giovedì, 9 Dicembre 2021

Caso Genovese, imprenditore valuta ipotesi risarcimento delle ragazze

La difesa dell'imprenditore sta valutando l'ipotesi di risarcire le due vittime, è quanto emerso dalle prime indiscrezioni dopo l'udienza preliminare tenuta ieri, e rinviata al prossimo 28 gennaio.

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Nuovi scenari nella vicenda giudiziaria che vede Alberto Genovese, accusato di violenza sessuale ai danni di due ragazze. La difesa dell’imprenditore milanese sta valutando l’ipotesi di risarcire le due vittime, violentate dopo essere state stordite da un mix di droghe. Questo è quanto emerso dalle prime indiscrezioni a seguito dell’udienza preliminare tenuta ieri, e rinviata al prossimo 28 gennaio. Oltre alle due giovani, si è costituita come parte civile ed è stata ammessa dal gup, Chiara Valori, dell’associazione D.i.re, donne in rete contro la violenza. L’imputato non ha ancora deciso se essere giudicato con rito abbreviato o proseguire con quello ordinario.

Ricostruendo la vicenda giudiziaria, Alberto Genovese, è accusato di violenze sessuali ai danni di una 18enne, il 10 ottobre 2020 a Milano, nel suo maxi attico di lusso rinominato “Terrazza sentimento”, e di una 23enne, il 10 luglio 2020 ad Ibiza, dopo averle rese incoscienti con un mix di droghe. Anche l’ex fidanzata dell’imprenditore è accusata in concorso per presunti abusi avvenuti nell’isola spagnola.

Ieri, dopo l’udienza preliminare, l’avvocato Luigi Liguori, legale della giovane 18enne che sarebbe stata violentata è intervenuto: “La mia assistita non sta ancora bene, ha subito danni importanti sia fisici che psicologici, valutati da un medico molto stimato, danni sia patrimoniali che non patrimoniali“. In merito al tema risarcimento, il legale chiarisce che: “La difesa deve valutare se c’è la possibilità di aderire alle richieste“. Fino all’udienza del 28 gennaio i legali dell’imprenditore di start up digitali avranno la possibilità di proseguire le trattative con quelli della ragazza per arrivare ad un risarcimento, quantificato nell’atto di costituzione come parte civile per centinaia di migliaia di euro. Solo in seguito si è saputo che, la possibilità di versare una somma anche all’altra vittima sarebbe sfumata, infatti le trattative sarebbero subito state interrotte.

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