lunedì, 2 Agosto 2021

Lo sport come riscatto sociale: uno spiraglio di luce a corrente alternata

In Italia numerose campagne sociali, tramite lo sport, salvano i destini di migliaia di giovani e giovanissimi. Non sempre però con il vento a proprio favore.

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Sport e sociale sono da sempre due categorie che si incastrano alla perfezione come tasselli di un puzzle, un connubio che offre un barlume di speranza a tutti, uno spiraglio di luce destinato a non spegnersi mai. Su questa scia nasce “Sport e Integrazione”, il nuovo programma di attività sociale promosso tramite lo sport, attraverso una collaborazione tra Ministero del Lavoro, Dipartimento Sport del governo e “Sport e Salute”.

L’iniziativa, lanciata dal campo Gerini, situato alla periferia sud di Roma, ha come obiettivo quello di promuovere il dialogo sociale, l’inclusione e il contrasto alle discriminazioni, grazie anche ad un budget di 1.6 milioni di euro stanziato per il 2021/2022 che ha permesso la nascita di un piano di interventi pluriennale. Spazio anche per un omaggio sentito e meritevole verso il “Mondo” Emiliano Mondonico, allenatore di un calcio genuino d’altri tempi scomparso nel marzo 2018, al quale è stato dedicato il premio fairplay dell’associazione.
“Vogliamo battere le barriere sociali ed economiche nello sport”, spiega il presidente di Sport e Salute Vito Cozzoli. “A differenza di altri modi di incontrarsi, lo sport non ha il limite della lingua. Sì, possiamo dire che un’Italia sportiva è un’Italia migliore”, afferma il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Eppure, in mezzo ad una pagina felice e ottimista come questa, l’Italia in un battito di ciglia offre il modo di sconfessarsi. Per comprenderlo occorre scendere qualche centinaio di chilometri più a sud di Roma, con Napoli come capolinea.

“Vedi Napoli e poi muori” affermava il drammaturgo tedesco Wolfang Goethe riguardo il capoluogo campano, cercando di racchiudere l’essenza di Napoli in una semplice frase, descrivendola come una città ricca di colori, riscaldata dal sole e dal calore umano, patria della pizza e del babà, ma anche di intellettuali e artisti.
Purtroppo oggigiorno, spesso osservando la realtà in una direzione univoca tralasciando ciò che di buono offre, Napoli paga la forte presenza della criminalità sul territorio, con la camorra che si arricchisce a suon di racket e traffico di droga, ma anche riciclaggio di denaro e contraffazione, infangando le bellezze che contraddistinguono il capoluogo campano nel mondo.
Nascere in contesti relegati al degrado sociale e alla povertà, molto spesso condiziona l’esistenza, la costringe ad avere poche scelte o addirittura a non averne affatto. È anche per questo che tantissimi ragazzi, il più delle volte minorenni, si ritrovano a fare i conti con la legge, sporcando la propria fedina penale già prima dei 18 anni. Macchiandosi per tutta la vita.
Analizzando alcuni numeri, emerge che nel 2019 sono stati 268 i minori denunciati e 33 quelli arrestati da parte della Polizia, ai quali si aggiungono le operazioni dei Carabinieri che hanno ammanettato 51 minori, di cui 38 per rapina e 2 per tentato omicidio. Cifre che spaventano e che soprattutto fanno riflettere quei tanti che hanno vissuto contesti simili soltanto da spettatori, durante la visione di un film o di una serie tv.

Fortunatamente, come detto in precedenza, lo sport può offrire un’ancora di salvezza alla quale aggrapparsi con entrambe le mani, spesso con diverse discipline per poter coinvolgere e far convergere potenziali interessi e preferenze del maggior numero di giovani possibili.
È di qualche settimana fa, presso la casa comunità Cristallini 73, l’inaugurazione della sezione giovanile di judo, boxe e ginnastica artistica delle Fiamme Oro appartenenti alla Polizia di Stato. Un’occasione offerta ai giovani napoletani appartenenti al Rione Sanità, costretti a vivere in uno stato di disagio sociale, ma che possono trovare un riscatto attraverso lo sport, come dimostrano le parole del Capo della Polizia, Prefetto Lamberto Giannini: “Questa di oggi è un’altissima forma umana di prevenzione che parte dall’educazione. Si è parlato di fragilità che presuppone qualcosa di molto prezioso ed infatti quella di oggi è una concreta opportunità che viene data a questi ragazzi”.

Ancora una volta però, Napoli continua a fare il bello e il cattivo tempo, progredendo e smentendosi in un batter d’occhio, perché negli stessi giorni dell’inaugurazione della sezione sportiva della comunità Cristallini73, veniva sfrattata la Scuola Vela Mascalzone Latino, su ordine della Marina Militare, proprietaria dei locali a Napoli. Questa scuola è stata in dieci anni un esempio tangibile di valori ed educazione per i 1200 ragazzi che hanno avuto l’opportunità di frequentarla, non limitando il tutto ad una mera questione sportiva, bensì ampliando il proprio ruolo nell’aiuto a fare i compiti, nell’assicurare un pasto caldo ogni giorno e, soprattutto, un sostegno psicologico nei momenti di difficoltà.
L’amarezza è difficile da quantificare, il malessere è equiparabile ad un pugno nello stomaco senza preavviso, ad una mazzata dietro la nuca a tradimento, perché è stato stroncato e calpestato un sogno composto dalla naturalezza e la spontaneità che contraddistinguono gli anni della gioventù. È stata messa la parola fine ad un’opportunità di rivalsa per giovani e giovanissimi, che almeno una volta nella vita hanno sognato ad occhi aperti un percorso simile a quello dei fratelli Abbagnale, icona campana in tutto il globo, di umili origini che con dedizione e sostegno mentale toccarono i punti più alti del canottaggio italiano, riuscendo a vincere due titoli olimpici e sette mondiali.

Le controversie, sociali e non, di Napoli hanno come al solito corsi e ricorsi storici, offrendo speranza mista a sconforto, perché se è vero che “So’ cadute l’anielle, ma so’ restate ‘e ddéte” (Sono caduti gli anelli, ma sono rimaste le dita, indicando la possibilità di rifarsi la vita) è anche vero che “Si ‘a guerra se perde l’ha perduta o popolo; e si se vence, l’hanno vinciuta ‘e prufessure” (Se si perde la guerra l’ha persa il popolo, se si vince, l’hanno vinta i professori) per dirla con le parole di Eduardo De Filippo.

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