martedì, 28 Maggio 2024

Cop27, bozza di accordo sulla “finanza climatica”: preoccupate le organizzazioni per l’ambiente

Si tratterebbe di una versione non ufficiale che ha iniziato a circolare nella giornata di oggi. Confrontando il contenuto con i precedenti accordi internazionali, si nota un forte indebolimento nel sostegno economico ai Paesi più deboli, colpiti maggiormente dal cambiamento climatico

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La scienza è chiara: le emissioni globali devono essere dimezzate entro il 2030 e deve essere raggiunta la neutralità entro il 2050. Affinché questo sia possibile, dobbiamo investire in nuove fonti di energia che siano pulite, accessibili, sostenibili e affidabili“. Sono  parole del Presidente della Cop27, Sameh Shoukry, in conclusione della Giornata della Società Civile e dell’Energia, che casualmente coincide con la data in cui la popolazione mondiale ha superato la soglia degli 8 miliardi. Col volgere al termine anche di questa giornata di lavori, si avvicinano i giorni finali della 27esima Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. I delegati dei diversi Paesi sono focalizzati sull’accordo conclusivo. L’aumento massimo tollerabile di 1.5°C, il ruolo della finanza climatica e il Loss and Damage, sembrano essere i punti più divisivi.

Bozza di documento sulla finanza climatica

Nonostante rimanga ancora molto tempo per altri negoziati nei giorni conclusivi, la complessiva mancanza di reale impegno al finanziamento impensierisce le organizzazioni non governative presenti alla Conferenza. L’aumento dell’impegno finanziario dei Paesi più ricchi verso quelli più deboli è proprio uno dei punti critici anche della bozza di un documento sulla finanza climatica che sta circolando in queste ore. Come si nota confrontando le parole ancora non ufficiali con gli accordi raggiunti negli scorsi anni.

L’Accordo di Glasgow raggiunto alla Cop26 dello scorso anno recitava infatti: “Si esortano i Paesi sviluppati almeno a raddoppiare la loro fornitura collettiva di finanziamenti per il clima per l’adattamento dei Paesi in via di sviluppo rispetto ai livelli del 2019 entro il 2025“. La bozza informale che sta circolando riporta invece: “Si esortano i Paesi sviluppati a continuare a migliorare e aumentare i finanziamenti per l’adattamento, se necessario anche considerando il raddoppio dei finanziamenti per l’adattamento“. Un indebolimento nelle azioni dei Governi ritenuto non accettabile e preoccupante da Friederike Roder dell’organizzazione internazionale Global Citizen. Manca inoltre il riferimento ai 100 miliardi di dollari che le nazioni più sviluppate avrebbero dovuto devolvere ai Paesi più colpiti dal cambiamento climatico entro il 2020. “L’obiettivo non è stato centrato per il secondo anno consecutivo, ma invece di promettere nuovi fondi, il riferimento al raggiungimento di questa cifra nel 2023 – sottolinea Roder – è completamente sparito“.

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