mercoledì, 18 Maggio 2022

Covid, effetti della pandemia sugli adolescenti: uno su 4 soffre di depressione e attacchi di panico

Secondo una ricerca pubblicata su Jama Pediatrics che ha preso in considerazione 29 studi su un campione di circa 80.000 giovani

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Se da un lato la curva dei contagi lentamente si raffredda, dall’altro cresce in maniera esponenziale la preoccupazione per la salute mentale dei giovani che, a quasi due anni dall’emergenza pandemica, diventano vittime attive di una situazione più grande di loro. E così, privati di validi punti di riferimento, sprovvisti di una bussola in grado di orientarli nella magmatica realtà contemporanea, i ragazzi appiattiscono le loro esperienze sul presente.

Secondo una ricerca pubblicata su Jama Pediatrics che ha preso in considerazione 29 studi su un campione di circa 80.000 giovani, attualmente, almeno un adolescente su 4 soffre di depressione e uno su 5 di attacchi di panico. L’adolescenza, di per sé, è una fase particolarmente delicata poiché caratterizzata da molteplici trasformazioni sia fisiche che psichiche. Pertanto, un qualsiasi cambiamento, può essere interpretato in maniera non del tutto positiva da parte dell’adolescente che, nonostante una certa fragilità di fondo, tende a mascherare ostentando aggressività e violenza verbale. Pertanto, a conferma di ciò, il Covid-19 non ha fatto altro che enfatizzare queste fragilità debilitando, in qualche modo, la psiche dei ragazzi. E così, anche la propria abitazione, si è trasformata in una vera e propria “prigione dalle porte dorate”: bandita qualsiasi forma di contatto, una routine disagiante ha preso il sopravvento, dimostrando loro come quello di cui hanno potuto abusare fino a quel momento, ovvero social o qualsiasi altro tipo di tecnologia, non corrispondesse a ciò di cui realmente hanno bisogno.

Agli adulti, ai genitori e a tutte le figure responsabili (psicologi, psichiatri) del ripristino della serenità dei giovani, è dunque affidata un’enorme responsabilità alla quale nessuno può sottrarsi: chiedere aiuto non è sintomo di debolezza, quanto piuttosto capacità di autoconsapevolezza nel voler rieducare la mente a una sana e proficua operosità perché, inevitabilmente, quando si sta bene con se stessi, si riesce a star bene anche con gli altri.

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