giovedì, 19 Maggio 2022

Tamponi fai da te per uscire dalla quarantena, l’ultima follia della politica che si crede Scienza

Chiunque si sia sottoposto a un tampone in farmacia e uno in una postazione Asl conosce bene la differenza. L'ultima volta che me l'ha fatto un operatore addetto appositamente a questo compito ho pianto 20 minuti. Figurarsi fatto da soli. La catena di controllo va a farsi benedire.

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Si scrive auto testing, si legge ultima follia della politica che mette bocca in cose che riguardano la scienza medica. Dal 19 gennaio, salvo auspicati ripensamenti dell’ultimo minuto, in Emilia Romagna basterà un tampone fai da te per certificare la positività e soprattutto la fine della stessa per uscire dall’isolamento. Non per tutti, sia chiaro, e nemmeno con qualsiasi test disponibile sul mercato, la Regione ha posto delle condizioni, ma la sostanza di base non cambia. L’alleanza tra cittadini e sanità pubblica di cui parla l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, è una follia pura e semplice. Perché? È presto detto.

Chiunque si sia sottoposto a un tampone, per esempio in farmacia, e uno invece in una postazione Asl, conosce bene la differenza. L’ultima volta che me l’ha fatto un operatore addetto appositamente a questo compito ho lacrimato 20 minuti per quanto è andato in profondità. Affinché l’esito sia realmente affidabile, l’operatore deve saperlo fare come si deve, deve “scavare”, da qui le lacrime a fiumi. Sottoporsi a tampone non è piacevole. Dire che si può ottenere lo stesso livello di affidabilità è una scemenza, o quantomeno un azzardo. Provocarsi dolore da soli è roba da autolesionisti.

In tutto questo poi, viene meno la tracciabilità di un atto sanitario, finora nelle mani di un pubblico ufficiale. Nessuno potrà infatti garantire che il risultato negativo di quel tampone, caricato sul fascicolo elettronico, corrisponde effettivamente a quel capofamiglia positivo, per esempio, finito in isolamento, costretto a rimanere a casa e quindi non più in grado di lavorare, di guadagnare, di portare i soldi a casa per fare la spesa e pagare le bollette, come nel caso delle partite iva, delle maestranze, dei lavoratori a giornata, dei titolari di piccole attività che vivono solo grazie a quanto incassano da mattina a sera.

In un periodo in cui la gente ha dimostrato di spendere soldi per green pass falsi, di presentarsi all’hub vaccinale con un braccio finto in silicone, di farsi sottoporre a finte somministrazioni, pur di gabbare norme e restrizioni, allentare le maglie del sistema di controllo è l’ultima cosa che bisognerebbe fare. Ferma restando la buona fede e tutti gli accorgimenti tecnico scientifici adottati della Giunta regionale, dell’assessore alla Sanità e del presidente della Regione, dal 19 gennaio in Emilia Romagna rischiamo di avere in circolazione una quantità di falsi negativi pari a 2,5 milioni di persone, tutte quelle cioè che hanno concluso il ciclo primario di vaccinazione secondo i calcoli della Regione stessa, e secondo quanto previsto dalla nuova trovata messa in campo dalla politica che, ricordiamo, non ha nulla a che fare con la scienza.

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