domenica, 3 Marzo 2024

Proteste e repressioni in Iran: almeno 12 morti. Tra le vittime anche un bimbo di 9 anni

Gruppi terroristici armati in motocicletta hanno approfittato del caos delle proteste per sparare sulla folla. Alle manifestazioni per la morte di Mahsa Amini, uccisa perché non indossava correttamente il velo si sono infatti aggiunte quelle per commemorare il "novembre di sangue" del 2019.

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L’Iran ha vissuto l’ennesima notte di violenza: in seguito a due attacchi armati di natura terroristica sono state uccise almeno 12 persone, tra cui un bambino di 9 anni. Nonostante siano passati ormai 3 mesi dalla morte di Mahsa Amini, avvenuta per mano della polizia morale il 16 settembre scorso, le proteste non si fermano. In molte città iraniane continua ad alzarsi lo slogan “Donna, vita, libertà“. A Teheran, Gorgan e Isfahan i manifestanti hanno danzato intorno ai falò.

Terroristi in moto sparano sui manifestanti

Alcuni “gruppi terroristici”, come definito da media locali, hanno approfittato del caos generato dalle proteste. A Ize, nel Sud dell’Iran, uomini armati a bordo di motociclette hanno sparato sui passanti e sulla polizia nel mercato centrale della città. Almeno 7 persone sono rimaste uccise e 15 ferite. L’agenzia Tasnim riporta che il Dipartimento di Giustizia della provincia del Khuzestan avrebbe arrestato 3 sospetti. In un secondo attacco, sempre di uomini a bordo di motociclette, il bersaglio sono state le forze di sicurezza della città centrale di Uisfahan. Due militanti islamici sono stati uccisi, altri otto sono rimasti feriti. Oltre a questi attacchi si contano altre vittime nella città di Semirom, ma le circostanze non sono ancora state chiarite dalle autorità.

Sciopero per commemorare il “novembre di sangue”

Dallo scorso martedì 15 novembre le manifestazioni si sono intensificate anche per ricordare il “novembre di sangue“. Si vuole commemorare cioè la repressione messa in atto nel novembre 2019 dal regime iraniano, in cui furono uccise circa 1.500 persone in diverse città del Paese. Sono in corso manifestazioni in molte città del Paese. Secondo fonti dei manifestanti sarebbe stato chiuso il Gran Bazar di Teheran oltre che un altro noto centro commerciale. Alcuni negozianti avrebbero gridato “Morte al dittatore” facendo riferimento al leader supremo Ali Khamenei. Secondo l’Organizzazione internazionale Iran Human Rights nella repressione della polizia morale sarebbero state uccise 326 persone, di cui 43 minorenni. In base a stime dell’Onu invece le persone arrestate sarebbero 14mila. Dal suo canto il regime parla di almeno 30 morti, tra poliziotti e forze dell’ordine.

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