mercoledì, 25 Maggio 2022

Gilles Villeneuve, 8 maggio 1982: un eroe temerario divenuto leggenda quel maledetto pomeriggio di Zolder

L'8 maggio 1982 a seguito di un terribile incidente si spegneva Gilles Villeneuve. A quarant'anni di distanza è ancora forte il ricordo di un pilota che, pur non essendo stato campione del mondo, è riuscito ad emozionare come nessuno.

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Correva il 1982, in radio impazzano i singoli “Der Kommisar” di Falco, “Paradise” di Phoebe Cates e “Thriller” di Michael Jackson. Al cinema è un successone ai botteghini per “E.T.” di Spielberg, “Blade Runner” con Harrison Ford e “Rambo” con Sylverster Stallone.
Muoiono Grace Kelly, Roberto Calvi e il Generale dalla Chiesa, Tommaso Buscetta intraprende la collaborazione con la magistratura italiana, mentre a Roma si consuma l’attentato della Sinagoga, dove morì un bambino di due anni e rimasero ferite 35 persone. È l’anno della Guerra delle Falkland, de “Il pranzo è servito” condotto da Corrado Mantoni e della nascita del Compact Disc. Nello sport è la stagione della seconda stella per la Juventus, l’Italia di Bearzot si laurea campione del mondo per la terza volta, ma segna anche la morte di Gilles Villeneuve a Zolder, Belgio.

Il ricordo di quell’8 maggio

L’8 maggio 1982 la Seconda rete Rai, con l’apertura del telegiornale flash delle 17:45 condotto da Maurizio Vallone, comunica le condizioni critiche del pilota canadese Villeneuve. “In apertura di giornale una notizia particolarmente triste per tutti coloro che seguono lo sport, e soprattutto l’automobilismo, i medici in Olanda disperano di salvare la vita del pilota della Ferrari Gilles Villeneuve”. Le condizioni dell’Aviatore appaiono da sùbito critiche, tanto da essere definito “clinicamente morto”. Sono ore drammatiche, interminabili, con milioni di fan della F1 che cercano aggiornamenti televisivi per alimentare o porre fine a degli auspici, fin dall’inizio, ridotti al lumicino. Quel sottilissimo filo su cui si mantenevano le speranze di Villeneuve si spezza alle 21:12 dello stesso giorno, quando la moglie Joanna diede l’autorizzazione a staccare le macchine che lo stavano tenendo in vita. Le parole di Lucio Orazi, visibilmente affranto durante la conduzione del TG1 Notte, ne danno la triste conferma: “Malgrado il disperato intervento chirurgico al quale è stato sottoposto, per Gilles Villeneuve non c’è stato nulla da fare”.

Semplicemente Gilles – Una vita a tavoletta

Nella tragicità dell’incidente che ne ha causato la morte, c’è tutta l’essenza di Gilles, come sottolinea la frase di Patrick Tambay: “Nella sua vita faceva tutto a 200 all’ora”. Sulla pista di Zolder infatti mancavano appena dieci minuti al termine delle qualifiche, con tutte le posizioni in griglia ben delineate, ma l’ottavo posto non bastava a Villeneuve, che voleva fare con tutta la voglia in corpo un nuovo giro al limite dell’umano. L’indole da corridore scatenato faceva parte del suo DNA, emerso agli albori della carriera sportiva, durante il periodo delle corse in motoslitta in Québec. Gilles è stato un eterno Peter Pan alla costante ricerca della velocità, che si trattasse di una monoposto da F1, di un elicottero oppure di un semplice motorino Piaggio che gli consentisse di scorrazzare nel paddock, con l’iconica e divertente richiesta ai meccanici della Ferrari: “Si può elaborare per fare le impennate?”

Villeneuve era questo, un cavallo purosangue che richiedeva immense praterie per poter scorrazzare, per accarezzarne l’essenza, vivendo la vita sempre al limite, alla costante ricerca dello spettacolo che provocasse un brivido lungo la schiena. Proprio per questo, pur non avendo mai vinto un mondiale e trionfando in appena 6 gare su 67 disputate, ha, e avrà per sempre, un posto speciale nel cuore di ogni amante del motorsport. Tutta l’essenza di Villeneuve si racchiude in semplici frasi di Mauro Forghieri, ingegnere Ferrari: “Gilles era una forza della natura, andava sempre al massimo, anche quando il mezzo non lo permetteva, adattandosi a tutte le condizioni come i veri campioni. Per lui la corsa era vita, contava solo quel giorno, quel momento. Non faceva calcoli, ragionando in funzione del campionato, ma pensava alla vittoria e basta. Era capace di arrivare ai box con la macchina distrutta e domandarti, convinto: Potete ripararla?”.

Un atleta leale ferito nel profondo – “L’importante è che vinca la Ferrari”

Anno del Signore 1979, in F1 è principalmente ricordato per lo spettacolare duello ruota a ruota tra l’Aviatore ed il francese Arnoux a Digione. A pochi giri dalla fine la Ferrari 312 T4 di Gil soffre di un problema ai freni, mentre la Renault del transalpino guadagna posizioni su posizioni, raggiungendo la sua Rossa. Gli ultimi giri condensano dramma, pathos e un clamoroso susseguirsi di colpi di scena e sorpassi. I due, con il loro stile di guida al limite, andando spesso ruota a ruota, infiammano il pubblico con manovre e staccate al limite, divenendo i veri vincitori del GP. Esaustive le parole del vincitore della gara Jabouille a Forghieri: “Quei due matti, con quello che hanno fatto, oggi mi hanno reso invisibile. Nessuno si ricorderà di me”.

Al termine della stagione fu però il sudafricano Scheckter a trionfare con la Ferrari nel campionato mondiale, venendo aiutato nella gara decisiva di Monza dal compagno di scuderia. Nel GP italiano infatti, dopo un problema alla Renault di Jabouille, la conquista della kermesse è affare del Cavallino Rampante, prima posizione per Scheckter e seconda per Villeneuve. Il canadese è alle calcagna del sudafricano, ma non sferra mai l’attacco decisivo che gli varrebbe la testa della gara e soprattutto la riapertura del campionato, perché per Gilles non erano ammessi tradimenti, soprattutto nei confronti di uno dei pochi amici all’interno dello spietato mondo della F1.

Non è però dello stesso avviso Didier Pironi, il francese che condivise il paddock con Villeneuve nel 1982. A Imola si consumò uno dei momenti peggiori della carriera di Gil, pugnalato alle spalle da Pironi e soprattutto dal padre putativo Enzo Ferrari. Dopo aver deliziato il pubblico italiano con una serie di sorpassi e controsorpassi, nonostante gli ordini arrivati dal Muretto, il francese all’ultimo giro affonda la staccata decisiva e vince il Gran Premio, mettendo la parola fine al rapporto, fino ad all’ora ottimo, tra i due. Seppur sconfortato, Gil confidava quantomeno nella difesa del Presidente Enzo Ferrari, che mise in ginocchio Villeneuve per la seconda volta, sentenziando: “L’importante è che vinca la Ferrari”.

Ciò nonostante, l’amore del patron nei confronti di Gilles non era quantificabile, a tal punto che la scelta di ingaggiare il canadese fu legata allo stile di guida che ricordava l’immortale Tazio Nuvolari. Il “Commendatore” era ammaliato dalla personalità in pista e dalla genuinità dell’uomo, a tal punto da affermare dopo la sua morte: “Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene”.

Villeneuve fuori dalla pista – Un indomabile velocista dotato di sottile ironia

Il team Ferrari raccontò: “Capivamo che stava arrivando a Fiorano dallo strepitio delle gomme alla rotonda. Si fermava, dava una sgasata e parcheggiava con un testacoda, dicendo: Questa macchina ha la retromarcia un po’ fragile, meglio fare così…”. Non fu quello l’unico aneddoto legato all’ironia di Gilles, altro esempio è quello raccontato da Jonathan Giacobazzi, figlio di Antonio, storico sponsor vinicolo presente sulle tute dell’Aviatore. Villeneuve frequentava spesso la loro dimora, ed era abitudine che la famiglia Giacobazzi gli regalasse del vino prima che andasse via, mai bevuto dal pilota, ma al contrario regalato a qualcuno appena girato l’angolo. Il motivo? “Altrimenti gli appesantiva la macchina”.

La fine del mito, l’inizio della leggenda

L’8 maggio 1982 in Belgio si spensero i sogni di gloria di un pilota spericolato, ma sempre corretto, capace di incantare tifosi della Ferrari e non. Le sue gesta, tra cui un giro percorso con tre ruote o addirittura con l’alettone che ne comprometteva la visuale, hanno incantato e fatto sognare più di una generazione, per quello spirito temerario capace di compiere gesti impensabili ed impossibili. Villeneuve è stato in grado di riscuotere fama, stima e affetto incondizionato nonostante non si sia mai laureato campione del mondo. Quanti possono dire altrettanto!? Semplicemente nessuno. Oggi, a quarant’anni dalla scomparsa, è ancora fresco a forte il suo ricordo, impreziosito dai versi del cantautore Claudio Lolli nell’omonima canzone dedicatagli:

Villeneuve è un ragazzo sposato che ama molto scherzare,
Con il volante in mano già molte volte è arrivato
A vedere la lama che sbuccia la vita dalla morte
Mentre gli spettatori accendono la tivù
E l’autodromo si prepara ad un rischio in più
Ad un rischio più forte.

[…]
Mentre il pubblico delle prove
Ha un brivido a metà
Tra la colpa e il piacere
Per qualche cosa di bello.
Che è bello sapere che siamo delle bestie imperfette
E un poco del meglio che forse possiamo fare
È baciare le ragazze e poi, e poi tenerle strette
E poi amare molto Villeneuve e imparare a guidare”.

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