domenica, 25 Luglio 2021

G8 Genova 20 anni dopo, ritorno alla Diaz. Guadagnucci: “Certe tecniche non sono cambiate”

A distanza di 20 anni dai fatti del G8, magistrati, attivisti e giornalisti tornano alla Diaz. Nessuno dei responsabili ha mai chiesto scusa.

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Sono passati 20 anni dai fatti del G8 di Genova, “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda Guerra mondiale”. La sera del 21 luglio 2001, tra le 22 e mezzanotte, nelle scuole Diaz e Pascoli, centro di coordinamento del Genoa Social Forum, vennero massacrate 93 persone dalle forze dell’ordine.

Per la macelleria messicana della scuola Diaz, in primo grado furono prosciolti i vertici della polizia Gilberto Calderozzi, Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, questi ultimi promossi alla dirigenza dei servizi dell’antiterrorismo e dell’intelligence, condannati in secondo grado e in cassazione per aver aver predisposto una serie di prove false per giustificare il massacro. Alcuni agenti furono invece condannati per reati che vanno dal falso ideologico alle lesioni aggravate.

Al giornalista Lorenzo Guadagnucci nessuno ha però chiesto scusa. “Sono uno dei 93 che erano dentro questa scuola – ha raccontato durante la conferenza ‘Genova 2001: quali lezioni abbiamo appreso’. Abbiamo assistito fin dove può arrivare l’abuso di polizia, fin dove può arrivare lo spirito di impunità dei corpi di polizia. Dopo 20 anni, nonostante condanne e processi, questi abusi non sono stati ripudiati dalla polizia di Stato, mai fatto un gesto di scusa, di rifiuto, mai detta una parola che potesse consentirci di considerare chiusa questa pagina”.

Facendo riferimento a quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, un vergognoso ricordo di quanto accadde a chi fu trasferito a Bolzaneto, Guadagnucci ha sottolineato che “certe tecniche, certe pratiche sono nella disponibilità delle forze di polizia e si è permesso che tali restassero nonostante i nostri sforzi. Che non sono stati vani perché credo che ci sia una consapevolezza nel Paese riguardo i pericoli che corriamo”.

Durante le manifestazioni dedicate al ricordo dei fatti del G8, tredici attivisti vittime dei pestaggi hanno visitato la scuola Diaz. Tra questi, anche Mark Covell. Mentre un blindato della polizia sfondava i cancelli dell’istituto scolastico, alcuni agenti in tenuta antisommossa picchiavano il giornalista inglese di Indymedia che, pur di fermare la furia di quegli uomini, dovette fingersi morto. Covel rimase in coma per 13 ore: un calcio al petto gli incurvò la gabbia toracica provocando la rottura di 6 costole e la lacerazione della pleura del polmone sinistro.
Tra i presenti alle iniziative anche magistrati (tra cui l’ex pm Enrico Zucca), cronisti, attivisti del movimento no-global e il cantante Manu Chao, a sorpresa sul palco per un concerto in memoria di Carlo Giuliani

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