sabato, 15 Giugno 2024

Israele accetta l’accordo per il cessate il fuoco, cosa prevede e quali sono le fasi

Il piano per il cessate il fuoco proposto dall'amministrazione Biden potrebbe portare al termine delle ostilità

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Il consigliere per la politica estera israeliano Ophir Falk ha confermato che il governo di Gerusalemme ha accettato (se pur con qualche riserva) il piano di pace proposto da Joe Biden. “Non è un buon accordo, ma vogliamo veramente che gli ostaggi vengano tutti rilasciati”. Queste le parole del consigliere che al Sunday Times ha riferito che “le condizioni israeliane – rilascio degli ostaggi e distruzione di Hamas – non sono cambiate”.

Il piano Biden

L’accordo è suddiviso in tre fasi. La prima fase prevede un cessate il fuoco di sei settimane, durante il quale l’esercito israeliano abbandonerà le aree popolate di Gaza. Gli ostaggi israeliani verranno scambiati con centinaia di prigionieri palestinesi. A Gaza torneranno i civili, accompagnati da 600 autocarri contenenti aiuti umanitari. La seconda fase prevede la negoziazione dei termini in vista della conclusione permanente delle ostilità. La terza fase vedrà il processo di ricostruzione dell’enclave facilitata dal cessate il fuoco permanente.

Il governo alternativo

Intanto il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha ribadito la posizione israeliana secondo cui “la guerra non finirà finché Hamas non verrà completamente smantellata”. Come già affermato da Netanyahu nel corso della sua intervista alla TV francese, Israele non accetterà mai un governo tenuto da Hamas. “Stiamo lavorando ad un governo alternativo ad Hamas” ha affermato il ministro, a seguito delle critiche ricevute da Netanyahu secondo le quali Israele non stesse in nessun modo preoccupandosi del futuro dell’enclave. Davanti al comando meridionale di Be’er Sheva Gallant ha affermato che l’azione militare e quella politica permetteranno ad Israele di “realizzare i due obiettivi di questa guerra: lo smantellamento di Hamas e il ritorno degli ostaggi”.

Nel frattempo l’IDF ha annunciato l’inizio di una nuova operazione a Rafah, all’interno del campo di Yabna, dove sarebbero stati uccisi diversi terroristi e localizzate armi e infrastrutture militari.

Nella capitale egiziana si è concluso l’incontro tra le delegazioni di USA, Egitto e Israele. Durante il summit Il Cairo ha mantenuto ferma la sua posizione riguardo la necessità che Israele permetta le operazioni di confine. Infatti, secondo l’Egitto, sono stati civili e militari israeliani a non permettere l’ingresso degli aiuti umanitari a Rafah.

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