lunedì, 15 Aprile 2024

Orvieto Scalo, Community Hub: Mikele Nencini si racconta nel libro esordio ‘Un bambino vestito da niente’

Ma chi è Mikele Nencini? Attore e regista teatrale, pittore, ceramista, make-up artist di alcune importanti dive della scena dello spettacolo italiana, fra cui Franca Valeri e Fiordaliso.

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Venerdì 16 febbraio, al Community Hub di Orvieto Scalo ha avuto luogo la presentazione del primo libro esordio di Mikele Nencini.

Presenti in sala l’attrice e doppiatrice Mariarita Marziali, la Dott.ssa psicologa Mirella Cleri, la Dott.ssa Francesca Compagnucci, Presidente dell’ AGE , il professore Giuseppe Rescifina, l’attore Daniele Barcaroli , l’attrice Elisabetta Misasi , i componenti del corso di lettura tenuto dallo stesso Mikele e dalla moglie Mariarita, l’editore Claudio Lattanzi, il giornalista Valentino Saccà, il poeta Alessandro Focarelli.

Rapporti familiari, amore, individualità, disturbi psicologici e alimentari, sessualità, fede, paternità: tutti questi temi, apparentemente slegati fra loro, tenuti insieme dal filo sottile che rappresenta il percorso di una vita in continua evoluzione, dinamica e travolgente. Il libro segue una struttura ‘ordinatamente disordinata’, andando per temi, per sensazioni, più che seguendo un ordine cronologico. Ironico, tagliente, divertente, profondo, un libro che tratta argomenti delicati con un’apparente leggerezza e un’ottima tecnica di sdrammatizzazione. Nessuna forma di pietismo o perbenismo accompagna i racconti della vita dell’autore: i ricordi dolce-amari nascondono sempre una riflessione nascosta dallo spirito ironico e da una tendenza iconoclasta.

Ma chi è Mikele Nencini? Attore e regista teatrale, pittore, ceramista, make-up artist di alcune importanti dive della scena dello spettacolo italiana, fra cui Franca Valeri e Fiordaliso.

Uno degli snodi narrativi più significativi è, sicuramente, quello che si sviluppa intorno al rapporto madre-figlio. Nencini ripercorre con grande amarezza, grande affetto e una buona dose di humor, ricordi di infanzia e adolescenza.
‘Cara mamma, se un giorno verrai a mancare, non potrò più chiederti: ‘Come si dice in francese quella parola? E in latino? Dai, su, trovami una parola forbita!Non potrò più chiederti, per l’ennesima volta, la ricetta della pastiera che dimentichi sempre di darmi. Anche quando ripenserò a qualcosa che hai detto e che mi ha fatto irritare, non avrò più la possibilità di dirtelo, di discutere con te, come facevo sempre, gridando come un forsennato. Lì, in quel momento, avrò la certezza di aver perso qualcosa di fondamentale.’ Racconta delle svariate ‘gaffe’ fatte della madre, come il friggere la mozzarella in carrozza scaduta per non sprecare nulla, i commenti scostanti fatti troppo ad alta voce, riferiti a un’anziana disabile ‘la zoppa’ o agli insopportabili ‘bambini merdosi’ che battevano le mani a tempo della canzone dei sette nani, al cinema.

E’ stata proprio una celebre frase della madre a dare il titolo al libro.
‘Camminavo guardando gli stivali color tortora della mamma, andavano veloci sulle mattonelle in graniglia della mia scuola. Quelle piastrelle parevano sempre appena lucidate tanto che camminarci sopra sembrava di pattinare sul ghiaccio. Osservavo la gambe lunghissime del mio babbo nei suoi pantaloni grigi, perfettamente stirati. Ero emozionato perché erano con me e mi stavano accompagnando alla festa in maschera della scuola. Li vedevo altissimi, veloci, sicuri e lontani.
Poi mi sono guardato. Avevo una maglietta bianca a collo alto, un maglioncino marrone e un pantalone scuro. Da cosa ero mascherato?
Mi sono voltato di nuovo verso mia madre e le ho detto: “ Mamma, oggi è Carnevale, dovevamo venire alla festa già mascherati”. Mia madre ha continuato a camminare velocemente senza modificare il suo passo, senza voltarsi, e mi ha risposto: “e vabbè, tu sei vestito… Da niente! “. ‘

Il senso di identità in una società spersonalizzante
Troppo grasso. Troppo magro. Troppo biondo. Troppo distratto, troppo superficiale, troppo ignorante. Sempre troppo. Acquistare stima di sé in un mondo per il quale non sei mai abbastanza o sempre ‘troppo’, può portare a vere e proprie crisi personali. Fra le varie problematiche affrontate nel testo si parla anche di disturbi alimentari, in particolare la bulimia.

Soffrire perchè non si è ‘bella e magra’ è un , solitamente, un problema ‘da donne.’ Questo tipo di sofferenza, incarna in sé la pressione psicologica e il condizionamento sociale sessista e crudele che la società vuole imporre. Può un uomo provare lo stesso tipo di sofferenza? La bulimia, definita come modo di riempire il vuoto, o di accompagnare ogni singolo aspetto della vita. I problemi alimentari sono collegati alla vita privata, familiare ed anche alla tossicità dei fenomeni e delle mode mondiali, come l’anoressia nel periodo degli anni 90′.

‘Avere un figlio ti rende meno egoriferito e fa nascere la volontà di dare un determinato tipo di esempio, per far sì che i tuoi figli non possano cadere in determinate problematiche.’ L’autore compie un viaggio all’interno della sua psiche, psiche caratterizzata da miliardi di sfaccettature e da svariati modi di essere, di esistere.

La categorizzazione e l’alienazione
Essere poliedrico, può risultare scomodo, diventare uno stereotipo alla mercé della cattiveria e del giudizio altrui, una croce.

‘Una donna può guidare un camion, essere una stupenda ballerina e al contempo una mamma, senza perdere la sua femminilità, Una donna può essere una cantante, amare un’altra donna e essere capo di una multinazionale e guidare file di sottoposti con piglio decisionista e pelo sullo stomaco. Esistono uomini eterosessuali amanti del bello e con passioni non propriamente ‘da macho’ e persone apertamente gay e dotate di grande virilità. Allora? Quanti caselli, dettagli e apparati microscopici dovremo costruire per raccontare, costruire, definire e rappresentare? E’ molto più semplice categorizzare.I ruoli uccidono le anime.’

Le donne della vita: Raffaella Carrà e Mariarita
Perchè, Mikele Nencini, voleva fare la Carrà? La Carrà, icona e pura espressione di libertà, rappresenta la sfida alle convenzioni sociali, al buoncostume, alla visione cristallizzata della donna ( e perchè non anche dell’uomo?). Sintomo di pura espressione di sé, della libertà di sbattere in faccia alla gente l’essere ‘troppo’, esistere in maniera fastidiosa per i benpensanti, perchè tanto, il problema è solo il loro. La vera fonte di forza è l’essere anticonvenzionali, senza nemmeno voler dimostrare nulla a nessuno, semplicemente: esprimendosi.

 

Una delle ultime letture, viene dedicata alla moglie Mariarita: ‘Nella mia vita Mariarita è centrale, dietro quell’aspetto così sicuro e dolcemente duro si nasconde un’anima fragile e tormentata. Credo che l’amerò per sempre nonostante la vita ci abbia riservato un percorso molto difficile. Non potrei stare senza di lei. Nei nostri momenti bui e di forti liti e contrasti provo odio, rabbia, rancore, ma in fondo so che ci siamo trovati per sempre, nonostante il contingente. Io la comprendo, la capisco, la sento viva dentro di me, senza maschere, senza filtri. Perché sono innamorato.’

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