martedì, 28 Settembre 2021

PNRR, i sindacati dei portuali: “Un colpo vergognoso ai lavoratoti dei porti”

I sindacati e l'Ancip denunciano criticità su nuove norme introdotte dal PNRR.

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Il Piano Nazionale di Recupero e Resilienza, il PNRR, mira a risollevare le sorti dell’economia del Paese. Non sempre però queste norme tengono conto delle reali esigenze di settore.

L’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali (ANCIP) e i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti denunciano che l’attuale bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza include misure che minacciano direttamente il lavoro portuale e l’assetto del mercato portuale, con nuove normative relative al cumulo delle concessioni e all’autoproduzione.

“L’uso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per modificare alcune importanti norme approvate dal Parlamento, tra cui quella riguardante il tema della regolazione dell’autoproduzione nei porti – ha spiegato l’associazione delle compagnie portuali italiane – rappresenta un fatto gravissimo. Un colpo vergognoso ai lavoratori dei porti”.

I segretari generali Filt Cgil, Stefano Malorgio, Fit Cisl, Salvatore Pellecchia, e Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, affermano che: “Con un solo colpo si inseriscono due norme che stravolgono il mercato regolato dei porti, cancellando decenni di regole e sana occupazione, favorendo perdita di posti di lavoro, precarietà e peggioramento degli standard della sicurezza sul lavoro”.

L’autoproduzione è un tema di scontro da decenni: sostanzialmente consiste nell’obbligo, all’interno dei porti, di affidare i lavori di “carico, scarico, trasbordo, deposito, movimento merci” ai lavoratori delle banchine (camalli, dipendenti diretti dei terminalisti, cioè le aziende che gestiscono su concessione dello Stato le banchine portuali). Gli armatori per queste mansioni invece preferirebbero utilizzare gli equipaggi delle loro navi.

Spiegano i sindacati, che “se fossero confermati i testi del PNRR che stanno circolando, ci troveremmo di fronte ad un’invasione di campo sui temi dei trasporti e dei porti, che dà il segno di come qualcuno confonda ancora una volta le riforme del Paese con la riduzione dei diritti del lavoro, facendo arretrare le lavoratrici e i lavoratori italiani rispetto ai colleghi dei principali Paesi europei”.

Per i tre dirigenti sindacali si tratta di “Un’estrutturazione grave e pesante che colpisce ancora una volta il lavoro portuale ed i suoi addetti con pesanti ricadute sulla sicurezza, a vantaggio di alcuni grandi armatori”. Tutti i lavoratori dei porti italiani fanno appello al ministro del Lavoro Orlando, e al ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Giovannini, affinché tale norma venga cancellata dal documento del Recovery. “Sale in noi la curiosità nel sapere quale “manina”, e per quali interessi di parte, abbia agito per inserire tale indicazione. Su questo punto andremo fino in fondo“.

Intanto nella bozza del PNRR c’è un altro capitolo che riguarda i porti ed è legato al trasporto ferroviario. Per il Nord del Paese “si potenzieranno le tratte ferroviarie Milano-Venezia, Verona-Brennero e Liguria-Alpi, migliorando i collegamenti delle aree a nord con i porti di Genova e Trieste per servire i traffici oceanici”.

I sindacati chiedono maggiore chiarezza e soprattutto un confronto preventivo con le parti sociali chiamate poi ad affrontare le evidenti ricadute derivanti da questa ulteriore forzatura. 

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