domenica, 24 Ottobre 2021

Homeschooling, non chiamatelo dad: la pandemia triplica gli studenti che rimangono a casa

Si tratta di un metodo d'istruzione molto diffuso e utilizzato all'estero, che sta prendendo sempre più piede anche in Italia, sulla spinta del coronavirus, ma non ha niente a che vedere con la dad.

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Negli ultimi due anni, ormai segnati dalla pandemia da Covid-19, sono sempre di più le famiglie che scelgono di far studiare da casa i propri figli: un vero e proprio boom di homeschoolers. Si tratta di un metodo d’istruzione molto diffuso e utilizzato all’estero, che sta prendendo sempre più piede anche nel Belpaese. Infatti, dal 2018/19 (ultimo anno pre-pandemico), al 2020/21, gli “studenti casalinghi” sono triplicati, passando da 5.126 a 15.361. Anche negli Stati Uniti, nel giro di dieci anni, il fenomeno è raddoppiato. Uno studio condotto dal National Center For Education Statistics ha affermato che, nella fascia di età dell’obbligo, 3,3 milioni di studenti su un totale di 51,5 milioni sono homeschoolers.

Ma cos’è l’homeschooling? Da non confondere con la didattica a distanza (DAD), che consiste in una modalità di insegnamento e apprendimento virtuale, utilizzato nei periodi di lock-down, ma pur sempre legata all’istituto scolastico, il termine homeschooling si traduce in Istruzione Parentale, e consiste nella piena responsabilità dei genitori dell’istruzione dei figli. La formazione avviene quindi nel contesto domestico-familiare senza avvalersi del servizio scolastico offerto dal sistema nazionale. Nella concezione generale, studiare da casa significa farlo usufruendo dei genitori come insegnanti, ma in sempre più casi si tratta in realtà di più famiglie che si organizzano insieme, unendo competenze, risorse e assumendo insegnanti privati. Ogni nucleo familiare decide quale sistema utilizzare a seconda delle convinzioni personali, sviluppando un proprio metodo educativo o personalizzandone uno convenzionale. C’è chi preferisce mantenere una struttura scolastica seguendo quindi il programma e i testi ministeriali e chi invece affronta una materia alla volta, trattando ogni singolo argomento per diverso tempo.

Alla fine dell’anno scolastico, l’homeschooling prevede che lo studente sostenga un esame di idoneità in un istituto statale o paritario per passare alla classe successiva, in modo da accertare l’acquisizione delle competenze necessarie. I dati riportati dal Ministero dell’Istruzione parlano chiaro: questo fenomeno sta riguardando sopratutto i bambini, circa due terzi di questi studenti dovrebbero sedere ai banchi delle scuole primarie. Se tra il 2018 e il 2019 erano circa 2.243, tra il 2019 e il 2020 sono aumentati a 2.926, fino a triplicare nell’ultimo anno, arrivando a 10.046. La questione è simile anche per i ragazzi della fascia d’età da scuola media; se nel 2019 erano 2.256, tra il 2020 e il 2021 sono raddoppiati, toccando quota 4.386. Infine, discorso differente per le scuole superiori, gli alunni che studiano da casa sono diminuiti, passando da 1.030 a 947.

Questo aumento dell’istruzione domiciliare trova le sue cause, forse o sopratutto, nel periodo pandemico che stiamo vivendo. Molte famiglie, hanno visto i figli rimanere in casa per seguire la DAD, e dovendosi fare obbligatoriamente carico della gestione didattica, hanno deciso di rendersi definitivamente autonomi dalle esigenze e dalle valutazioni dell’istituzione scolastica. L’homeschooling è simile ad un’altra modalità d’istruzione, ovvero la scuola parentale dove genitori o tutori si assumano la totale e diretta responsabilità dell’istruzione dei figli ma, in questo caso, in cui è previsto un luogo fisico e la frequenza. È una forma d’istruzione che vede riunire più genitori con lo scopo di creare una dimensione comunitaria basata su un progetto educativo riconosciuto.

Infine, è interessante constare, sempre attraverso i dati ministeriali, le aree d’Italia dove il fenomeno degli homeschoolers si sta diffondendo più velocemente. La prima regione d’Italia ad apprezzare la modalità è al Nord, la Lombardia, dove, dal 2018/19 è passata da 617 a 775 nel 2019/20, fino ai 2.248 “studenti casalinghi” nel 2020/21. Segue al Centro il Lazio, con un dato iniziale di 478 homeschooler nel 2018/19, 656 nel 2019/20 fino ai 1.408 nel 2020/21. Al Sud invece il dato più alto lo registra la Sicilia, tre anni fa erano 424, due anni fa 482 e tra l’anno scorso e quest’anno sono diventati 1.041.

A confermare l’attualità dell’argomento, il Consiglio Provinciale di Bolzano ha approvato un emendamento alla Variazioni di bilancio che prevede più regole, controlli e un esame di fine anno centralizzato per chi sceglie questa modalità d’istruzione. Attualmente, un genitore può tenere a casa il figlio e reinserirlo a scuola quando preferisce; in futuro, si dovrà presentare una domanda entro il 31 luglio, all’iscrizione, cui seguirà un colloquio di consulenza e la dichiarazione di quali persone e in che modalità si prenderanno carico dell’istruzione. Inoltre, durante l’anno, saranno istituite delle visite, anche se, per l’ingresso in proprietà private, ci vorrà il permesso dei genitori. E, come chiesto dalla Garante dei Minori, andrà verificato il benessere emotivo dello studente.

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