giovedì, 9 Febbraio 2023

Prestazioni oncologiche mai effettuate, truffa al Servizio Sanitario Nazionale: sequestrati beni per 10 milioni di euro

Tra gli indagati figurano proprietari, amministratori e dirigenti medici di una società cui è riconducibile un noto centro diagnostico convenzionato attivo in diverse realtà regionali, accreditato presso il Servizio Sanitario.

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A Roma i Carabinieri del N.A.S. e le Fiamme Gialle hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo ai fini della confisca di beni immobili e denaro, per un importo complessivo di circa 10 milioni di euro. Nel mirino dei militari almeno 8 soggetti, indagati per le ipotesi di reato di concorso in falso e truffa. Tra questi figurano proprietari, amministratori e dirigenti medici di una società cui è riconducibile un noto centro diagnostico convenzionato con l’ASL, attivo in diverse realtà regionali, con sede principale a Grottaferrata e accreditata presso il Servizio Sanitario Regionale.

Le indagini

Le indagini, condotte dai militari, traggono origine da una serie di verifiche condotte in collaborazione con personale dell’A.S.L. presso strutture sanitarie private, sviluppate poi mediante numerose ispezioni, servizi di osservazione e attività di natura tecnica, nonché mirati accertamenti patrimoniali svolti congiuntamente alla Guardia di Finanza di Frascati, che hanno portato al sequestro di un’importante documentazione sanitaria, oltre 7mila cartelle cliniche. Gli approfondimenti hanno evidenziato che, dall’anno 2012 all’anno 2019, gli indagati avevano falsamente attestato sulle cartelle cliniche dei numerosi pazienti dimessi dalla struttura sanitaria monitorata, l’avvenuta erogazione di prestazioni di tipo oncologico e urologico mai effettuate, ottenendo dalla Regione Lazio indebiti rimborsi.

Il modus operandi ha permesso di conseguire ingenti indebiti rimborsi e pagamenti da parte della Regione Lazio, in quanto venivano indebitamente incassate, a titolo di rimborso pubblico dal Servizio Sanitario Nazionale, somme cospicue in luogo di quelle corrette sulla base delle prestazioni effettivamente rese, ottenendo quindi un indebito profitto.Tutti gli elementi raccolti durante le indagini hanno consentito al Pubblico Ministero di ottenere dal GIP l’emissione del provvedimento cautelare nei confronti dei 9 indagati, per un importo pari al profitto del reato.

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