domenica, 21 Aprile 2024

La “Cultura della sicurezza” nelle scuole. Intervista a Michele Rizzi, segretario provinciale di Sinistra Italiana Bat

Il crescente aumento delle spese militari si collega alla militarizzazione nelle scuole? Esiste una linea politica che sta gradualmente conducendo l'Italia ad educare alla guerra?

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Il 9 Marzo scorso, è stato presentato alla Camera dei Deputati, l’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole, che nasce con l’obiettivo di monitorare l’ingerenza dell’industria bellica e della “cultura alla sicurezza ” in ambiti scolastici. “Gli interventi legislativi sulla scuola negli ultimi decenni, – si legge nelle prime pagine del Dossier presentato alla Camera dei deputati dall’Osservatorio – voluti da governi sia di centro sinistra sia di centro-destra con una singolarità di intenti, stanno progressivamente cambiando la scuola italiana in nome di presunte esigenze economiche, gestionali pedagogiche, strategiche, securitarie, militari, ecc. A ben vedere queste iniziative e queste forme cozzano con i principi dettati dalla Costituzione per quanto riguarda l’uguaglianza e gli ostacoli di ordine economico e sociale che la limitano (art.3), la pace e la risoluzione dei conflitti internazionali ( art 11), la libertà di opinione ( art.21), la libertà di insegnamento ( art.33).”

abbiamo discusso il tema con il Segretario provinciale, nonché membro della Segreteria regionale di Sinistra italiana Bat, Michele Rizzi

Da Cosa nasce l’esigenza di un Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole? Cosa contestate?
Questo Osservatorio è stato presentato alla Camera su iniziativa di diverse realtà di base, tra cui il CESP( Centro studi per la scuola pubblica), Pax Christi e COBAS-scuola e l’Alleanza Verdi- Sinistra. Infatti il primo Dossier dell’Osservatorio è stato presentato dalla Deputata Elisabetta Piccolotti. L’esigenza di base è molto chiara: partiamo dal concetto di alternanza scuola-lavoro che noi abbiamo contestato aspramente anche in passato ( non ci scordiamo le diverse morti, tra ragazzi, avvenute proprio durante l’alternanza scuola-lavoro), si tratta in sostanza di una misura avviata dalla “Buona Scuola” di Renzi e che di fatto crea manodopera a buon mercato per le aziende. La stessa alternanza scuola-lavoro, che poi nei fatti ha cambiato nome, adesso si chiama PCTO (percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) nasce nel 2014 dal Protocollo d’Intesa tra l’allora Ministra dell’Istruzione Giannini e la Ministra della Difesa Pinotti , poi rilanciata da Renzi. Con questi accordi, siglati tra i Ministeri dell’Istruzione dell’Università e delle Ricerca si andavano a creare dei veri e propri “Stage militari” per i ragazzi, in tutta Italia, prevalentemente però nel mezzogiorno, in particolare in Sicilia ( ci sono stati anche casi in Puglia). Noi contestiamo l’esigenza nei fatti di avvicinare i giovani alle armi. Invece di avere e promuovere, all’interno delle scuole, una cultura tendente alla risoluzione dei conflitti e quindi allo sviluppo e alla salvaguardia dei diritti umani, si favorisce un avvicinamento dello studente ai luoghi della guerra, e della propaganda bellica, anche perché si sono sviluppate collaborazioni con la base dei Marines di Sigonella, che sono stati invitati nelle scuole di ogni ordine e grado spesso a sostituire i docenti nei corsi di inglese, informatica, educazione alimentare, geografia ecc. A Riposto (in provincia di Catania) i militari Usa hanno illustrato, ad esempio,  il funzionamento del Poseidon ( della Boing). A Giugno 2023 è previsto un ulteriore incremento di questi PCTO, ex alternanza scuola-lavoro, nella Base di Sigonella , per 350 studenti di 7 istituti.

Per quanto riguarda i PCTO di Sigonella, i 7 Istituti coinvolti sono istituti commerciali-nautici e aeronautici, nel contestare la militarizzazione voi ravvedete un rischio socio-culturale in tutte le scuole di ogni indirizzo? E in tutta Italia, non solo negli istituti specifici?
Il 9 Marzo si è parlato chiaramente della problematica dei PCTO, applicata al bellicismo. Infatti non è un caso che ci sono stati vari esempi, nell’Italia intera. Dai casi delle docenze affidate ai militari fino a coinvolgere i percorsi di alternanza scuola-lavoro, che noi vorremmo abolire del tutto, perché attraverso questi percorsi si arriva a vere e proprie visite nelle basi militari o caserme e questo nasce appunto da Protocolli d’Intesa firmati dai rappresentanti dell’esercito e i Ministeri dell’Istruzione, gli uffici scolastici regionali e provinciali e le singole scuole. Cito ad esempio un caso, quello del Luglio scorso, quando degli studenti del Giovanni Falcone di Gallarate ( provincia di Varese) erano stati impiegati come cuochi, camerieri e Hostes, nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro, presso un corpo di pronto intervento dell’Alleanza Atlantica, quindi della NATO, a guida italiana, in istanza proprio a due passi dalla scuola. Un altro caso, quello del 22 Febbraio scorso, quando sono stati premiati degli studenti alla presenza di Generali di Brigata, della NATO per percorsi di competenze trasversali e di orientamento scuola- caserma. Quindi il punto è che il pericolo è abbastanza chiaro, ovvero si vuole trasformare la funzione educativa della scuola in vero e proprio apprendimento dell’arte bellica, attraverso questi PCTO. La scuola deve essere pubblica e democratica e dal nostro punto di vista non deve in nessun modo riguardare la propaganda bellicista che nei fatti si sviluppa attraverso queste forme di tirocinio all’interno delle caserme. Tra l’altro questi percorsi prevedono ben 210 ore per gli istituti professionali, 150 per gli istituti tecnici e 90 per i licei, una riforma resa obbligatoria dalla ” Buona Scuola” di Renzi.

Perché voi proponete l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, ora PCTO?
Noi siamo stati da sempre contro questi percorsi perché, oltre alle numerosi morti ingiustificabili di ragazzi molto giovani, produce di fatto l’utilizzo di manodopera a costo zero da parte delle aziende. E aggiungo, che in tal senso, c’è già depositata una proposta di legge per la scuola, ad opera della nostra deputata Elisabetta Piccolotti, che  fa parte della Commissione Cultura di Montecitorio, Promossa, che mira ad avere una scuola pubblica più efficiente con maggiori finanziamenti, dopo decenni di tagli, soprattutto laddove la dispersione scolastica è maggiore, e che punta anche alla abolizione delle classi pollaio, che vanno portate a 18 studenti. Quindi una scuola pubblica di qualità contro una politica di tagli che è stata fatta in questi anni.

Esiste secondo voi, una logica che indirizza il nostro Paese ad una didattica militare, ad una vera e propria educazione alla guerra, e quanto si collega, se esiste, ai nostri piani militari per il futuro e alla crescente spesa militare?
Sicuramente, questo indirizzo politico verso la militarizzazione delle scuole, si lega all’aumento delle spese militari, infatti basti pensare solo nel 2023 ci sono 800 milioni di aumento di spese militari. Parliamo di cifre ingenti che chiaramente si legano ad una militarizzazione, quasi del bilancio dello Stato, essendo una voce molto importante, a fronte poi del taglio del Reddito di Cittadinanza che si prevede, e soprattutto dei vari tagli allo Stato sociale, dalla scuola alla Sanità, a tutto quello che concerne il Welfare State. Io credo che ci sia comunque un nesso: non ci scordiamo che c’è una guerra in atto, non ci dimentichiamo che l’Italia è un paese importante della Nato, non ci scordiamo che l’Italia finanzia la guerra in Ucraina. E’ quindi ovvio che il tutto si lega anche a questa forma di avvicinamento degli studenti ad una società militarizzata, dove basi militari e caserme sono diventate parte fondamentale dell’educazione. Ci sono anche accordi tra le Università e il Ministero della Difesa, come quello che coinvolge La Sapienza in numerose attività di ricerca militare, con la partecipazione anche di Leonardo SpA. Quindi c’è un indirizzo che va in direzione del bellicismo e questo lo deduciamo, non solo, da quanto si sta verificando con l’alternanza scuola lavoro, ma anche dall’aumento delle spese militari, che ricollega il tutto in un’ottica militarista e bellicista. L’Italia è un paese che dovrebbe, a questo punto uso il condizionale, ripudiare la Guerra.

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