martedì, 5 Marzo 2024

Pessime condizioni igieniche, niente uscite di sicurezza e debiti col fisco per 2 milioni e mezzo di euro: sequestrato laboratorio tessile

Ditte "Apri e chiudi" dopo essere divenute insolventi con l’Amministrazione Finanziaria, hanno trasferito lavoratori e macchinari continuando a lavorare nello stesso luogo, con gli stessi clienti e fornitori, modificando solo il nome e la partita IVA. Le aziende, tutte gestite da stranieri, avrebbero accumulato in 13 anni debiti con l’Erario per oltre 2,6 milioni di euro.

Da non perdere

Le Fiamme Gialle di Treviso hanno sequestrato un opificio tessile sito nel Comune di Morgano dal valore commerciale di circa 100mila euro, gestito in condizioni di degrado e con diversi fattori ritenuti pericolosi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Le indagini

Durante l’intervento i militari hanno anche posto i sigilli a 30 metri cubi di scarti tessili, sparpagliati in ogni angolo dei locali aziendali, in particolare nell’autorimessa, adibita a discarica, oltre 21 macchinari per la lavorazione dei vestiti, tra cui macchine da cucire, banchi da stiro e da lavoro e una pressa per bottoni. Pare, inoltre, che il laboratorio tessile fosse privo di ventilazione e uscite di sicurezza, oltre a condizioni igienico-sanitarie pessime e assenza di illuminazione. Le finestre dell’opificio venivano appositamente oscurate da teli e si lavorava anche di notte. Nel mirino dei Finanzieri l’amministratore della ditta denunciato “per la violazione delle norme sulla prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro e per aver realizzato, all’esterno e all’interno dell’area produttiva, un deposito incontrollato di rifiuti speciali“.

La ricostruzione delle varie ditte che negli anni hanno gestito l’opificio tessile, con un volume d’affari medio di circa 500mila euro, ha permesso anche di constatare che, prima della costituzione dell’attuale ditta, realizzata nell’agosto 2022, a occuparsi delle produzioni tessili sono state altre nove aziende. Queste ditte, a partire dal 2009, avrebbero maturato ingenti debiti con il fisco. Trattasi, in questo caso, di ditte “Apri e chiudi” che, dopo essere divenute insolventi con l’Amministrazione Finanziaria, hanno trasferito lavoratori e macchinari nella successiva impresa costituita ad hoc, che ha continuato a essere attiva sempre nel medesimo luogo, con gli stessi clienti e fornitori, modificando solo il nome e la partita IVA. Le aziende, tutte gestite da stranieri, avrebbero accumulato, in 13 anni, debiti con l’Erario per oltre 2,6 milioni di euro.

Ultime notizie