domenica, 22 Maggio 2022

Alopecia e Body Shaming, non schiaffi da oscar ma empatia. Jada Pinkett Smith: “Insieme alla chioma ho lasciato andare tante cose”

Quando l’alopecia intacca la psiche inizia un vero e proprio circuito distruttivo nei pazienti che ne soffrono. Le relazioni sociali finiscono col diventare il vero grande ostacolo da superare. Un vero e proprio tentativo non premeditato di Body Shaming costringe, ancora una volta, a sacrificare la nostra autenticità quasi volutamente imperfetta a sostegno di un’idea di perfezione sciocca e malandata.

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Un giorno ero sotto la doccia e avevo manciate di capelli tra le mani. Ho pensato, oh mio Dio, sto diventando calva? La risposta è che ho problemi con la perdita di capelli. Hanno cominciato a farmi un sacco di domande sul perché io porti il turbante. È stato uno di quei momenti nella vita in cui ho veramente tremato dalla paura. Per questo motivo continuavo a tagliare i capelli che prima erano protagonisti del mio rituale di bellezza“. Così Jada Pinkett Smith quando, nel 2018, parlò per la prima volta della sua battaglia contro l’alopecia nel programma Red Table Talk. Da quel momento, l’attrice e cantante americana ha cercato in tutti i modi di condividere la sua esperienza attraverso i social e di costruire un sodalizio quasi affabile con la sua alopecia finendo, purtroppo, col diventare la protagonista più discussa in una delle notti più lunghe e attese per il cinema, vale a dire la notte degli Oscar.

La notte degli Oscar 2022

È andata esattamente in questo modo: il presentatore Chris Rock commenta la pettinatura della moglie di Smith che gli ricorda vagamente il Soldato Jane. La Signora Smith alza gli occhi al cielo perché, in quel momento, il desiderio di guardare oltre senza pensarci era più tangibile di qualsiasi volontà di versare una lacrima, finendo per generare un sentimento di pietà e compassione illusoria negli altri. A quel punto Will Smith si alza, colpisce Rock con una sberla e lo invita a non nominare più la sua compagna.

Will Smith e Chris Rock

La cerimonia prosegue ma l’atmosfera festosa dell’inizio lascia spazio a un lungo dibattito a posteriori che non lascia indifferenti. Nonostante le scuse tempestive di Will Smith che in lacrime esordisce con “l’amore ti fa fare cose folli“, tutti, indistintamente, hanno cercato di individuare una valida motivazione a quel gesto inaspettato condannando ogni episodio dimascolinità tossica senza pensare, per un solo istante, alla stato d’animo di Jada, vittima inconsapevole di un sistema che ancora fatica ad accettare la calvizie nelle donne. Insomma, un vero e proprio tentativo non premeditato di Body Shaming che ci costringe, ancora una volta, a sacrificare la nostra autenticità quasi volutamente imperfetta a sostegno di un’idea di perfezione sciocca e malandata.

Cos’è l’alopecia

L’alopecia è una sindrome immunitaria che provoca una progressiva, se non definitiva, caduta dei capelli e può colpire sia le donne che gli uomini, sia nella giovinezza che in età adulta. Nella maggior parte dei casi, il fusto pilifero diventa sempre più sottile e il diradamento diviene sempre più evidente in alcune aree specifiche del capo. Esistono varie tipologie di calvizie verificate che presentano sintomi differenti in ogni paziente: da quella androgenetica a quella areata e totale, forse tra quelle più insidiose da accettare, per poi passare a un’alopecia da stress che si conferma, il più delle volte, come quella “passeggera”. Non esiste una cura definita all’alopecia ma, tutto sommato, affidandosi a dei dermatologi competenti, può essere individuato il trattamento più mirato per limare, in parte, grazie all’utilizzo di lozioni specifiche per il cuoio capelluto, la caduta e migliorando visibilmente la struttura del fusto, cercando di tenere in vita i bulbi piliferi ancora attivi. Eppure, così, la caduta dei capelli potrebbe sembrare quasi una passeggiata da affrontare, ma la realtà dei fatti è tutt’altro che rosea e speranzosa.

Quando l’alopecia intacca la psiche inizia un vero e proprio circuito distruttivo nei pazienti che ne soffrono. Le relazioni sociali finiscono col diventare il vero grande ostacolo da superare: il solo pensiero che l’attenzione altrui possa essere focalizzata su una fiacca capigliatura piuttosto che su una piacevole conversazione, diviene motivo di un disagio scomodo e allarmante. Chi soffre di alopecia si priva di ogni modalità di contatto dal vivo per il timore di suscitare scherno, da parte chi non sa, e finta pietà, da parte invece di chi sa, ma non può comprendere, perché “alla fine sono solo capelli“. E allora c’è chi, quasi per vergogna, si affida a un buon parrucchiere che propone come soluzione temporanea exstension o parrucche e chi, invece, come la stessa Jane, decide di continuare a essere semplicemente se stesso: “Venivo da anni in cui mi valutavo su come piacessi agli altri, mi taravo su come gli altri volessero vedermi, non per come pensavo volessi essere io stessa. Ero immersa in questo mondo, ho deciso perciò di essere me stessa e mi sono liberata, finalmente. Avrei voluto farlo da tanto tempo. Ho lasciato andare via tante cose insieme alla chioma, è stata perciò anche una esperienza quasi mistica, sicuramente di riscoperta”.

Se il percorso verso una concreta accettazione di noi stessi appare sempre più tortuoso e impegnativo, la sensibilizzazione verso queste tematiche dovrebbe diventare il primo passo effettivo da compiere per sganciarci, poco alla volta, da quel bisogno soffocante di essere per forza come la società ci impone. Perché, per annientare qualsiasi subdolo tentativo di Body Shaming occorre una cultura di un’empatia sana e genuina, lontana da ogni tentativo di oppressione della nostra personalità. Perché, alla fine, la mancanza totale o parziale dei capelli non potrà mai competere con la nostra individualità unica e irripetibile.

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