domenica, 16 Giugno 2024

Incidente sul lavoro, anidride carbonica nella cisterna di vino: operaio muore soffocato

Un operaio 43enne è morto dentro una cisterna di stoccaggio mentre lavorava in una azienda agricola. Dra dipendente della ditta dal 1992, sposato e con un figlio di 11 anni. Inutili tutti i tentativi di rianimarlo.

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Questa mattina 14 dicembre a Cessalto, in provincia di Treviso, un operaio 43enne originario dell’Albania, Dritan Mecaj, è morto mentre stava lavorando dentro una cisterna di stoccaggio del vino. L’incidente è avvenuto attorno alle 11:30 all’interno dell’azienda vinicola Corvezzo Winery; secondo la ricostruzione dell’accaduto, l’uomo sarebbe svenuto per via dalle esalazioni di anidride carbonica provenienti dalla cisterna, per poi morire soffocato. Sul posto sono intervenuti i medici e i tecnici dello Spisal Ulss2 che hanno tentato di rianimare l’operaio, ma senza successo. Successivamente nell’azienda sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco e i Carabinieri per effettuare tutti i rilievi del caso. Dritan era dipendente dell’azienda dal 1992, sposato e con un figlio di 11 anni; parole di cordoglio per la famiglia dell’uomo sono arrivate dal sindaco di Cessalto, Emanuele Crosato che ha dichiarato: “Siamo rimasti molto colpiti, grande cordoglio per la sua famiglia: era inserito da anni, un grande lavoratore”.

La reazione dei sindacati

Sulla vicenda si è espressa anche la segreteria generale della Flai Cgil di Treviso, Rosita Battain, che ha parlato di come anche nel settore agricolo ci siano incidenti sul lavoro fatali. La segretaria ha dichiarato che tutte le richieste per migliorare la sicurezza sul lavoro, restano inascoltate da parte del governo e delle imprese. “Servono interventi significativi in termini di adozione di dispositivi di sicurezza, di applicazione dei protocolli di prevenzione dai rischi, di formazione, anche impegnando in prima L’agricoltura impiega molta forza lavoro migrante, specialmente stagionale. Per questi lavoratori è indispensabile aprire una profonda riflessione perché abbiano tutti gli strumenti conoscitivi, culturali e di competenze, sulla sicurezza. Già a rischio sfruttamento e caporalato, non vogliamo diventino carne da macello nelle nostre imprese” afferma Battain.

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