lunedì, 27 Maggio 2024

Caso Denise Pipitone, ex pm Maria Angioni condannata a 1 anno. La Procura: “Mentì sul rapimento”

Per lei La Procura aveva chiesto una condanna a due anni di carcere. La sentenza accoglie la tesi della Procura che aveva contestato all'ex collega l'aver messo insieme una serie di menzogne a proposito del rapimento di Denise e aver infangato, con dolo, l'operato della Polizia, accusata dall'ex pm di depistaggio.

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L’ex pubblico ministero Maria Angioni, accusata di false informazioni al pubblico ministero nella vicenda della scomparsa di Denise Pipitone su cui indagò all’epoca in cui si persero le tracce della piccola, è stata condannata ieri a un anno di reclusione, pena sospesa, dal giudice monocratico di Marsala, in provincia di Trapani. Per lei La Procura aveva chiesto una condanna a due anni di carcere. La sentenza accoglie la tesi della Procura che aveva contestato all’ex collega l’aver messo insieme una serie di menzogne a proposito del rapimento di Denise e aver infangato, con dolo, l’operato della Polizia, accusata dall’ex pm di depistaggio. Durante la sua requisitoria il pm Roberto Piscitello ha parlato di dolo, malafede, e calunnie verso il commissariato di Mazara del Vallo da parte dell’imputata che “ha mostrato assoluto spregio della giustizia”. Parole durissime verso l’ex collega che aveva denunciato inquinamenti dell’inchiesta su Denise che avrebbero lasciato impuniti i responsabili del rapimento. Rivelazioni fatte in diretta tv per mesi, ritenute “farneticanti” dal pm che ha parlato di “frottole”, ha definito Angioni una “star televisiva” e ha smentito, sulla base degli accertamenti fatti, le ricostruzioni della collega.

Tre le dichiarazioni della Angioni giudicate false. La prima sulla disattivazione di una telecamera che secondo l’imputata avrebbe potuto fornire elementi utili alle indagini sulla scomparsa della bambina e che sarebbe stata decisa dalla Polizia a insaputa dell’ex pm. Gli inquirenti hanno invece scoperto che la telecamera era stata attivata una prima volta su richiesta della polizia e poi disattivata su decisione della Procura, ufficio dell’Angioni, nel 2005. La seconda riguarda l’accusa di fuga di notizie lanciata dall’ex pm: l’imputata aveva raccontato di aver sottratto l’ascolto delle intercettazioni agli agenti del commissariato di Mazara perché non si fidava più, dato che secondo lei alcuni indagati erano informati degli sviluppi dell’inchiesta. Le indagini hanno invece accertato che proprio la Angioni restituì alla Polizia l’incarico di ascoltare le intercettazioni, condotta poco coerente, secondo l’accusa, con la scoperta di fughe di notizie. In ultimo, le dichiarazioni su Antonio Sfameni, ex dirigente del commissariato di Marsala, che, secondo l’ex pm, sarebbe stato indagato per “anomalie” nell’inchiesta su Denise, circostanza, anche questa, smentita.

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