giovedì, 29 Febbraio 2024

Cop27, mattinata di proteste tra i giovani attivisti. “Cacciate le lobby dei combustibili fossili sono criminali”

Gli attivisti hanno protestato per il numero record di esponenti di lobby dei combustibili fossili presenti alla Cop27 e per ricordare che non esiste giustizia climatica senza rispetto dei diritti umani.

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La mancanza di Greta Thunberg non sta indebolendo le voci dei Giovani attivisti nella giornata a loro dedicata, che anzi si sono alzate già nella mattina di oggi, giovedì 10 novembre. Le proteste hanno avuto come oggetto due temi molto caldi: i diritti umani e la presenza record alla Conferenza di inviati delle lobby dei combustibili fossili.

Numero record di inviati delle lobby dei combustibili fossili

Un’analisi delle organizzazioni non-profit internazionali Global Witness, Corporate Europe Observatory e Corporate Accountability ha calcolato che 636 persone collegate alle lobby dei combustili fossili sono registrati tra i partecipanti alla Cop27. Si tratta del 25% in più rispetto allo scorso anno ed è un numero maggiore di ogni altra singola delegazione nazionale presente, ad eccezione degli Emirati Arabi Uniti. I loro rappresentanti sono infatti 1.070, rispetto ai 176 dello scorso anno, ma l’aumento esponenziale può essere collegato al fatto che gli EAU saranno organizzatori della Cop28 il prossimo anno.

La notizia della presenza di oltre 600 lobbisti al summit, ha acceso la protesta tra i giovani attivisti provenienti da Asia, Africa e America. Dai cortili esterni e dagli sale congressuali si alza la richiesta cantata di cacciare gli inquinatori:All we are saying is kick polluters out“. La condanna si legge chiara dalle dichiarazioni dell’attivista indiano Nishant Kumar Alag: “Li chiamiamo soggetti che inquinano e che violano le regole, ma qui si sta parlando di criminali. Chiediamo il diritto ad acqua, aria e terre pulite, e non a un porto sicuro per i criminali

In bianco per i diritti umani

Decine di manifestanti, vestiti di bianco per richiamare il colore degli indumenti indossati dai carcerati nelle prigioni egiziane, stanno protestando per far passare il messaggio che non può esistere giustizia climatica senza diritti umani “Siamo qui oggi per quelli che non possono essere presenti“, ripetono alzando il pugno in aria e intonando “Non siamo ancora sconfitti

 

 

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