martedì, 21 Maggio 2024

Runner ucciso in Trentino, Tar di Trento sospende l’abbattimento dell’orsa JJ4

La morte del runner ucciso in Trentino continua a dividere l'Italia. L'orsa di 17 anni, figlia di due esemplari provenienti dalla Slovenia, rilasciati tra il 2000 e il 2001, aveva già aggredito nel giugno 2020 due persone, padre e figlio, sul monte Peller.

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Il Tar di Trento ha accolto il ricorso della LAV (Lega anti vivisezione) ed ha ordinato la momentanea sospensione dell’ordinanza della Provincia di Trento circa l’abbattimento dell’orsa JJ4 responsabile della morte di Andrea Papi, il 5 Aprile scorso.

La morte del runner ucciso in Trentino, continua a dividere l’Italia. L’orsa di 17 anni, figlia di due esemplari provenienti dalla Slovenia, rilasciati tra il 2000 e il 2001, nell’ambito del Progetto Life Ursus, aveva già aggredito nel giugno 2020 due persone, padre e figlio, sul monte Peller. In quel caso, le vittime sono riuscite a scappare riportando solo alcune ferite. La Giunta Provinciale di Trento ne aveva, già allora, chiesto l’abbattimento ma l’ordinanza di cattura venne annullata dal Tar su richiesta dell’ISPRA (l’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Adesso la ferita è aperta e sanguinante, come si apprende dalle parole straziate del padre del runner ucciso nei boschi sopra Caldes: “Non riusciamo a perdonare. Aiutaci Andrea a colmare questo dolore disumano. Ora le notti sono di rabbia. Rabbia verso chi poteva e non ha agito prima. Chi ha la responsabilità di tutto questo non potrà dormire sonni tranquilli. Se qualcuno ha fatto degli errori, faccia un passo indietro, si tolga la corona, faccia un passo indietro e finalmente Andrea avrà giustizia e dignità”. Altrettanto addolorata e provata, la mamma di Andrea, con una tagliente lucidità, in una lettera pubblicata ieri dagli avvocati della famiglia, aggiunge: “La colpa non è di mio figlio e nemmeno dell’orso, la colpa va ricercata nella cattiva gestione di chi ha diretto, nel tempo, il progetto Life Ursus, che ormai è sfuggito di mano. L’abbattimento dell’orso non mi ridarà Andrea. Per la mancanza di tutela e prevenzione ci devono essere dei responsabili, non possono passarla liscia”.

Parole che inumidiscono gli occhi di tutti, pro e contrari all’abbattimento degli orsi e che accendono il dibattito sulla pacifica convivenza degli animali e degli uomini. La linea decisa in questi giorni propendeva per la sicurezza. Infatti, l’11 Aprile scorso il Presidente della Regione Trentino, Maurizio Fugatti, ha emesso un’ordinanza per l’abbattimento dell’orsa e di altri 2 esemplari considerati “problematici”, due maschi, MJ5 e M62. Nella Conferenza stampa di ieri, 13 Aprile, con tono polemico e deciso, il rappresentante leghista, ha detto: “Quando ho saputo che era stata JJ4 mi sono cadute le braccia. Poi ho provato una grande rabbia”. Rispondendo alle dolorose accuse del padre di Andrea Papi ha aggiunto: “Ha tutto il diritto di prendersela con le Istituzioni e ha ragione a chiedere giustizia, ma non mi sento responsabile. Non è colpa mia ma sono tormentato”.

Nel frattempo, le squadre del Corpo forestale stanno costantemente monitorando il monte Peller, giorno e notte. Le prime trappole a tubo sono state posizionate, che consentiranno il prelievo e la successiva soppressione, tanto per JJ4 che per MJ5, l’orso di 18 anni che lo scorso 5 Marzo ha aggredito un escursionista di 39 anni nei boschi della Valle di Rabbi. E in merito a questa decisione ancora il Presidente Fugatti è stato chiaro: “JJ4 può uccidere ancora e la stagione turistica si avvicina. Va abbattuta subito. L’ISPRA ha dato parere positivo per l’abbattimento di MJ5. Adesso seguirà un atto conseguenziale da parte dell’amministrazione provinciale”.

È di poche ore fa, però, la notizia che il Tar di Trento, cui si era rivolta la LAV, ha accolto il ricorso ed ha sospeso l’ordinanza di abbattimento fino all’11 Maggio 2023, data in cui si svolgerà la prima udienza. In sostanza il Tribunale ha temporaneamente rimandato il tema dell’abbattimento, mantenendo in vigore l’ordine di cattura del plantigrado JJ4 che potrà essere reclusa in attesa del parere formale dell’ISPRA sulla necessità dell’abbattimento. In una nota dell’ISPRA resa pubblica, oggi 14 Aprile, l’Ente si dichiara favorevole alla rimozione degli orsi problematici JJ4 e MJ5, non specificando l’abbattimento degli stessi, e stabilisce di condurre un’analisi tecnico-scientifico circa l’esemplare M62, che aveva mostrato comportamenti particolarmente confidenti.

Polemiche ambientaliste e dibattito politico

La ferma decisione di abbattere gli orsi ritenuti pericolosi sta scatenando polemiche e dibattiti in ogni dove. Lo zoologo Bruno Cignini, docente di Conservazione e gestione della Fauna a Tor Vergata in merito all’ordinanza della Provincia di Trento ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera: “Attenti ora a non creare la psicosi, a pensare che se entro in un bosco troverò sicuramente un orso che mi aggredisce. Non è così, l’orso è un animale solitario, schivo. Quando l’orso diventa pericoloso per l’uomo, il protocollo prevede che possa essere rimossa dal suo habitat ma non è obbligatoria l’eliminazione. In alternativa si può catturare e mettere in un recinto. Perciò la decisione diventa politica”.

Nel dibattito sono intervenuti vari interlocutori. Dal WWF che propone uno spostamento di alcuni esemplari in Veneto, chiedendo esplicitamente un intervento del Presidente Zaia e chiarendo che l’abbattimento è l’ultima strada percorribile; non lo dice il WWF ma la scienza”. L’ENPA ( l’Ente Nazionale Protezione Animali) ha commentato le strazianti parole della mamma del runner ucciso sopra Caldes, nelle quali la donna aveva attribuito le colpe alla mancanza di prevenzione e di tutela, tanto per gli animali quanto per gli uomini. “Il Presidente Mugatti ponga fine alla sua personalissima guerra contro gli orsi – ha affermato l’Ente – e ascolti le parole della mamma di Andrea Papi. Le parole di Franca Girardini sono in stridente contrasto con quelle del Presidente Fugatti, il quale non ha esitato a schierarsi in prima linea dalla parte dei fucili e della morte, dimenticando che il resto del Paese è profondamente scosso e chiede non ci sia vendetta. Siamo contrari – aggiungono nella loro nota – alle ritorsioni e alle condanne a morte. Gli orsi devono poter vivere in pace, da orsi appunto. Ma i residenti devono essere tutelati da una vera politica di prevenzione, che preveda ad esempio, la chiusura dei sentieri nelle zone maggiormente frequentate dai plantigradi, e che sia incardinata su efficaci piani di informazione e sensibilizzazione”.

Dal mondo politico interviene Aurora Floridia, senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra, membro della Commissione ambiente di Palazzo Madama: “Del tutto inutile accusare gli ambientalisti per aver bloccato l’abbattimento di JJ4 nel 2020, urge invece che ci si prenda le proprie responsabilità per non aver saputo gestire la delicata convivenza dell’uomo con i plantigradi. Serve una vera campagna di informazione per educare gli incontri con gli animali selvatici presenti nel territorio, non basta qualche timido cartello sparso qua e là. Gli orsi vanno monitorati con attenzione per conoscerne gli spostamenti attraverso il radiocollare”.

Altre proposte arrivano da Enti Privati, come lo ZooSafari di Fasano, in Puglia che, ieri, tramite un post dell’Amministratore delegato, ha fatto sapere che sarebbe disposto ad accogliere JJ4 predisponendo uno spazio ad hoc. Le alternative più precise e le proposte migliori sono però giunte direttamente al Presidente Fugatti e contestualmente anche al Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin dalla Lega anti Vivisezione ( LAV), che in questi giorni ha lanciato una vera e propria campagna per salvare gli orsi in Trentino, chiedendo alla Regione di consegnare direttamente a loro gli orsi in questione. “C’è la possibilità di un’alternativa per questi animali – chiarisce LAV – anche per quelli per i quali ha già ordinato o ordinerà l’abbattimento. Questi orsi possono essere salvati. La provincia deve fare informazione nei confronti della popolazione e dei turisti per evitare contatti con gli orsi. È possibile affrontare seriamente questa vicenda anche se non si vive in Trentino perché si vive nel mondo dove il contatto con gli altri animali selvatici c’è tutti i giorni. Non uccidete questi orsi ma dateli alla LAV“.

Una proposta alla quale il Presidente Fugatti ha risposto ancora ieri durante la conferenza stampa: “A tutti quelli che fanno filosofia sulla gestione degli orsi, dico, state sereni, ne abbiamo 70 da spostare, abbattuti questi, l’offerta di orsi da spostare ce n’è in abbondanza, portateci le vostre proposte perché sono 70 gli orsi da spostare dal Trentino”.

Per ora, almeno fino all’inizio del processo, gli orsi non verranno abbattuti, ma se catturati resteranno reclusi fino alla sentenza del Tribunale di Trento.

Cosa non ha funzionato del Progetto Life Ursus

Una situazione che pone l’accento su quanto del Progetto Life Ursus non ha funzionato in questi lunghi anni. Questo progetto è partito nel 1999, con la collaborazione del Parco Adamello Brenta, la Provincia autonoma di Trento e l’Istituto Nazionale per la fauna selvatica, con l’obiettivo di ricostituire un nucleo vitale di Orsi nelle Alpi centrali tramite il rilascio di alcuni esemplari provenienti dalla Slovenia. Tra il 1999 e il 2002 sono stati rilasciati 10 esemplari, nati in libertà nella Slovenia meridionale, l’obiettivo era arrivare ad una popolazione autonoma di 40-60 esemplari, attualmente ce ne sarebbero circa 120.

Massimo Vitturi, Responsabile Lav spiega: “Il progetto aveva l’obiettivo di creare una popolazione autonoma che si auto-sostenesse, e questo obiettivo è stato raggiunto, e che si diffondesse poi su tutto l’arco alpino, e questa seconda parte non è andata come si sperava. Gli orsi si sono trovati molto bene in Trentino, hanno risorse sufficienti e quindi non hanno necessità di andare a cercare altre zone”.

Il Progetto di ripopolamento non è stato accompagnato da misure che di solito vengono prese in Paesi con una forte presenza di orsi, una di queste sono i cassonetti specifici con un’apertura anti-orso, introdotti solo nel 2020, prima di quel momento i plantigradi si sono spesso nutriti di spazzatura che è stato un fattore di attrazione per l’orso nei centri urbani. “L’orso che per sua natura è diffidente nei confronti degli umani, nel momento in cui associa la presenza umana a quella del cibo, a quel punto diventa un orso molto confidente. Un orso da noi educato a mettere in relazione l’uomo con il cibo”. Queste le parole in merito di Vitturi.

Un altro aspetto che non ha funzionato nel Progetto Life Ursus, è la comunicazione con le persone. I cartelli presenti sui sentieri, che avvisano della presenza degli orsi sul territorio, sono pochi e sia la popolazione che i turisti non sono stati informati su come gestire un eventuale incontro con i plantigradi.

Le parole della mamma di Andrea Papi, sono tutte qui, nella mancanza di informazione e segnaletica opportuna. Nella mancanza di tutela e sicurezza ad una pacifica convivenza tra animali selvatici e uomini. Nella mancanza di una gestione controllata della popolazione autonoma creata appositamente dall’uomo.

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