martedì, 21 Maggio 2024

Giornata storica per Calabria e Sicilia. Approvato il Ponte sul futuro che però ancora divide.

Il Cdm del 16 Marzo 2023, rilancia e approva il progetto del Ponte sullo Stretto. Sarà il ponte ad una campata, più lungo del mondo.

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Ieri, 16 Marzo 2023, nel Consiglio dei Ministri oltre alla legge delega che dà avvio alla Riforma fiscale definita da Giorgia Meloni “una vera svolta per l’Italia” ( che prevede tre nuove aliquote Irpef, un azzeramento dell’Iva sui beni di prima necessità e un progressivo abbassamento tributario per tutti) si è discusso e approvato il Progetto per la tanto discussa costruzione del Ponte sullo stretto di Messina che collegherebbe, per usare le parole dello stesso Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, “la Sicilia all’Italia e all’Europa.”

“Un’infrastruttura che –twitta lo stesso Salvini – ha l’ambizione di diventare la più moderna e sostenibile al mondo e che porterà lavoro, sviluppo e futuro. Un modello dell’Italia che crede in se stessa, cresce e non si pone limiti. Avanti con concretezza e impegno.”

Il progetto del Ponte di Messina ha origini lontane. Addirittura il primo a studiare la possibilità di un collegamento fu il Ministro dei Lavori pubblici del Governo La Marmora del 1866. Un secolo dopo nel 1965, il ponte divenne una copertina della Domenica del Corriere. Ma il vero progetto, e anche i veri primi costi sostenuti dal nostro paese per ideare questa avveeneristica struttura si concretizzano nel 1968, quando si progetta per la prima volta un ponte ad una campata, sospeso tra due piloni di 600 metri posizionati sulla terra ferma. Un progetto che nasce nello specifico con la legge 17 del Dicembre dei 1971 che da avvio ad una società “Stretto di Messina spa” che però nasce concretamente solo l’11 giugno del 1981. Inizia in questo momento il tassametro dei costi di studio e fattibilità della realizzazione del ponte: tra il 1981 e il 1997 vengono spesi 135 miliardi di lire, senza però dare avvio ad alcun cantiere. Sarà il governo Berlusconi che nel 2003 apre il primo cantiere a Cannitello dove realizzerà un cratere grande come un campo da calcio e profondo 60 metri per l’ancoraggio dei cavi. Il computo dei soldi spesi, arriva nel 2003 a 130 milioni di euro ( fonte Corte dei Conti). Dopo i vari stop, prima del Governo Prodi e poi con la definitiva chiusura e messa in liquidazione della società “Stretto di Messina” del governo Monti del 2013, si arriva ad un complessivo costo di studi, primi cantieri e costi di liquidazione della società a 342 milioni di euro. Durante il Governo Conte II la legge di bilancio aveva previsto la chiusura forzosa dei fondi ancora da liquidare ma l’articolo era stato stralciato. A tutto questo vanno aggiunti i costi dei processi ancora in piedi tra il Consorzio Eurolink, vincitrice dell’appalto, e che oggi si chiama WeBuild, la quale ha in sospeso un appello di 657 milioni di euro. Questa società durante le fasi processuali ha ripetuto più volte che sarebbe disposta a rinunciare alle pretese in caso di riapertura del progetto, ma resuscitare una gara fatta 15 anni fa, peraltro con una società diventata ora WeBuild, che nel frattempo è diventata partecipata da Cdp ( cioè dallo Stato), senza indirne una nuova, sarà problematico almeno per due ragioni: la prima è che sono cambiati tutti i parametri economici, ed è molto probabile che gli altri concorrenti impugneranno; la seconda è che ci sono di mezzo anche finanziamenti europei.

Tirando le somme il conto del ponte non fatto ad oggi è di circa 1,2 miliardi di euro, quello che si vuole realizzare, secondo Salvini sarà di  6-7 miliardi,  “il ponte a campata unica più bello, più green, più sicuro di tutto il mondo.”

La costruzione di un ponte a campata unica, infatti, ha solo un altro esempio nel mondo, quello di Alashi in Giappone, lungo 1900 metri. Quello che si vuole realizzare tra Calabria e Sicilia sarà di 3300 metri di asfalto, largo 70, sospeso tra due pilastri alle estremità che devono tenere conto dell’elevata sismicità del territorio (l’ultimo devastante terremoto che interessò l’area avvenne nel 1908 e fu del 7,1 grado della scala Richter), della forte intensità dei venti, e della particolare area ambientale che ne sarebbe inevitabilmente e irrimediabilmente compromessa. Ma è ancora lo stesso Salvini che rassicura: “Dopo 50 anni di chiacchiere – e aggiungeremmo più di 1 miliardo di soldi già spesi- questo Cdm approva il Ponte che unisce la Sicilia al resto d’Italia e all’Europa. L’opera più green del mondo con 140 mila tonnellate di Co2 non più emesse nell’aria e acqua più pulita, lavoro vero per decine di migliaia di persone per tanti anni, un’opera assolutamente sicura che verrà certificata da i più grandi ingegneri delle migliori università d’Italia ed internazionali.”

Un linguaggio entusiastico e della migliore destra, che incoraggia e crede nel futuro del Paese, dando assoluta precedenza ad un progetto che però invece di coniugare e collegare, sembra dividere sotto molti aspetti. Al di là dei costi da sostenere, di cui ancora non si è parlato e le tematiche ambientali preoccupanti, affrontate su più fronti da diversi attori, non ultimo il WWF, si aggiungono alle proteste di chi annovera tra i principali problemi della Calabria, della Sicilia e del Mezzogiorno in generale, la totale mancanza di rete ferroviaria ad alta velocità. E’ di ieri infatti il flash mob di Alleanza verdi e Sinistra Italiana che davanti a Montecitorio hanno manifestato dicendo : “uno spreco di 10 miliardi di euro, che si potevano usare per acquistare 175 treni intercity e 500 regionali”, un’obiezione giustificata dalla disparità della rete di collegamento tra il nord e il sud italia.

Una opposizione ideologica e fattuale alla quale risponde tempestivamente ancora il Ministro Salvini, dicendo: ” stiamo sbloccando cantieri in tutta Italia, avremo l’alta velocità sia in Sicilia che in Calabria” e poi ancora sulla realizzazione del grande progetto chiarisce  che  “entro il 31 Luglio 2024, da cronoprogramma, ho intenzione di far approvare il progetto esecutivo – di cui ancora non conosciamo la società che ne guiderà l’appalto- e partire con i lavori entro l’estate 2024. 

Per quanto riguarda i costi, dice ancora il Ministro, ” li stiamo aggiornando ora, però le stime minori, comportano per la sola Sicilia un aumento di ricchezza tra i 5-6 milioni all’anno.”

Un atteggiamento proteso verso un futuro, quindi, par di capire, fatto di progresso e innovazione, con la speranza che non si perdano per strada i problemi seri che fanno di Calabria e Sicilia il fanalino di coda di questo Paese all’apice dell’ingegneria ultramoderna.

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