sabato, 22 Giugno 2024

Italia, riconoscimento stato palestinese: parlano i vertici nazionali

Indicative dichiarazioni di alcune delle voci più importanti del panorama politico internazionale rispetto allo statuto della Palestina.

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Dopo la storica decisione dei premier di alcuni paesi europei, non è tardata la reazione di alcuni esponenti politici dello stivale. Davanti ai microfoni di RaiNews, il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che “l’Italia è favorevole al riconoscimento della Palestina”. La condizionale sarebbe però che l’eventuale governo palestinese dovrebbe necessariamente riconoscere lo statuto di Israele, in linea con la narrazione del G7, a cui il governo Meloni si allinea.

Non si è fatta mancare la risposta dell’ex premier Giuseppe Conte. Il politico pentastellato, in un perentorio tweet su X (ex-Twitter), mostra tutta la sua riluttanza alla linea politica adottata dal governo Meloni. Secondo Conte, l’Italia sarebbe ridotta al fanalino di coda del G7, dato che tutto ciò che questo esecutivo sta mettendo in atto è semplicemente un allineamento alle decisioni del forum intergovernativo internazionale. “L’Italia non guida, l’Italia non sceglie, l’Italia si gira dall’altra parte. Come quando si sono astenuti sulla tregua e cessate il fuoco, mentre morivano migliaia di donne e bambini palestinesi sotto le bombe a Gaza”.

Voci fuori dal coro

Il tono del politico pugliese riflette per certi versi le parole pronunciate dall’ambasciatore palestinese in Italia Abeer Odeh. Il suo commento sulle decisioni dei paesi europei di riconoscere la Palestina come sovrana porta con sé l’augurio che anche l’Italia prenda la stessa strada. Secondo l’ambasciatore, nonostante il governo di Roma abbia sempre sostenuto la soluzione “due popoli, due paesi”, l’Italia non ha ancora fatto nessun passo decisivo in merito alla scottante questione. “Da oggi siamo più fiduciosi che il diritto trionfi sulla barbarie e sulla prepotenza di un’occupazione che dura da decenni in barba alle risoluzioni e alle leggi internazionali che ne chiedono espressamente la fine”.

Nonostante il polso fermo del governo Netanyahu, in seno alla Knesset (parlamento israeliano) sorge una voce contrastante. Il leader dell’opposizione Yair Lapid ha esortato il primo ministro Benjamin Netanyahu ad accettare la Palestina come Stato, a determinate condizioni e dietro garanzie, riporta l’agenzia turca Anadolu.

È importante sottolineare che tutto ciò accade mentre, nella notte, c’è stata un’indicativa telefonata tra il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin e il suo collega israeliano Yoav Gallant. Il contenuto della chiamata riflette direttamente le posizioni USA sulla scottante questione. Il segretario statunitense dichiara “vergognoso” il mandato d’arresto richiesto dall’ufficio di Karim Khan, e ribadisce la posizione del governo Biden secondo cui “il primo interesse resta quello di sconfiggere Hamas”. Tutto ciò conferma la posizione strettamente belligerante degli Stati Uniti che, nei giorni scorsi, non solo hanno obiettato sul cessate il fuoco proposto dall’assemblea ONU, ma hanno anche promesso un ulteriore rifornimento di armi ad Israele del valore di 1 miliardo di dollari. Questo in barba agli 800mila civili in fuga da Rafah, ultima roccaforte della popolazione palestinese.

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