domenica, 26 Maggio 2024

Caso Cospito, la sentenza della Cassazione rigetta il ricorso contro il carcere duro

Cospito dall'ospedale risponde: "Morirò presto, mi auguro che qualcuno prosegua la mia lotta."

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L’attesa sentenza della Corte di Cassazione del 24 febbraio ha stabilito che l’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame da quasi quattro mesi, debba restare al regime carcerario del 41-bis. Il regime del carcere duro era stato disposto il 4 Maggio dell’anno scorso dall’allora Guardasigilli, Marta Cartabia, per quattro anni.

I supremi giudici della Prima sezione penale, presieduti da Angela Tardio, dopo una lunga camera di consiglio,  hanno deciso di rigettare il ricorso presentato dalla difesa di Alfredo Cospito, attualmente detenuto nel reparto penitenziario dell’Ospedale San Paolo di Milano, dove era stato trasferito, in via precauzionale, l’11 Febbraio scorso.

La decisione della suprema corte, che non ha accolto, nella requisitoria scritta del pg Pietro Gaeta, la richiesta della Procura generale di annullare con un rinvio per un nuovo esame dell’ordinanza del tribunale di Sorveglianza di Roma del 1 Dicembre 2022, che aveva confermato il 41-bis all’anarchico, è giunta nella giornata di venerdì 24 Febbraio, proprio mentre in Piazza Cavour, a Roma si teneva l’ennesima adunata di manifestanti in solidarietà all’anarchico detenuto. Appresa la notizia il presidio che contava qualche decina di persone ha protestato al grido “Assassini, Assassini!”.

Il corteo, tenuto sotto stretta sorveglianza da decine di agenti delle forze dell’ordine, anche in borghese e da una ventina di mezzi di polizia, tra carabinieri e guardia di finanza ha continuato la sua protesta, alla quale si è unito anche il legale difensore dello stesso Cospito, Flavio Rossi Albertini che ha definito la decisione della Corte di Cassazione, una sconfitta del diritto:” Dopo la lettura della requisitoria del Procuratore generale Gaeta, pensavamo che il diritto potesse tornare ad illuminare questa brutta vicenda. Ma la decisione di questa sera dimostra che ci sbagliavamo. Leggendo i pareri della Dnaa, Dda e Dap inviati al Ministro, avevamo capito che la decisione ministeriale fosse stata politica e non giuridica.” Ricordiamo che il 9 febbraio scorso, il Ministro della Giustizia Nordio, aveva rigettato l’istanza di revoca del 41-bis, presentata dalla difesa di Cospito, ritenendo ancora sussistente la sua pericolosità sociale.

Appare quindi confermata la tesi del Tribunale di Sorveglianza di Roma, la quale riteneva possibile che Cospito, potesse, in regime ordinario, continuare ad esercitare il suo ruolo apicale “tra gli anarchici anche fuori dal carcere. La detenzione ordinaria – secondo l’ordinanza del 1 Dicembre 2022- anche in regime di alta sicurezza, non consentirebbe di contrastare adeguatamente l’elevato rischio di comportamenti orientati all’esercizio del suo ruolo apicale nell’ambito dell’associazione di appartenenza. Esiste – proseguiva l’ordinanza- un concreto pericolo, una qualificata capacità di Cospito di riprendere pienamente i vincoli associativi pur dall’interno del carcere, e di veicolare all’esterno e con autorevolezza, disposizioni criminali.”

Una posizione quella del Tribunale di Sorveglianza di Roma, del tutto in linea, quindi, sia con le disposizioni del Ministero della Giustizia, ma soprattutto con la recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha definitivamente demolito le speranze del detenuto, il quale, da Milano ha provato a far sentire la sua voce: “Spero che dopo di me qualcuno continuerà la mia lotta – ha detto ai sanitari che lo seguono costantemente – perché io morirò presto.” Una “condanna a morte” l’ha definita, Caterina Calia, avvocato del pool difensivo dell anarchico, che sembra aver deciso anche di smettere di assumere integratori.

Nel frattempo non si sono fatte attendere le reazioni politiche. Da Matteo Salvini che esulta: “Non saranno violenza e minacce a cambiare le leggi e sentenze”, cui risponde Luana Zanella, capogruppo dell’alleanza Verdi e Sinistra che ha dichiarato : ” E’ una sentenza molto dura, di cui prendiamo atto in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza.”

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