sabato, 15 Giugno 2024

Hikikomori, “ritirarsi dalla vita sociale”: il fenomeno cresce tra i giovani italiani

Il fenomeno degli adolescenti che si recludono in camera sta aumentano, gli Hikikomori sono sempre di più anche in Italia.

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Hikikomori è un termine giapponese che significa “stare in disparte”, viene utilizzato per indicare gli adolescenti che decidono volontariamente di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, alle volte anni. Si rinchiudono nella propria abitazione, evitano qualunque tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta anche con i familiari.

Il fenomeno colpisce soprattutto giovani tra i 14 e i 30 anni, le indagini condotte dal governo giapponese hanno identificato oltre 1,5 milione di casi. In Italia, soprattutto a seguito della pandemia che ha estremizzato il problema, l’attenzione nei confronti del fenomeno sta aumentando. Nel nostro paese non ci sono ancora dati ufficiali, ma si stima ci siano circa 100mila casi.

Secondo gli psicologi, i giovani più colpiti sono colore che sperimentano una forte ansia sociale e che faticano a relazionarsi con i coetanei nonostante l’elevato QI. Avendo difficoltà relazionali a causa di un carattere introverso (e, in alcuni casi, predisposto alla depressione), cercano approvazione e successo nel mondo virtuale, diventando a volte campioni di videogiochi (i cosiddetti nerd).

La condizione Hikikomori ha impatto negativo su alimentazione e attività fisica, totalmente trascurate, così come la cura della propria persona. Vivono di notte e dormono di giorno, invertendo completamente il ritmo sonno-veglia. Inizialmente non escono più a casua dell’ansia sociale, ma successivamente si insinua l’ansia del tempo perso, accompagnata dalla sensazione di non poter più fare nulla per rimediare alla loro vita che ritengono ormai compromessa. Inoltre, perdendo contatto con la realtà, aumenta il rischio di sperimentare disturbi dissociativi.

Sono due i fattori cruciali per i giovani in questa situazione: il rapporto con la tecnologia e le relazioni con i genitori. Quest’ultimi, infatti, sono fondamentali per aiutare l’adolescente a interrompere questo circolo vizioso. La tecnologia, invece, è l’arma di cui si servono gli Hikikomori per rinchiudersi sempre di più in sè stessi.
Lo scorso aprile, in Sicilia, si è tenuto un convegno organizzato dal pediatra e deputato regionale M5S Carlo Gilistro. L’obiettivo è aiutare i genitori a riconoscere i primi campanelli d’allarme di questo fenomeno in crescita anche in Italia, accendendo i riflettori su un problema che in molti durante la pandemia hanno sottovalutato. I primi segnali sono le frequenti assenze da scuola, l’abbandono delle attività sportive, il rifiuto di partecipare agli eventi sociali, l’astinenza da internet, atteggiamenti ossessivo compulsivi, autoreclusione e dipendenza dal digitale.
Tuttavia, non basta fare appello alla forza di reazione dei genitori, sono necessari investimenti da parte del governo. Un aiuto potrebbe essere l’istituzione di appositi spazi ascolti, oltre al numero verde già attivo 389 127 82 91. Resta fondamentale non colpevolizzare i genitori, bensì aiutarli. Solo quest’ultimi hanno il ruolo e la rilevanza affettiva necessaria in adolescenza per far uscire i giovani Hikikomori dalla loro condizione.

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