mercoledì, 19 Giugno 2024

Sabato 11 Febbraio, Alfredo Cospito è stato trasferito al San Paolo di Milano: rischio edema cerebrale

Alfredo Cospito, l'anarchico detenuto al regime del 41 bis, in sciopero della fame da 115 giorni, nel pomeriggio di sabato 11 Febbraio è stato trasferito al reparto di medicina penitenziaria del San Paolo di Milano.

Da non perdere

Alfredo Cospito, l’anarchico detenuto al regime del 41 bis, in sciopero della fame da 115 giorni, nel pomeriggio di sabato 11 Febbraio è stato trasferito al reparto di medicina penitenziaria del San Paolo di Milano.

Il trasferimento, disposto dal Dap e in attesa di essere ratificato dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano, si è reso necessario, in via precauzionale su indicazione dei medici del centro clinico di Opera dove si trovava dallo scorso 30 Gennaio.

Le condizioni di salute sembrano stabili, sebbene il detenuto sia arrivato a pesare 71 kg. Il medico di parte dopo averlo visitato in carcere ad Opera ha dichiarato all’avvocato Flavio Rossi Albertini : “Le condizioni di salute di Alfredo Cospito sono serie, ma è determinato ad andare avanti con la protesta. E’ lucido e cammina sulle proprie gambe. I parametri tengono- ha aggiunto- ma basta poco perché la situazione precipiti senza dei segni particolari di allarme.

Verso le 18.30 del pomeriggio di sabato 11 Febbraio, l’anarchico più famoso d’Italia, è stato, quindi in via del tutto precauzionale, trasferito in una delle due camere riservate ai detenuti del 41-bis del nosocomio milanese, nella massima sicurezza e segretezza, al fine di tenerne sotto controllo le condizioni di salute, che per quanto precarie, vengono monitorate costantemente.

Senza cibo da oltre 4 mesi, e con il recente rifiuto degli integratori, soprattutto il potassio, secondo i medici che lo hanno adesso in cura al San Paolo, Cospito “rischia un edema cerebrale e aritmie cardiache potenzialmente fatali”. 

Tuttavia, la protesta continua, dentro e fuori le mura dell’ospedale. Durante questa operazione di trasferimento, in cui sono stati coinvolti una trentina di agenti, si è svolto sempre a Milano, un nuovo corteo non autorizzato degli anarchici in segno di protesta contro la decisione del governo di non revocare il regime del 41-bis ad Alfredo Cospito. L’ennesima manifestazione, cui hanno partecipato circa 400 persone, conclusasi con il ferimento non grave di 6 agenti, il fermo di 11 persone, accompagnate in questura e la condanna del vice ministro Salvini, che promette di portare la questione in Consiglio dei Ministri per ottenere “la richiesta di intervenire duramente contro questi delinquenti, chiudendo covi e bloccando siti.”

Nel frattempo, infatti, il 10 Febbraio scorso, il Ministro della Difesa Nordio aveva nuovamente respinto l’istanza di revoca del 41-bis, affermando che tale forma di protesta è tutt’altro che non violenta. Una modalità di sciopero utilizzata per finalità ideologiche, sfruttando “il corpo come un’arma” per “orientare le iniziative di lotta della galassia anarco-insurrezionalista.”

D’altra parte l’avvocato generale della Cassazione, Pietro Gaeta, nella requisitoria depositata l’8 Febbraio, in vista dell’udienza del 24 Febbraio sul ricorso presentato dalla difesa contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma di confermargli il carcere duro, ha chiesto di annullare il 41-bis. Dalle motivazioni dell’ordinanza si legge :”il 41-bis non può giustificare la rarefazione e la compressione di altre libertà inframurarie . Il Pg della Cassazione aggiunge inoltre che “è necessario che emerga una base fattuale sulla base di elementi immanenti e definiti, cosa che non è dato riscontrare” nell’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza.

Su questo argomento anche Giovanni Maria Flick, ex Presidente della Consulta, in linea con la posizione del Procuratore Nazionale Antimafia, Giovanni Melillo, ha dichiarato in una recente intervista che “la legge impone di – sostituire la misura del carcere duro con l’Alta Sorveglianza- se il 41-bis non è più necessario secondo il suo fine originario, cioè solo quello di impedire le comunicazioni tra il detenuto e i suoi complici.”

Il difensore di Alfredo Cospito, Flavio Rossi Albertini, ripone tutte le speranze nella sentenza della Cassazione, prevista per il 24 Febbraio, affermando in una Conferenza Stampa alla Camera, che “non faremo appello a Mattarella, la questione non è risolvibile con una richiesta di grazia e comunque nessuno la concederebbe. L’avvocato ha concluso che il suo assistito interromperà lo sciopero della fame solo quando uscirà dal carcere duro, augurandosi che arriverà vivo alla sentenza del 24 Febbraio.

Ultime notizie