martedì, 16 Aprile 2024

Educazione sessuale, Pompili: “I rapporti fanno paura. Giovani abbandonati dalla società nello sviluppo dell’identità” – VIDEO

Perché siamo tra i pochissimi Paesi in cui non è obbligatoria l'educazione sessuale a scuola? Parlare di sesso in Italia è ancora un tabù? Ce lo ha spiegato la dottoressa ginecologa Anna Pompili, responsabile del servizio Ivg dell'Ospedale Sant'Anna di Roma, membro della Consulta di Bioetica e Consigliera Generale dell'Associazione Luca Coscioni.

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Stando allo studio nazionale fertilità promosso dal ministero della Salute, l’89% dei ragazzi e l’84% delle ragazze cercano su internet informazioni riguardo alla salute sessuale e riproduttiva. Siamo tra i pochissimi Paesi in cui non è obbligatoria l’educazione sessuale a scuola, perché?
Non è un problema che i ragazzi e le ragazze cerchino informazioni su internet, lo diventa se è usato come unica fonte, tra l’altro molto spesso poco affidabile e autorevole. Proprio in quella indagine che lei ha citato solamente il 7% delle ragazze e il 3% dei ragazzi si è rivolto a un consultorio. La scuola dovrebbe essere quel luogo privilegiato dove ricevere le risposte alle domande sulla sessualità, ma se da una parte è troppo spesso non attrezzata a dare queste informazioni, dall’altra non è per niente intenzionata a farlo. Il primo progetto sull’informazione sessuale nelle scuole risale al 1975 e fu presentato in Parlamento dal deputato comunista Giorgio Bini; parlo di informazione sessuale perché fu questo il titolo di quella bozza di legge. Da allora si sono susseguite tantissime proposte legislative per introdurre l’educazione sessuale nella scuola, già a cominciare dal primo e dal secondo circolo d’istruzione. Si è sempre trattato però di progetti incentrati sui pericoli legati alla sessualità e quindi alla necessità della prevenzione delle possibili conseguenze, in particolare gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili. Tuttavia, queste informazioni sicuramente necessarie celano in qualche maniera una visione della sessualità in negativo, cioè un’idea che la sessualità sia solo portatrice di rischi e di problemi, più che di benessere, scoperte, libertà e possibilità. Questa è un’impostazione fallimentare se l’obiettivo è quello di una sessualità consapevole. Bisogna andare alla radice di questo aggettivo, il cui significato non può essere quello di un controllo razionale che sarebbe necessario per evitare i pericoli in agguato dietro la sessualità. La consapevolezza richiama una condizione nella quale la conoscenza travalica la semplice razionalità, intendendo una conoscenza più profonda, interiore, che coinvolga la persona nella sua interezza. Ecco, credo che ragazze e ragazzi abbiano bisogno di informazioni corrette, rigorose, per vivere una sessualità libera prima di tutto dalla paura. Come ci raccomanda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la sessualità è un percorso identitario e se vissuta bene rappresenta una potenzialità enorme per il benessere e lo sviluppo di una identità all’interno di una relazione. Tuttavia, sono proprio queste le cose che fanno paura e non possono entrare nei progetti di educazione sessuale: identità, libertà e possibilità di scegliere.

Crede che parlare di sesso nel nostro Paese sia ancora un tabù?
Certo, è un tabù. Se torniamo ai progetti sull’educazione sessuale lo possiamo vedere chiaramente, basta avere un minimo di occhio critico. Tutte queste proposte, che siano di destra, centro e sinistra, nessuna esclusa, ribadiscono l’importanza di legare le informazioni di carattere sanitario e scientifico con la cosiddetta educazione all’affettività, che dovrebbe puntare ad affrontare oltre agli aspetti prettamente biologici, quelli affettivi, relazionali e sociali. Penso che questa definizione di ‘educazione alla sessualità e all’affettività‘ che piace tanto, forse troppo, tradisca in sé l’idea che la nostra parte bestiale, ovvero il sesso, debba essere umanizzata dall’affettività e debba essere controllata dalla ragione. Questa affermazione rivela un’impostazione culturale che considera la sessualità umana scissa in questi aspetti e legandoli al concetto di educazione, che apre ovviamente a contenuti moralistici. Servirebbe fornire a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, informazioni corrette non filtrate attraverso la lente dell’ideologia.

Molte associazioni pro-vita affermano che si dovrebbe parlare di sesso solo in famiglia, in quanto preoccupate dell’introduzione di ore di educazione sessuale a scuola per il “rischio di diffusione della teoria gender”. Cosa ne pensa?
Lo spauracchio della diffusione della teoria gender è necessario perché si vuole il ritorno a vecchi modelli e stereotipi, nel tentativo di bloccare qualsiasi possibilità di ricerca e di cambiamento culturale. D’altra parte penso che i mezzi di comunicazione di massa, ma anche i mercati, stiano sfruttando molto l’incertezza tipica di un periodo della vita nel quale si comincia a guardare se stessi come esseri sessuati. C’è di fondo un’ottusità che consiste in un’accettazione acritica di modelli culturali vecchi o all’opposto di modelli culturali che solo apparentemente rompono con il vecchio. La verità è che oggi più che mai, bambine, bambini, ragazze e ragazzi sono lasciati soli di fronte alle loro incertezze nel difficile percorso di costruzione dell’identità sessuale. Poi nelle famiglie si teme che fornire informazioni sul sesso e sui metodi contraccettivi possa costituire una sorta di incoraggiamento a comportamenti incontrollati, e forse anche a un esordio sessuale più precoce. Tutti gli studi sconfessano queste paure e ci dicono, invece, che essere liberi non significa essere sregolati, né essere governati dagli istinti che ci renderebbero secondo queste teorie indistinguibili dalle bestie. La fusione tra mente razionale e irrazionale è ciò che ci distingue dagli animali, ed è la ricerca a cui siamo chiamati e a cui dobbiamo puntare.

Secondo l’ultimo rapporto ISTAT del 2017 il 62% della popolazione italiana tra i 18 e i 54 anni fa uso di contraccettivi, il 18,7% ha dichiarato di adottare il coito interrotto per evitare una gravidanza… continua a leggere

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