sabato, 4 Dicembre 2021

Legge di Bilancio e pensioni: vertice tra Governo e sindacati un buco nell’acqua

L'incontro tra Governo e sindacati non ha portato a nulla di fatto. Serve un dialogo per scongiurare una nuova legge Fornero. Organizzazioni pronte alla mobilitazione.

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È stato un buco nell’acqua l’incontro tra governo e sindacati tenutosi ieri pomeriggio a Palazzo Chigi. Il vertice tra il premier Mario Draghi e i segretari di Cgil, Cisl e Uil si è concluso con nulla di fatto e un presidente del Consiglio “molto contrariato” che ha abbandonato il tavolo di lavoro “per un impegno”. Al centro del dibattito la nuova manovra economica, pensioni e la prima legge di Bilancio del Governo dei migliori. Hanno presenziato all’incontro anche i ministri di Economia, Lavoro e Pubblica amministrazione, Daniele Franco, Andrea Orlando, Renato Brunetta, il cui confronto riprenderà oggi per “approfondire alcuni aspetti specifici”.

Nodo principale del vertice è stato quello delle pensioni, un braccio di ferro fra i sindacati, che vorrebbero una riforma per superare la legge Fornero, e il Governo, che propone un meccanismo graduale di ritorno al regime ordinario ordinaria confermando Quota 102 e Quota 104. Per Draghi “dal sistema contributivo pieno non si torna indietro”, “a quando le pensioni erano la maggior fonte di squilibrio”. “Le pensioni non possono essere considerate solo un costo economico”, ha commentato al termine il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra. Secondo il sindacalista, i risparmi derivanti dalla riforma Fornero e dal finanziamento di Quota 100, devono essere reinvestiti per “cambiare il sistema pensionistico, introducendo elementi di equità, flessibilità e sostenibilità”. I sindacati non disdegnano il prolungamento di Opzione donna e dell’Ape sociale per i lavori gravosi, ma non convince il ritorno alle quote, che potrebbe causare un ritorno alla pensione a 67 anni per tutti i lavoratori. “Noi – ha spiegato Sbarra – dobbiamo lasciare alle persone la scelta volontaria di andare in pensione dopo i 62 anni o con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età, sapendo che non tutti i lavori sono uguali e che quindi non possono esserlo neanche le regole pensionistiche, quindi c’è la necessità di introdurre elementi di forte flessibilità in uscita dal mercato del lavoro”.

“Sulle pensioni non c’è neanche una scelta: né 102 né 104 c’è solo la scelta di stanziare 600 milioni per la proroga di Opzione Donna e l’Ape sociale” ha commentato il leader Uil, Pierpaolo Bombardieri. “Ora è tempo di dare soldi a lavoratori e pensionati – ha continuato – tanti soldi si sono dati alle aziende senza causalità”. “Su queste risposte sulla manovra il sindacato unitariamente valuterà nei prossimi giorni, dopo le decisioni che saranno prese dal Consiglio dei ministri, forme e strumenti di mobilitazione per sollecitare scelte adeguate“. Una minaccia che arriva anche dalla Cgil, se giovedì il governo confermerà questa impostazione.

Intanto, la Lega cerca di stuzzicare gli appetiti proponendo una riforma di Quota 100: 41 anni di contributi e 62 anni di età. “Sulle pensioni abbiamo offerto 4-5 alternative – ha dichiarato il leader del Carroccio Matteo Salvini nel corso di una conferenza stampa. Noi vogliamo scongiurare il ritorno alla Fornero. Mentre altri sono concentrati su altre battaglie a noi interessa non tornare alla Fornero. In Draghi ho trovato ascolto ci stiamo confrontando con il ministero dell’economia e contiamo di trovare una soluzione partendo dalla conferma di opzione donna e tenendo più basso possibile il limite di età anagrafico. Senza la Lega ci sarebbe il ritorno probabile alla Fornero. Noi siamo per lavoro e pensioni e abbiamo idee chiare. L’intervento deve durare un anno poi si andrà a votare e gli italiani sceglieranno quale sistema pensionistico vogliono. Sicuramente troveremo una soluzione”.

 

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