domenica, 14 Aprile 2024

Gaza, l’Onu lancia l’allarme sulla carestia: Biden a colloquio telefonico con Netanyahu

Mentre la comunità internazionale esercita pressioni su Israele affinché consenta un maggiore ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, le Nazioni Unite segnalano che la popolazione dell'enclave sta affrontando condizioni paragonabili alla carestia.

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Oltre alle devastanti conseguenze delle bombe, la popolazione di Gaza affronta un’altra minaccia: la fame. Mentre la comunità internazionale esercita pressioni su Israele affinché consenta un maggiore ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, le Nazioni Unite segnalano che la popolazione dell’enclave sta affrontando condizioni paragonabili alla carestia.

Ma cosa significa esattamente “carestia”? Per comprenderlo, occorre fare riferimento al sistema di cinque livelli della scala di insicurezza alimentare sviluppato da un gruppo di organizzazioni internazionali ed enti di beneficenza noto come ‘Integrated Food Security Phase Classification’. Quando si raggiunge il quinto livello, si è in presenza di una carestia, mentre al terzo si parla di “crisi” e al quarto di “emergenza”.

Secondo le Nazioni Unite e gli esperti della ‘Famine Review Committee’, una carestia si verifica quando, in una determinata area, almeno il 20% delle famiglie si trova ad affrontare una mancanza estrema di cibo, almeno il 30% dei bambini soffre di malnutrizione acuta e due persone ogni 10.000 muoiono ogni giorno a causa della fame o di malattie legate alla mancanza di cibo adeguato.

Al termine dello scorso anno, i funzionari delle Nazioni Unite hanno dichiarato che circa 377.800 persone, ovvero circa il 17% della popolazione di Gaza, si trovavano al quinto livello della scala di insicurezza alimentare. Questo significa che queste persone affrontavano le stesse condizioni di coloro che vivevano in aree precedentemente dichiarate zone di carestia, come la Somalia nel 2011 o il Sud Sudan nel 2017.

L’attuale situazione nella Striscia di Gaza è aggravata dalle restrizioni sull’ingresso di aiuti umanitari imposte da Israele. Le spedizioni quotidiane di cibo e aiuti sono drasticamente diminuite al di sotto dei 500 camion necessari ogni giorno per soddisfare i bisogni di base della popolazione. Si sta ora guardando al mare come fonte di aiuti, con navi di organizzazioni umanitarie che cercano di portare soccorso alla regione.

Tuttavia, la carestia e la risposta ad essa sono diventate questioni politiche. La guerra continua a essere la principale causa della carestia, e finché persiste, anche la fame rimarrà un problema. È essenziale che la comunità internazionale agisca per porre fine a questo ciclo di sofferenza e instabilità.

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