mercoledì, 19 Giugno 2024

La democrazia dei grandi. Giorgia Meloni rilancia sul presidenzialismo e Piano Mattei per l’Africa

Nel secondo "Summit for Democracy", Giorgia Meloni rilancia il Presidenzialismo come garanzia di crescita economica e un Piano Mattei per l'Africa come antidoto all'esodo migratorio.

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Il Summit for democracy, lanciato per la prima volta il 9 e il 10 Ottobre 2021 e in corso in questi giorni, dal 28 al 30 Marzo 2023, è una riunione virtuale, voluta dall’amministrazione Biden-Harris, alla quale partecipano leader di governo, della società civile e del settore privato nello sforzo comune di definire un’agenda affermativa per il rinnovamento democratico ed affrontare le maggiori minacce fronteggiate oggi dalle democrazie attraverso l’azione collettiva.

Durante il primo incontro, del 2021, gli Stati Uniti, promotori dell’iniziativa, insieme ai vari partner presenti si sono attivamente impegnati in oltre 750 obiettivi.

Il secondo vertice, attualmente in corso, ha visto il Presidente Biden ospitare, tra gli altri, i governi della Costa Rica, Paesi Bassi, Repubblica di Corea e Repubblica dello Zambia, e davanti al segretario Antony Blinken, il dipartimento di Stato americano ha aperto una tavola rotonda sulla necessità di una pace giusta e duratura in Ucraina, alla quale ha partecipato, con un incontro virtuale, anche Volodymyr Zelensky, che ha discusso con diversi Ministri degli Esteri di paesi eterogenei, la propria visione di pace in linea con i principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite.

Ieri, 29 Marzo, si è invece tenuta una giornata plenaria virtuale, aperta dall’intervento dello stesso presidente americano, cui sono seguite le osservazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guiterres e tra gli altri leader mondiali (Primo ministro Greco, Primo ministro indiano,Presidente di Timor Est, Presidente del Kenya, Presidente del Botswana, Primo Ministro israeliano, Primo ministro croato) anche il nostro Premier, Giorgia Meloni, interpellata sulla democrazia che genera crescita economica e prosperità condivisa.

E’ necessario assicurare – ha detto Giorgia Meloni durante il suo intervento di ieri al Summit-  che le istituzioni siano stabili, veloci ed efficienti. Avere istituzioni stabili, veloci ed efficienti significa essere in grado di avere maggiore affidabilità a livello internazionale e lavorare per focalizzare le energie su obiettivi strategici e di lungo periodo. Questa è la direzione in cui vuole andare il mio governo, infatti siamo fermamente convinti che la democrazia può diventare anche più forte e solida attraverso una riforma presidenziale dello Stato, una riforma che considero fondamentale e che rappresenta anche una misura potente per la crescita economica.”

Il suo storico cavallo di battaglia, la riforma presidenziale, rilanciata al tavolo della democrazia mondiale, e trasformata nel “cavallo di Troia” per l’economia. Una retorica fedele alla più ottimistica dialettica, cui questo governo in 6 mesi di legislatura ci ha abituato sotto più punti vista. “Democrazia e crescita economica –incalza – sono interdipendenti e solo un sistema democratico può garantire, crescita, giustizia, egualità, legalità. La democrazia porta crescita economica e diffonde prosperità, ma d’altro canto, crescita economica e prosperità rafforzano la democrazia. Tutti crediamo nei valori democratici.”

Il sillogismo democrazia- presidenzialismo, per alcuni paradossale, ritorna quindi nell’agenda politica del nostro Paese, ma se tutti crediamo nei valori democratici, in quanti credono che la riforma presidenziale sia sinonimo di stabilità democratica? Una domanda cui è molto difficile dare una risposta, perché se da un lato è vero che una forma presidenziale di governo (che prevede l’elezione diretta del Presidente della Repubblica da parte dei cittadini) accentrerebbe il potere nelle mani di un unico rappresentante scongiurando le così ben note crisi politiche cui siamo tristemente abituati, dall’altra di fatto marginalizzerebbe il ruolo del Parlamento, e nel peggiore dei casi potrebbe anche essere espressione del volere di un uomo/donna solo/a al comando. Il ruolo del nostro Capo dello Stato, Sergio Mattarella, inoltre, verrebbe meno. Presidente della Repubblica e Primo ministro coinciderebbero, in una carica direttamente eletta. Verrebbe meno quella figura super partes, che ha più volte risolto questioni quanto meno imbarazzanti e controversie comunicative, cui solo il Presidente Mattarella ha saputo barcamenarsi.

Fortunatamente per cambiare la forma di governo servirebbe una Riforma Costituzionale la quale richiede due deliberazioni a maggioranza qualificata (2/3) per ogni ramo del Parlamento. L’attuale governo non ha questi numeri, seppure una apertura in tale senso è stata nel tempo più volta espressa da Italia Viva di Renzi.

Al Summit for Democracy, oltre a questo rilancio presidenziale, la Premier Giorgia Meloni, ha riproposto l’intenzione concreta di realizzare un Piano Mattei per l’Africa:Più intensa sarà la crescita e più adeguato lo sviluppo economico raggiunto, più le popolazioni sceglieranno la Democrazia. E’ per questo che il Governo italiano sta spingendo il Piano Mattei per l’Africa, un modello non predatorio di cooperazione per creare catene di valore e aiutare le nazioni africane a vivere meglio con le risorse che hanno a loro disposizione.”

Il nome del Piano, fa riferimento a Enrico Mattei, fondatore dell’Eni, che negli anni ’60 aveva ideato un progetto di cooperazione con i maggiori Paesi produttori di petrolio. Il piano prevedeva di lasciare al paese produttore il 75% degli introiti, superando il 50 e 50 ( con il paese consumatore) previsto fino a quel momento. Mattei voleva rendere energeticamente indipendente l’Italia, dal consorzio energetico delle Sette sorelle del tempo.

Giorgia Meloni, sta tentando di ripercorrere quegli stessi passi che avevano condotto Mattei a stringere accordi commerciali con l’Algeria. Dopo la visita, del gennaio scorso con il Paese algerino, la Premier si è detta molto soddisfatta. Cinque gli accordi siglati (di cui quattro riguardano la riduzione dei gas serra e l’idrogeno) con il paese africano che mirerebbero a creare “un modello di cooperazione su base paritaria per trasformare le tante crisi anche in possibili occasioni”. Il suo obiettivo è rendere l’Italia un l’HUB energetico dell’Unione Europea, per “arginare le presenze di Cina e Russia in Africa “.  “Credo che l’Italia debba farsi promotrice di un piano Mattei per l’Africa – aveva detto durante il suo discorso di insediamento in Parlamento – un modello virtuoso e di collaborazione e di crescita tra Unione Europea e Nazioni africane.”

Non un ritorno al colonialismo, aveva specificato, ma una serie di intese alla pari con Paesi che possono avere un ruolo strategico nel mercato energetico europeo e italiano.

Un Piano Meloni di indipendenza energetica che si interseca con la necessità del contenimento migratorio. Un piano ambizioso e complesso, che nella sua ottica richiederebbe quella stabilità politica che solo un Riforma Presidenziale garantirebbe.

Presidenzialismo e Piano Mattei, sul banco del Summit for Democracy, il capovolgimento della dialettica politica nelle sue massime espressioni. Una contraddizione in termini che passa come coerenza politica e entusiasmo democratico.

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