lunedì, 26 Febbraio 2024

XIX congresso Cgil Rimini, l’intervento della Premier Giorgia Meloni: gli obiettivi della riforma fiscale

L'atteso ma anche contestato intervento di Giorgia Meloni al XIX congresso Cgil di Rimini. Conclusioni e approfondimenti sulla riforma fiscale e gli obbiettivi di essa.

Da non perdere

La terza giornata del congresso vedrà, oltre al dibattito congressuale, l’intervento alle ore 12:00 del presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni.

A intervenire per primo è stato Maurizio Landini, Segretario Generale della Cgil, dicendo che il congresso è aperto a tutti, chiunque voglia parlare al paese con le proprie proposte, così da avere un’idea di insieme. Per rivendicare la scelta di aver invitato la Meloni dice che “dobbiamo imparare ad ascoltare chi ha idee, posizioni o proposte diverse dalle nostre. Saper ascoltare è la condizione per poter chiedere di essere ascoltati.”

“Il fatto che Georgia Meloni abbia accettato di venire a parlare al congresso rappresenta un elemento di rispetto e riconoscimento per i 5 milioni di iscritti alla Cgil.” Prima di invitare sul palco la premier, Landini ha specificato “Noi non vogliamo essere spettatori del cambiamento del nostro paese, noi vogliamo essere protagonisti del cambiamento”.

Giorgia Meloni sale sul palco con un gruppo che canta “Bella ciao”. È rimasta in silenzio un paio di minuti mentre alcuni rappresentanti delle minoranze Cgil lasciavano la sala in segno di protesta come confermato in mattinata.

L’intervento del Premier inizia con ringraziare la Cgil e Maurizio Landini per l’invito ma anche a chi la contesta con degli slogan.  Specifica che non ha voluto rinunciare a questo incontro in segno di rispetto per un sindacato che è la più antica organizzazione del lavoro d’Italia. Si dice divertita dai titoli letti sui giornali, affermavano che avrebbe rinunciato a questo incontro solo per le contestazioni o per non essere fischiata. “Io vengo fischiata da quando avevo 16 anni. Sono 30 anni che qualcuno mi fischia. Sono cavaliere al merito di questa materia. Non mi sottraggo a un contesto sapendo che è un contesto difficile

La ragione  per la quale il Premier ha deciso de essere presente oggi a Rimini è anche perché vorrebbe colmare il vuoto lasciato dalle assenze dei precedenti capi del governo al congresso.

Il tema con cui apre il suo intervento è l’occupazione lavorativa in Italia. Il dato registra un tasso di occupazione basso e al di sotto della media europea. I salari dei lavoratori italiani sono bloccati da oltre 30 anni. L’Italia è l’unico paese dell’UE che ha salari più bassi rispetto al 1990 mentre in altre nazioni (Germania, Francia) ci sono stati incrementi anche del 30%. Secondo la Meloni si deve intraprendere una strada nuova perché le “ricette”  utilizzate dai governi precedenti non hanno funzionato. La strada che non è mai stata fatta è quella di puntare tutto sulla crescita economica. Nonostante i decreti anteriori, la povertà non è stata abolita ma è aumentata. “Le aziende ed i lavoratori debbano essere messi nelle condizioni migliori per creare ricchezza che inevitabilmente si riverbererà su tutti. Per poter favorire la crescita occupazionale, per aumentare le retribuzioni, la base è far ripartire l’economia” crede il Premier italiano.

RIFORMA FISCALE
Ieri il Consilio dei Ministri ha approvato con una legge delega la riforma fiscale che secondo la Meloni “è stata un po’ frettolosamente bocciata da alcuni”. Il governo lavora per dare agli italiani una riforma complessiva del sistema fiscale, che possa migliorare l’efficienza della struttura delle imposte, che possa ridurre il carico fiscale e contrasti adeguatamente l’evasione fiscale con un tax gap (la differenza tra le imposte effettivamente incassate dalle amministrazioni fiscali e quelle che si incasserebbero in un regime di perfetto adempimento) che è stabilmente intorno ai 100 miliardi di euro nonostante gli interventi precedenti. Questa riforma dovrà semplificare gli adempimenti a carico dei contribuenti e creare un nuovo rapporto di fiducia con lo Stato. Si vuole usare la leva fiscale come strumento base di promozione alla crescita economica. Giorgia Meloni afferma che questa riforma guarda con molta attenzione al lavoro con interventi ai rediti medio-bassi.

OBBIETTIVI DELLA RIFORMA FISCALE

  • Una diminuzione progressiva delle aliquote IRPEF che nella loro idea significa ampliare sensibilmente lo scaglione di chi rientra nella prima aliquota, quella più bassa per ricomprendere al suo interno molti lavoratori dipendenti.
  • L’introduzione anche per i lavoratori dipendenti di una tassa piatta agevolata sugli incrementi di salario rispetto agli anni  o all’anno precedente. Una sostanziale introduzione del riconoscimento del principio del merito.
  • Rendere interamente deducibili per lavoratori e datori di lavoro benefici come trasporto pubblico, istruzione, asilo nido, che vengono dati ai lavoratori dipendenti. Elevare il tetto de fringe benefit e renderlo monetizzabile in determinate circostanze, ad esempio la nascita di un figlio.
  • I contributi del lavoratore agli enti bilaterali devono essere deducibili. Detassare  le iniziative di solidarietà degli enti bilaterali a favore dei lavoratori.
  • Allineare i lavoratori dipendenti ai pensionati sulla no tax area sul livello più alto che attualmente è quello dei pensionati.
  • Abbassare gradualmente l’IRES alle società che investono e assumano a tempo indeterminato in  Italia ma non a quelle che fanno elevati ricavi senza creare ricchezza e occupazione nel nostro paese. Più assumi meno tasse paghi.
  • Creare un rapporto completamente diverso tra fisco e contribuente. Un rapporto che offra maggiori garanzie contro uno stato vessatorio, ciò non significa tollerare l’evasione fiscale.

Ieri in parlamento si è raggiunto anche un importante accordo, modificando la destinazione di 300 milioni di euro, per offrire il più significativo aumento dello stipendio per un milione e duecentomila dipendenti della scuola. Si tratta dei primi passi verso l’obiettivo per garantire retribuzioni dignitose e adeguate.

IL SALARIO MINIMO
L’Italia è caratterizzata da un elevata copertura della contrattazione collettiva e da un elevato tasso di lavoro irregolare. L’introduzione del salario minimo legale non è la strada più efficace secondo Giorgia Meloni. La premier teme il rischio che la fissazione peer legge di un salario minimo diventi non una tutela aggiuntiva rispetto a quelle garantite dalla contrattazione collettiva ma una tutela sostitutiva. Questo finirebbe per fare un altro enorme favore alle grandi concentrazioni economiche che hanno come obbiettivo quello di rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori. La strada da intraprendere è quella di estendere i contratti collettivi ai settori non coperti allargando così la platea dei tutelati, combattere i contratti pirata e potenziare l’attività di contrasto al lavoro irregolare, intervenire per ridurre il carico fiscale.

Un tema su cui si può provare a  lavorare insieme alle associazioni è un sistema di ammortizzatori sociali universale che tuteli nello stesso modo chi perde il posto di lavoro (dipendente o autonomo) e dare le migliori garanzie possibili.

L’abolizione del reddito di cittadinanza per chi è in grado di lavorare è doveroso. Il reddito non ha fatto altro che mantenere i poveri nella stessa condizione di povertà. Toglierlo darà la possibilità di uscire da quella condizione lavorando dignitosamente.

“Se il nostro lavoro è sincero, lavoriamo tutti, secondo le nostri differenti condizioni allo stesso obbiettivo che è il bene della nostra nazione” specifica il premier Giorgia Meloni.

Ultime notizie