domenica, 28 Novembre 2021

Bimbo di 10 anni ucciso in casa con un coltellata. Arrestato il padre

L'uomo aveva il divieto di avvicinamento alla famiglia. Dopo aver ucciso il figlio con un coltello, è stato trovato in stato di incoscienza nell'abitazione a Cura di Vetralla, dove il bambino viveva con la madre.

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Mirko Tomkow, manovale polacco di 44 anni, aveva il divieto di avvicinamento alla famiglia. Infatti, da qualche settimana non poteva vedere moglie e figlio né frequentare la loro abitazione. La notifica del divieto gli era arrivata dal Gip di Viterbo, che ha deciso per il provvedimento dopo che l’uomo aveva esercitato violenza sia sulla donna che sul bambino.

A denunciarlo era stata proprio la moglie, Mariola Rapaj, domestica albanese di 35. Impaurita, la donna si era raccomandata con il figlio Matias, dieci anni, di non aprire la porta di casa nemmeno al padre. I due vivevano in una palazzina di due piani in stradone Luzi, nel centro di Cura di Vetralla, nel Viterbese. Ieri pomeriggio, però, mentre Matias era a casa da solo, il papà è riuscito ad entrare in casa uccidendolo poco dopo con una coltellata alla gola nella camera da letto dei genitori. Dopodiché, ha perso i sensi. Forse l’operaio ha ingerito qualche sostanza che gli ha poi fatto perdere i sensi. Al momento, si trova in prognosi riservata all’ospedale Belcolle di Viterbo, in stato di arresto per omicidio aggravato dal fatto che la vittima era minorenne.

Il fatto è successo il 15 novembre. I Carabinieri sono stati allertati alle 15.30 dai vicini di casa che hanno sentito le urla disperate della madre. Infatti, Mariola ha trovato il corpo del figlio al suo rientro a casa dopo il lavoro. Il marito, invece, era a terra in un’altra stanza. I carabinieri, coordinati dal comandante provinciale Andrea Antonazzo stanno cercando di ricostruire l’accaduto. Anche i servizi sociali che seguivano la situazioni di Mariola e Matias hanno detto “Stiamo ricostruendo tutto”.

Nella giornata di ieri, il sindaco di Vetralla Sandrino Aquilani, ha decretato il lutto cittadino e organizzato una veglia di preghiera. “Il minimo che potevamo fare per onorare la memoria di quel povero bambino. Per noi la sua sembrava una famiglia normale, anche se il padre era conosciuto per alcuni comportamenti esagerati in piazza, soprattutto di notte. Colpa dell’alcol, mai però avremmo pensato a una conclusione tanto inaudita che adesso ci fa sentire davvero impotenti”.

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