicina con il massimo dei voti. Ha un rapporto molto stretto con la sua terra natia e con la sua famiglia, con amarezza ci racconta quanto la sua amata patria sia sull’orlo del baratro per la più grave crisi economica degli ultimi 73 anni. “Quando sono stata in Sri Lanka a febbraio la situazione non era così grave e proteste non ce n’erano. Toglievano la corrente 4 ore al giorno in base alle zone: a Colombo, capitale commerciale della nazione, le zone centrali, dove abitano le persone più ricche e facoltose, non avevano questo tipo di problemi. La città è suddivisa in distretti e Colombo 7 è l’area di residenza dei politici e delle personalità di spicco. Questo ha portato la popolazione a iniziare le proteste. Pochi giorni fa ho ricevuto l’abituale chiamata dei miei parenti, e mia nonna, che ha 78 anni e sta bene economicamente, mi ha raccontato che al momento è costretta ad accendere il fuoco con la legna e a cucinare così perché non c’è più gas. Non ci sono praticamente differenze tra poveri e benestanti. I poveri vivono in queste condizioni dal 2019, ma adesso che anche le persone agiate si ritrovano nella stessa situazione, le proteste si sono fatte più forti. Mia nonna è stanca e anziana, con condizioni di salute precarie, e per evitare di accendere il fuoco 3 volte al giorno cucina la mattina per tutta la giornata. I miei nonni passano gran parte del tempo seduti fuori casa, perché senza corrente i ventilatori non funzionano e dentro casa fa troppo caldo“.

La povertà in Sri Lanka è in rapido e costante peggioramento, continuano le proteste in tutto il mondo per richiedere le dimissioni del presidente Gotabaya Rajapaksa. Il 9 maggio scorso ha intanto lasciato la carica di primo ministro Mahinda Rajapaksa, fratello del presidente in carica nonché ex leader dello Sri Lanka. Questa mossa politica non è stata sufficiente a placare le controversie che da mesi vengono portate avanti con manifestazioni pacifiche basate su fiaccolate e striscioni con su scritto “Go home Gota”. La sera del 9 maggio i sostenitori dell’ex premier, molti dei quali detenuti evasi, sono andati in “spedizione punitiva” contro i protestanti, picchiandoli selvaggiamente e distruggendo le tende e il luoghi dei sit-in. Durante questi assalti, le violenze sono state così brutali da portare alla morte almeno 9 manifestanti e provocare oltre 200 feriti. Nel momento in cui gli attacchi sono rallentati, è stato chiesto ai sostenitori di Mahinda il motivo per cui si fossero messi contro di loro, anziché unirsi alle proteste per migliorare le condizioni del popolo: sembrerebbe che il governo abbia pagato 2mila rupie a ognuno di loro per sbaragliare queste manifestazioni. Tuttavia è stata avviata un’inchiesta per cercare una possibile correlazione tra i detenuti e Mahinda, perché sembrerebbe che i prigionieri siano stati condotti dal capo del carcere alla dimora del primo ministro la mattina di quel giorno, prima delle dimissioni.

Si sa che la violenza genera violenza ed è quello che è successo a seguito delle azioni dei sostenitori di Mahinda: i manifestanti hanno reagito agli attacchi ricevuti incendiando le case patronali di 38 politici al governo, portando il presidente in carica a dichiarare un nuovo stato di emergenza e a ricorrere all’utilizzo dell’esercito per le strade, con l’ordine di sparare a vista in caso di attacchi e distruzione di beni governativi. Intanto, il 12 maggio Gotabaya Rajapaksa ha assegnato l’incarico di primo ministro a Ranil Wickremesinghe, che è al suo quarto mandato in questo ruolo.

Le condizioni in cui la popolazione si ritrova rasentano la follia e riportano al buio periodo del medioevo. Buio in tutti i sensi, visto che, rispetto a un mese fa, per cercare di risparmiare il governo sta valutando di togliere la corrente per la bellezza di 15 ore al giorno, lasciando quindi solo 9 ore di elettricità a disposizione delle persone. Da qui alcune domande sorgono spontanee: se con 10 ore senza corrente molte attività hanno chiuso, come andrà a finire con 15? E le persone che vivono già in povertà e magari si trovano a dover fare scorte di cibo da tenere congelate per razionarle nel tempo come faranno? E tutti i ragazzi che tornano da scuola e come potranno studiare nel momento in cui cala la sera e giunge l’oscurità?

Tra gli innumerevoli problemi che il popolo sofferente e già stremato deve affrontare c’è anche la questione del rifornimento per i mezzi di trasporto privati. Il 17 maggio, il nuovo primo ministro ha annunciato che a decorrere da quella data la benzina non sarebbe stata più disponibile all’interno delle stazioni di servizio, per la mancanza di risorse finanziarie da destinare all’importazione di ulteriore carburante. Lo Stato infatti dovrebbe stanziare 75 milioni di dollari, ma la disponibilità economica del Paese è scesa da 1,9 miliardi della fine di aprile a 1 miliardo di dollari, con cui lo Sri Lanka deve pagare gli alimenti e le materie prime necessarie, perciò non è possibile permettere alle navi che trasportano la benzina di attraccare e scaricare, pur essendo al momento ormeggiate vicino alle coste. Gli stessi impiegati governativi non stanno percependo lo stipendio, pertanto il presidente sta valutando di ricominciare a stampare soldi rischiando di svalutare ulteriormente la moneta locale che dal mese scorso, in cui 1 euro valeva 352 rupie, è arrivata a valerne 383.

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