venerdì, 21 Giugno 2024

“Light is Life”, Bergamo chiude l’evento e spegne le sue opere per l’ultima volta: 340 mila ospiti illuminati dall’arte

A distanza di una settimana dalla fine della stessa manifestazione a Brescia, anche Bergamo si spegne lasciando i suoi visitatori con la luce negli occhi.

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Si è ufficialmente concluso l’evento “Light is Life” a Bergamo ospitando 340 mila persone. A distanza di una settimana dalla fine della stessa manifestazione a Brescia, anche Bergamo si spegne lasciando i suoi visitatori con la luce negli occhi. Protagonista è stata Città Alta con le sue viette strette e protetta dalle mura veneziane illuminate che permettono di essere riconoscibili anche da lontano e danno l’impressione di avvicinarsi ad un mondo a parte.

Il grande numero di ospiti lo si è notato nel traffico creatosi nelle vie centrali e nelle lunghe file prima delle esposizioni. Infatti, al contrario di Brescia, non è stato potuto confinare un percorso e le opere sono state collocate principalmente in spazi chiusi.

“Non solo un numero altissimo di presenze” sottolinea Nadia Ghisalberti, Assessora alla Cultura del Comune di Bergamo, “abbiamo visto entusiasmo e stupore per il percorso di light art in Città Alta. Per la bellezza delle installazioni, certo, per la scoperta di un patrimonio artistico unico e ancora in parte da scoprire, ma soprattutto abbiamo colto la gioia di sentirsi parte di una città bellissima, della città Capitale Italiana della Cultura 2023.”

A seguito le opere più immortalate e suggestive.

Una delle poche opere ammirabili senza attesa è stata “Talking Heads” di Viktor Vicsek”. Due grandi teste parlanti mostrano tutta la gamma delle emozioni umane e interagiscono l’una con l’altra. A differenza delle persone però, che sfruttano i muscoli per creare le espressioni facciali, queste teste utilizzano tutte le possibilità della luce: ogni testa è infatti dotata di circa 4000 LED, controllabili singolarmente. E’ così che le due teste conducono brillanti conversazioni per mezzo della luce. Cosa si stanno dicendo? È compito degli spettatori interpretarlo.

Foto di Scidà Martina

“Traffic” di Ivan Navarro è un’opera molto particolare: è una scultura mobile composta da sette coppie di semafori che passano continuamente dal verde brillante, al giallo al rosso. Estrapolando dal loro contesto questi iconici apparecchi segnaletici, Navarro isola un elemento onnipresente nella vita quotidiana e lo trasforma in un’esperienza assoluta, così da accendere nel pubblico una nuova consapevolezza su un oggetto che nel suo utilizzo ordinario ne condiziona il comportamento.

Foto di Scidà Martina

All’interno del Chiostro di San Francesco si trova “Frame Perspective” di Oliver Ratsi: un’installazione audiovisiva che indaga l’evoluzione di infiniti universi possibili e prosegue l’interrogazione di Ratsi sulla realtà attraverso la creazione di spazi esplorativi. Le forme ripetute dell’opera creano nuove dimensioni interrompendo la continuità delle linee architetturali del chiostro. L’effetto è quello di immergere il pubblico in un ambiente fluttuante, che collega le tecnologie digitali con gli spazi fisici, e lo interroga su come la realtà è costruita e vissuta nei regni digitali, fisici e di altro tipo.

Raggiungendo la Rocca, il punto più alto di Città Alta, si nota subito un forte colore rosso: è “Go Up” di Federica Marangoni. Una scala di luce alta 12m è appoggiata alle possenti mura della Rocca. Al suo centro emerge la scritta Go Up: un invito a non fermarsi di fronte alle sfide della vita. La luce che l’attraversa sembra la saetta di un fulmine: è l’effetto del Cracked Tube neon, un tubo che produce un effetto visivo di continua scarica elettrica.

Il percorso si conclude con un’opera di forte impatto audiovisivo ed emotivo: “0,3m” di Luca Brinchi e Daniele Spanò. La statua del Dio del mare Nettuno evoca fortemente, oggi più che mai, la grave situazione ambientale determinata dalle conseguenze distruttive che l’innalzamento degli oceani sta causando. La figura mitologica del Dio, che regola in simbiotica intesa con la natura le maree, è oggi soppiantata dall’uomo e dalla sua voglia di sopraffazione sulla natura. Muovendosi da questi presupposti l’opera proposta è un dispositivo immersivo visivo, luminoso e sonoro che, partendo dalla figura centrale e mitologica del Dio Nettuno, si sviluppa immediatamente sulle tematiche più attuali del cambiamento climatico e dell’innalzamento degli oceani.

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